Marcia per il 25 aprile,
la provincia si raduna a San Severino
CERIMONIA provinciale con l'inaugurazione del restaurato monumento alla Resistenza. Per raggiungerlo c'è stato un corteo partito da piazza del Popolo. I messaggi della sindaca Rosa Piermattei («E’ la festa di chi crede nei principi di democrazia che sono alla base del nostro Stato») e del presidente provinciale Anpi, Francesco Rocchetti («Oggi festeggiamo la lotta popolare per la libertà»). A Camerino fiori sulle vie intitolate ai partigiani
A San Severino le celebrazioni provinciali della Festa della Liberazione che è coincisa con l’inaugurazione dei restauri al Monumento alla Resistenza realizzato nel 1965 dall’artista settempedano Arnaldo Bellabarba. Promosse dal Comune, dalla Prefettura di Macerata, dal Comitato provinciale di Macerata dell’Anpi, dalla sezione Anpi “Capitano Salvatore Valerio” e dall’Istituto storico della Resistenza e dell’Età contemporanea di Macerata.

Le celebrazioni a San Severino. Al centro la sindaca Rosa Piermattei, al suo fianco il prefetto Flavio Ferdani e il presidente della Provincia Sandro Parcaroli con accandto il questore Vincenzo Trombardore e il colonnello Nicola Candido comandante provinciale dei carabinieri e il colonnello Ferdinando Falco, comandante provinciale della Guardia di finanza. Di fianco al prefetto il presidente dell’Anpi Francesco Rocchetti
Un lungo corteo, partito da piazza Del Popolo, ha sfilato per le vie del centro fino ad arrivare davanti al monumento di viale Mazzini tornato a splendere di nuova luce grazie alla lunga e laboriosa opera della bottega di restauro Mastro T di Emanuele Ticà.
Qui si sono tenute le orazioni ufficiali alla presenza del prefetto, del questore, del comandante provinciale dell’Arma dei carabinieri, del comandante della Compagnia carabinieri di Tolentino, del comandante della locale stazione dell’Arma, del comandante della Polizia locale, dei rappresentanti dei Vigili del fuoco, della Guardia di finanza, dell’Ufficio circondariale Marittimo di Civitanova, dell’Aeronautica militare italiana e della Polizia provinciale.
Presenti anche il presidente della Provincia di Macerata, Sandro Parcaroli, i gonfaloni, i sindaci e i rappresentanti di diversi Comuni del territorio, le associazioni combattentistiche e d’arma, rappresentanti dell’Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra, dell’Associazione nazionale bersaglieri, dell’Associazione nazionale carabinieri, dell’Arma di cavalleria, della Croce rossa italiana, del Cisom Corpo italiano di soccorso dell’Ordine di Malta, della Protezione civile e dell’Avis.
A prestare servizio per tutta la manifestazione il Corpo filarmonico bandistico “Francesco Adriani” diretto dal maestro Vanni Belfiore.
Dopo la deposizione di una corona d’alloro al restaurato Monumento ai Caduti e un saluto introduttivo da parte del primo cittadino settempedano, Rosa Piermattei, hanno preso la parola, per spiegare il lavoro di recupero, Donella Bellabarba che ha tracciato la storia di questo straordinario luogo della memoria per tutti i settempedani costruito da suo zio, lo scultore Arnaldo Bellabarba, nel 20esimo anniversario della Liberazione, e il restauratore Emanuele Ticè, titolare del laboratorio Mastro T.
A seguire l’intervento dei finanziatori con le voci di Orietta Minnucci del Sindacato Pensionati Italiani Spi Cgil. Poi, in rappresentanza stavolta di tutte le organizzazioni sindacali, quella di David Ballini della Cisl di Macerata.
«E’ la festa di chi crede nei principi di democrazia che sono alla base del nostro Stato – ha detto la sindaca Piermattei -, di chi si riconosce in essi, di chi ogni giorno lotta per la loro difesa ma è anche la festa di chi, lottando, si è liberato da un nemico oppressore e da una condizione di sottomissione, credendo nella rinascita di una nazione e di un continente, l’Europa, che oggi, come ieri, lavora alla promozione della pace. In questa giornata ricordiamo chi si è battuto e ha lottato per difendere la libertà e, insieme, i diritti umani, sociali, politici pagando tutto questo anche con la vita umana». Piermattei ha ricordato «Il tributo di sangue di San Severino è stato altissimo. Per poter celebrare la fine dell’occupazione, fu necessario il sacrificio di tanti partigiani e alleati che costrinsero le ultime armate nazi-fasciste ad arrendersi. Anche San Severino ha versato sangue per conquistare la libertà. Tra chi si ribellò al nazifascismo c’erano tanti giovani e oggi mi fa piacere vedere che le nostre scolaresche abbiano aderito a prendere parte a questa celebrazione. E’ ai giovani che dedichiamo questa cerimonia insieme a chi, oggi, si deve difendere dagli oppressori. Ci sono popoli, come l’Ucraina, che sono alle prese con l’orrore già vissuto dalla nostra Nazione. Per questo ci sentiamo in dovere di urlare al mondo: no alla guerra, sì alla pace. Ai giovani – ha poi concluso Piermattei – lancio il mio appello perché si facciano portavoce dei valori di libertà, uguaglianza e giustizia. E’ a loro che dobbiamo tramandare il vero significato della memoria. Solo così potremo continuare a difenderci dalle tragedie del nostro passato».
Molto toccanti le parole del presidente del Comitato provinciale Anpi di Macerata, Francesco Rocchetti, che prima di augurare “Tanta Liberazione a tutti” ha voluto ricordare l’importanza del Monumento alla Resistenza e poi il grande lascito della Resistenza che è stato quello di “una Costituzione che parla di diritti e di impegno, che invita a stare insieme per progettare il futuro. Resistere oggi è anche cercare di stare insieme, prendere il tempo per stare insieme, prendere il tempo per parlare delle cose giuste da fare.
Oggi festeggiamo la lotta popolare per la libertà, l’impegno della gente comune che nel farsi tutt’uno con la resistenza partigiana, rischiando e cadendo, ha liberato intere città, come la stessa San Severino, in cui il tessuto di supporto alla Banda Mario era assicurato da migliaia di contadini, operai, preti, donne, ragazzini, carabinieri come il maresciallo Giordano. Oggi festeggiamento – ha proseguito Rocchetti – il superamento del nazionalismo. Un nazionalismo che ha provocato due guerre mondiali e che, ancora oggi, ritorna pericoloso e violento: la Resistenza ci ha insegnato che non c’è prima gli italiani, o i francesi o i tedeschi, ma prima chi è più fragile, prima chi rischia di rimanere indietro, prima chi ha bisogno di aiuto. Ci ha insegnato che non dobbiamo scordarci degli esseri umani. Su queste colline ce lo hanno insegnato ebrei, slavi, africani, inglesi, che conoscevano le proprie differenze e le trasformarono in forza, vivendo già l’esperienza di una società complessa e culturalmente plurale che erroneamente crediamo figlia soltanto dei nostri giorni. Ma oggi festeggiamo davvero – ha poi concluso Rocchetti – se riusciamo a chiedere al mondo che tacciano le armi e si ritorni a parlare”.
Le cerimonie si sono poi concluse con gli interventi degli alunni delle scuole. Ad introdurli il sindaco del Consiglio comunale dei ragazzi, Alessandro Bordo. Sono seguite le letture di alcuni brani del discorso di Pietro Calamandrei agli studenti da parte dei ragazzi della Secondaria di primo grado e quelle di alcune poesie di Calvino, Rodari e Szymborska da parte dei bambini della Primaria. Nel pomeriggio, invece, si svolta la Marcia sui Sentieri della Memoria nei luoghi della battaglia di Roti, Valdiola e Chigiano.

La cerimonia a Camerino. Il commissario Paolo De Biagi durante il discorso
CAMERINO – Nella città ducale la cerimonia si è svolta in viale Giacomo Leopardi al monumento ai Caduti della Resistenza. Il commissario Paolo De Biagi ha presenziato alla celebrazione, insieme all’Anpi, deponendo una corona di alloro sul monumento e fiori sotto le targhe di intitolazione di vie cittadine a partigiani camerinesi. «Commemoriamo oggi una data importante che segnò la riconquista della libertà e della democrazia – ha detto De Biagi -; esprimiamo gratitudine e riconoscenza verso quanti si sacrificarono allora per quegli ideali, poi trasfusi nella Costituzione, e testimoniamo l’impegno a tutelarli e difenderli da ogni pericolo di ritorno alla dittatura. E maggiore deve essere il nostro impegno oggi, nel momento in cui gli echi della guerra, dei suoi lutti e delle sue devastazioni, ci giungono dai confini orientali dell’Europa – ha detto ancora De Biagi -. Dobbiamo avere cari gli insegnamenti che discendono dal 25 aprile dai quali non si può prescindere per proseguire nel cammino di sviluppo, da allora intrapreso, verso un futuro migliore, in una cornice di civiltà, libertà e democrazia».




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