In mille per il prof Galiano
«Lasciamo che i giovani sbaglino,
non li appiattiamo con voti e verifiche»

MATELICA - Il docente e scrittore, autore di best seller, romanzi, racconti per ragazzi, sceneggiatore di webserie e film, ha conquistato i partecipanti al terzo evento della rassegna “Nutrire il talento”, organizzato nell’ambito delle Giornate Bigiarettiane

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Enrico Galiano insieme alla Giunta comunale e alle organizzatrici

di Monia Orazi

 «C’è chi si sente fallito a 19 anni, ma non ci si può sentire falliti a questa età. Fanno un esame all’università, prendono 18 e mollano tutto. C’è chi si è tolto la vita, perché si sentiva fallito, non all’altezza delle aspettative di insegnanti e genitori. Vi ricordate come eravate voi a 19 anni? Eravate realizzati, eravate strutturati? Troppo spesso noi adulti ci scordiamo di come ci si sente ad avere 19 anni, 15 anni. Troppo spesso quando diciamo “Io alla tua età…” ci raccontiamo ai giovani, migliori di quello che realmente siamo».

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Il professor Enrico Galiano

Parola di Enrico Galiano, docente e scrittore, autore di best seller, romanzi, racconti per ragazzi, sceneggiatore di webserie e film, la cui fama ricorda il John Keating dell’Attimo fuggente, ospite del terzo incontro della rassegna “Nutrire il talento”, organizzato nell’ambito delle Giornate Bigiarettiane, volute dall’assessore alla cultura Giovanni Ciccardini, organizzate insieme all’associazione Help sos, che si è tenuto al palazzetto di Matelica, pieno ovunque, con oltre mille persone che hanno preso parte alla serata. A introdurre Galiano sono state la giornalista Agnese Testadiferro, la coach adolescenziale Roberta Cesaroni e Cristina Marcucci presidente Help sos. La serata si è aperta con un fragoroso applauso rivolto al sindaco Massimo Baldini, ricoverato a Torrette in seguito alla caduta di giovedì pomeriggio.

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Il palasport di Matelica

«Sono stato qualche anno fa in visita al vostro Ipsia Corridoni, si è avvicinato un ragazzo che ha scritto una canzone, un verso che spezzava il cuore. Parlava al plurale, si sentiva nato sbagliato. Ha descritto in quei pochi versi un’intera generazione, che si sente sbagliata. Lo sbaglio contiene la parola abbaglio, è una svista che si commette perché non si vede bene. Errore è di un altro pianeta, contiene erro, che in latino significa io vago, ma non so dove sto andando. Essere erranti è il mestiere dei giovani, loro sono “errori” ambulanti, eppure li trattiamo come sbagli, per quello si bloccano e hanno paura di muoversi, di andare verso una direzione. Dietro gli errori apparenti, spesso c’è la volontà di cercare strade nuove e diverse. A volte mettiamo 4 perché i ragazzi non hanno fatto le cose come abbiamo detto loro di farle».

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L’intervento dell’assessore Ciccardini

Ha spiegato l’essenza del suo mestiere di insegnante il professor Galiano: «Dobbiamo andare giù per tirare fuori piccoli pezzi d’oro, scintille di luce, dobbiamo essere i primi ad ammettere i nostri errori e dirlo loro. Nessun fiume va dritto dalla sorgente alla foce, ma segue anse sinuose, lo stesso è il percorso di vita di qualsiasi essere umano. Perché facciamo sentire i ragazzi sbagliati, quando fanno solo il loro percorso naturale. E’ come se non ci fidassimo, abbiamo paura che possa accadere chissà cosa. Quando si chiede loro cosa possiamo fare per migliorare le cose, la risposta più frequente è sempre la stessa, “lasciateci sbagliare”».

Il docente ha scelto una metafora della scrittrice Laura Imai Messina, per parlare di genitorialità, descrivendo la presenza del genitore come quella di qualcuno che sale in cima all’albero e osserva, una presenza a distanza piena di rispetto, che lascia essere i figli, liberi di cercare il proprio cammino. «Occorre essere presenti, testimoni, ma senza la continua ansia di voler decidere noi della loro vita. Note e brutti voti hanno un’efficacia limitata nel tempo. Non immaginate quanto bene faccia fare teatro a scuola, non capisco perché non diventa la prassi. Non capisco nemmeno perché non ci sia la presenza obbligatoria dello psicologo, in tutte le scuole, servono loro figure con cui aprirsi, che non siano né insegnanti, né genitori», ha aggiunto.

IMG_20240127_012841_704-325x244Racconta Enrico Galiano:  «Insegno alle medie perché l’ho scelto, è l’età in cui puoi ancora deviare il loro percorso, insegnare a ragazzi più grandi è come entrare in case già costruite, le puoi solo arredare, al massimo spostare un muro. Si gioca tutto tra zero e cinque anni, otto al massimo. Per questo dico sempre che insegnanti di asilo nido, scuola dell’infanzia e primaria devono avere lo stesso stipendio e lo stesso prestigio dei docenti universitari, perché possono dare tanto e cambiare le cose. Lo schema di insegnamento io parlo-tu ascolti è sbagliato, dobbiamo permettere ai nostri alunni di insegnarci delle cose. Se io sono qua che parlo con tanta gente è merito della maestra Paola, che a cinque anni mi ha cambiato la vita, dicendo queste parole a mia madre: “Enrico ha tanta fantasia”. Quello che faccio è per essere all’altezza di quell’idea che lei mi ha trasmesso, che è diverso dalla aspettative. Più che insegnare cose, è importante saper ispirare, far vedere le cose da un altro punto di vista. Insegnare è saper vedere la quercia dentro la ghianda, scriveva Platone nella Repubblica. Troppo spesso a scuola prendiamo ragazzi che hanno qualcosa di prezioso e glielo appiattiamo, o glielo spegniamo, con i voti, l’andare avanti, le verifiche.IMG_20240127_012841_430-325x244 Tra i paesi Ocse, l’Italia è quello con il più alto tasso di dispersione scolastica, chi molla lo fa perché a scuola non trova le risposte che sta cercando, che restano inevase. Questa generazione sa molto di più di quanto pensiamo, spesso parlano una seconda lingua, a livello di contenuti ne hanno più di noi. A costo di tralasciare contenuti, va trovato il tempo per dire come stai, per chiedere loro cosa pensano. E’ una cosa che si fa troppo poco». Commosso l’assessore Ciccardini ha reso omaggio a Galiano con la medaglia della città:  «Una serata bellissima, ricca di riflessioni e spunti utili, che spero possiamo portare con noi e mettere in pratica fuori da qui, subito. Libero Bigiaretti sarebbe stato felice di vedere il suo nome associato ad eventi come questo». Prossimo appuntamento della rassegna il 2 marzo, con il docente di fisica Vincenzo Schettini, il prof influencer della “Fisica che ci piace”.

 

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