Blitz in mare e torture nel carcere,
il racconto choc al ritorno da Gaza:
«Coltelli alla gola e ci alzavano per i capelli»
ANCONA - Il drammatico resoconto degli attivisti Montenovi e Sergi alla Casa delle Culture di Vallemiano. L'accusa alle autorità italiane: «Stato inesistente, non hanno mosso un dito»
di Gino Bove
Un blitz in acque internazionali e poi urla, torture e ore di totale isolamento. È il drammatico racconto emerso questo pomeriggio alla Casa delle Culture di Vallemiano, dove il Coordinamento Marche per la Palestina ha accolto gli attivisti Vittorio Sergi e Marco Montenovi. Il loro rientro, dopo la cattura durante la Global Sumud Flotilla, è stato accolto da un lunghissimo applauso e ha offerto una testimonianza lucida di cosa significhi opporsi al blocco navale di Gaza.
«Ogni interazione tra noi e gli israeliani era basata soltanto sulla violenza e sulla minaccia», ha spiegato Sergi, sottolineando come in prigione la resistenza sia diventata un atto quotidiano: «Anche semplicemente disobbedire a un ordine, mostrarsi uniti o prendersi cura dei feriti è un segno di resistenza. È un fatto psicologico, oltre che fisico e materiale».
Montenovi ha aggiunto dettagli inquietanti sulla detenzione, denunciando l’uso di «precise tecniche per ferire e provocare forti dolori ai detenuti senza però lasciare segni, ematomi o cicatrici troppo visibili sul corpo». In quanto a lui: «Sono stato buttato a terra, mi hanno picchiato in quattro rompendomi le costole, mi tiravano su per i capelli come un trofeo, mi davano calci ai testicoli, mi spogliavano nudo, messo fascette alle mani per poi strapparle, mi hanno calpestato le mani e mi sono passati sul corpo con i piedi. Poi c’era la violenza psicologica: mi puntavano il coltello alla gola e davanti agli occhi dicendomi “nell’altra stanza morirai”. Io però non vorrei focalizzarci su di noi- aggiunge- siamo solo medium di quello che accade tutti i giorni in modo molto peggiore a chi vive lì e per i quali non c’è una fine». J’accuse poi sul ruolo del governo italiano: «Le nostre autorità sono state del tutto assenti, bastava che il consolato avesse messo un orecchio dentro quel tendone per sentire le persone che urlavano. Uno Stato italiano altamente inesistente e che se ne è altamente fregato di quello che succedeva. Le dichiarazioni di Silvetti? Ben vengano, ma oggettivamente sono arrivate tardivamente».
Sergi ha poi allargato la riflessione alla valenza politica internazionale di quanto accaduto: «Dovete mettervi bene in testa che il Mediterraneo è proprietà di Israele. Se io, con una barca a vela, vengo rapito davanti al Peloponneso, significa che non è un mare che appartiene a tutti, ma al rapitore. Da oggi dovremmo parlare di “Mediterraneo occupato”». Poi i due attivisti hanno ribadito che stanno raccogliendo materiale per dimostrare le torture subite. Saranno presto sentiti dalla procura di Roma con l’intenzione ribadita di «portare Israele davanti alla giustizia internazionale». Intanto, il coordinamento resta in attesa di aggiornamenti sul rientro del terzo attivista marchigiano, Maurizio Menghini in volo verso Bologna.
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……che eroe!!! un Garibaldi de noantri…..
Uno dei due mi pare difficile da alzare per i capelli.
Ho sbagliato, ora ho guardato bene le foto ed ho visto che sono entrambi alzabili per i capelli.
Ognuno la pensi come vuole ma non sta scritto da nessuna parte che navi vengano abbordate in acque internazionali.P.S. una nazione con gli ATTRIBUTI si sarebbe comportata diversamente almeno fino a quando non si sarebbero raggiunte le acque territoriali israeliane.
…prima il Blitz, poi a casa lo Spritz…che bello…ancora ancora… gv p.s.: ma se volevano veramente aiutare i Palestinesi, perché non sono andati a Gaza per aiutare veramente, sotto le ‘bombe’, insieme ai soldati di Hamas, perché, ma, probabilmente, questa è una domanda che si sono fatta in tanti, io sono solo uno in più…ma meglio uno in più che uno in meno, credo…la prossima volta, fate una cosa, provateci perlomeno, così vi risparmierete le terribili torture che gli Israeliani vi hanno fatto…
…ecco, per ora un solo Spritz, ma di sicuro ne arriveranno altri… gv
Giuseppe, gli attivisti vanno sempre presi sul serio, ricordati ad esempio del Rag. Ugo Fantozzi che durante il suo periodo di attivismo si ritrovò persino a vedersi crocifisso in sala mensa.
In Palestina c’è una crisi umanitaria sanitaria ed alimentare.Dopo mesi di bombardamenti oltre all’uccisione di decine di migliaia di civili,di cui in buona parte bambini,la quasi totalità delle abitazioni e’ fuori uso.Di conseguenza la popolazione vive in tendopoli di emergenza che con il maltempo dei mesi passati e la rete fognaria distrutta sono diventati un ricettacolo di infezioni varie.Le carenze igieniche son tali da dover convivere con i topi che,come documentano i rapporti delle poche ONG rimaste sul posto,mordicchiano i bambini.Gli aiuti alimentari internazionali governativi occidentali e non,Italia compresa,passano dopo il vaglio delle autorità israeliane le quali li lasciano marcire per giorni,settimane,prima di smistarli ai centri predisposti all’interno di Gaza.Quindi oltre ad arrivare in quantità insufficiente quel poco che arriva è deteriorato.I nostri,quelli italiani frutto di stanziamenti governativi,marciscono in Giordania.Questa barbara modalità ha portato all’incriminazione di Netanyhau e Gallant,oltre alle precedenti accuse per crimini di guerra,per l’uso della fame come arma di sterminio di un popolo.Il cerchio del contesto si chiude con l’inconsistenza delle Diplomazie internazionali che si tramutano in complicità in crimini di guerra cosa di cui non c’è da esserne fieri.Scopo della Flotilla e’ quello di trovare un canale diretto per far si che gli aiuti arrivino direttamente ai palestinesi e che siano tali e non merce avariata o medicinali scaduti.Ma Israele,grazie al solito complice silenzio assenzio europeo e non,al di fuori del diritto internazionale si arroga il diritto di bloccare le navi in acque libere e non di loro competenza,di sparare, dí imprigionare e maltrattare gli attivisti che invece dovrebbero essere, a quel punto,tutelati dai loro governi in quanto loro concittadini con dei diritti che tutti dovremmo avere specialmente in condizioni di soprusi evidenti.Che piaccia o meno l’attivismo è mirato a salvare vite è normalmente ciò è impedito da soprusi e silenzi quindi per aver risultati bisogna trovare vie che le Istituzioni sembrano non voler trovare.Non c’è la volontà di cambiare governi a quello ci pensano le Grandi Democrazie con le bombe in giro per il mondo.La Flotilla,e l’attivismo in generale,rappresenta quel briciolo di umanità rimasto su questo mondo e l’aridità di molti commenti ne è la dimostrazione.
Non oso pensare cosa possono fare, a sti poveri palestinesi, e altri abitanti di quelle zone, vedendo la cattiveria contro questi della flotilla. Alla faccia del “padreterno”, che è nato in quelle terree !!
Tutti questi marinai pro pal, odiatori professionisti dell’Occidente, dovrebbero trasferirsi in massa nei territori islamici che tanto vogliono aiutare e….. rimanerci!!