«Fideiussione falsa per la rsa?
Buldorini come sempre confonde le acque,
il Comune non aveva voce in capitolo»
APPIGNANO - Il sindaco Mariano Calamita replica al consigliere di opposizione e segretario provinciale della Lega sul caso della condanna di un dirigente Inrca da parte della Corte dei conti: «Rielabora i fatti per meri fini politici»

Mariano Calamita, sindaco di Appignano
«Dalla lettura delle dichiarazioni rilasciate dal capogruppo di minoranza Su La Testa in merito all’affare Inrca-fideiussione-sentenza della Corte dei Conti delle Marche, emerge chiaramente la sua totale confusione sulla vicenda, nonostante sia stata affrontata più volte sia in sede di consigli comunali, sia sulla stampa. Il modus operandi del consigliere Buldorini infatti rimane sempre lo stesso, incolpare chi, nella fideiussione in questione, non poteva avere, e non ha avuto, alcuna voce in capitolo. Oppure il suo è l’estremo tentativo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalle sue vicende politiche che lo vedono coinvolto in prima persona?».
Inizia così la replica del sindaco di Appignano Mariano Calamata al consigliere e segretario provinciale della Lega Luca Buldorini sulla caso della sentenza della Corte dei conti che hanno condannato un dirigente Inrca al risarcimento di oltre 530mila per una fideussione falsa presentata dal raggruppamento di imprese che avrebbe dovuto realizzare la rsa nel piccolo comune dell’entroterra.
«Va infatti evidenziato che la fideiussione giudicata falsa dalla sentenza della Corte dei conti delle Marche (come si legge dall’articolo di Cronache Maceratesi) è quella che l’ente appaltante Inrca ha ricevuto in garanzia dall’appaltatore, Rti “Costruzioni Giuseppe Montagna srl – Leoni srl-Ahrcos srl”, al fine di ricevere un’anticipazione (pari ad euro 892.346,06) sull’importo contrattuale dei lavori. Anticipazione a cui poi, però, sono seguite la dichiarazione di fallimento della predetta appaltatrice Giuseppe Montagna Srl, la riscossione (da parte della stessa Inrca) della fideiussione rilasciata e la scoperta della sua falsità. Ebbene, in tutta questa fase contrattuale, prettamente privatistica, ossia, intercorsa tra l’Inrca di Ancona (già proprietaria dal 2005 del terreno in Appignano su cui doveva ricostruire l’Inrca di Appignano) che appalta e la Rti “Costruzioni Giuseppe Montagna srl – Leoni srl-Ahrcos srl – appaltatrice, il Comune di Appignano e le amministrazioni che si sono susseguite sono rimasti totalmente al di fuori. Ma del resto non poteva essere altrimenti, visto che le amministrazioni comunali non erano parti contrattuali e quindi non potevano avere alcuna legittimazione ad intervenire».
«Ne consegue quindi che il Comune di Appignano, soggetto estraneo al predetto rapporto contrattuale – continua Calamita – non poteva avere, e non lo ha avuto, alcun ruolo o potere di vigilanza né sull’Inrca di Ancona, né sulla Rti, né tantomeno sulla fideiussione che quest’ultima in quella fase ha rilasciato all’Inrca di Ancona. Tant’è vero che il giudizio da cui è scaturita l’odierna sentenza della Corte dei Conti delle Marche, ha visto come controparte il Rup, tecnico dirigente dell’Inrca condannato a risarcire oltre 500mila euro. Ciò doveva essere doverosamente precisato visto che il consigliere di minoranza del gruppo consiliare Su la testa, in tutto ciò, giunge a dichiarare (confondendo le acque e strumentalizzando detta sentenza per le ragioni sopra dette) che le amministrazioni di Appignano avrebbero dovuto “vigilare” e addirittura avrebbero “gestito con leggerezza la vicenda impegnando il patrimonio pubblico senza dare risposte a città e territorio su un servizio essenziale” e che “non c’era e non c’è giustificazione per aver alienato il terreno della Fondazione Falconi senza garanzie adeguate”. Ma, cosa ancora più grave, giunge ad asserire che le amministrazioni di Appignano avrebbero addirittura determinato “un danno patrimoniale ed erariale ad Appignano.”».

Luca Buldorini, segratrio provinciale della Lega e consigliere di opposizione ad Appignano
«Ovviamente niente di più falso ed in merito l’odierna amministrazione, diversamente dal modus operandi del consigliere capogruppo di minoranza intende continuare ad agire con il buon senso, cercando di non ripercorrere le passate vicissitudini che l’hanno portata a doversi difendere nei vari procedimenti giudiziari intentati dallo stesso consigliere, conclusisi tutti con l’archiviazione – ribatte il primo cittadino – Sono invece circa quattro anni che il consigliere capogruppo di minoranza Su la testa blatera sull’argomento Inrca limitandosi a fare soltanto della mera demagogia. Forse ha dimenticato quando, in sede di Consiglio Comunale del 30 maggio 2022, unitamente alla maggioranza, ha votato ed approvato la promozione di una raccolta firme da parte di tutta la cittadinanza, con cui si chiedeva un incontro alla Regione Marche sul territorio di Appignano proprio sull’argomento ricostruzione Inrca. Ebbene, sono state raccolte circa 1300 firme e siamo tutti in attesa di poter incontrare l’Assessore Regionale competente invitato più volte. Quindi, a questo punto, ben si potrebbe dire che il consigliere capogruppo di minoranza Su la testa, approvando e promuovendo detta raccolta firme, di fatto sia divenuto “complice” dell’amministrazione comunale? Non ce lo auguriamo ovviamente».
«Sono oltre quattro anni che si è auto-eletto paladino dei cittadini appignanesi sulla (non) ricostruzione dell’Inrca di Appignano ma con un nulla di fatto se non tentare di confondere le idee e rielaborare i fatti storici per meri e propri fini politici – continua Calamita – Va invece ricordato, a dispetto della inerzia paventata dal consigliere di minoranza, che è proprio grazie all’impegno ed alle sollecitazioni profuse dalle amministrazioni comunali che si è giunti, se non altro, all’avvio del cantiere ma che, ribadiamo ancora, quanto successo dopo esce dall’alveo delle competenze comunali. Al contrario di quanto dichiara il consigliere di minoranza, noi auspichiamo che in tutto ciò possano intervenire le Istituzioni superiori, in primis l’Inrca di Ancona e la Regione Marche, al fine di sbloccare e attivare le risorse necessarie per il riavvio di un’opera che assume certamente rilievo, oltre che per Appignano, per i tanti territori limitrofi, anche alla luce della politica di mantenimento degli ospedali locali sostenuta dal Governo della Regione Marche. In tutto ciò il Comune e certamente anche la stessa Fondazione Falconi saranno sempre disponibili a collaborare per giungere ad un epilogo della vicenda in termini di ricadute positive per l’intera comunità, lasciando da parte campanilismi e strumentalizzazioni politiche portate invece avanti dal consigliere di minoranza».
Falsa fideiussione per la Rsa, Buldorini: «Vicenda gestita con leggerezza»
Ma non si dovrebbe dire “Giù la testa”. E poi dopo l’insuccesso del tentativo di contare qualcosa alla Regione in seguito alla ” Operazione Walkiria-Latini” sostenuta dai fedelissimi leghisti locali, dove la pasionaria si sta ancora curando “il naso” dopo che Acquaroli gli ha sbattuto “la porta in faccia” proporrei di nasconderla un po’ meglio sta testa. Perlomeno la “faccia”, almeno quella provate a salvarla. Dal leghista dell’articolo e via via fino a Parcaroli, crudelmente attaccato nella veste di presidente provinciale, ci sarebbe da chiedere non che cosa vogliono ma se sanno mettere insieme parole sufficienti per formare un pensiero con cui spiegare che in fondo, molto in fondo, anche nel loro Io, questo ancora più profondo,ci sia una certa razionalità in quel che da un po’ di tempo, se prima sfuggiva, adesso non offre neanche una idea, in senso metaforico da catturare come fosse bestia, metterla in gabbia, portata poi in laboratorio, analizzarla e …alla fine tutti a cantar “Barbera e Champagne ” ch’è meglio.
Non doveva essere fatta una gara europea, visto l’importo?