Una folla dice addio al preside buono:
«La sua morte una perdita per il territorio,
ha lasciato un bel segno nei nostri cuori»

CAMERINO - Un migliaio di persone ha detto addio a Maurizio Cavallaro, scomparso mercoledì a 58 anni. Monsignor Massara: «Col suo sorriso, la sua musica, il suo modo di essere manifestava la mitezza con grande amore». Il vescovo di Cremona, Antonello Napolioni: «Sono certo che Dio non sa dove metterlo, perchè tutti lo vogliono. Menestrello di periferia anche in cielo». I ricordi dei colleghi: «Sei stato il porto sicuro in cui approdare nei momenti di difficoltà, non lasciavi mai nessuno a mani vuote, davi sempre una parola e il tuo appoggio»

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di Monia Orazi

“Estote parati, state pronti”, il motto scout che ha contraddistinto la vita di Maurizio Cavallaro è stato il filo conduttore di tanti interventi di saluto, questa mattina ai funerali del preside scomparso mercoledì a 58 anni, il “primus inter pares” come si definiva, nella basilica di San Venanzio che non è riuscita a contenere la folla (saranno state un migliaio di persone) accorsa a rendergli omaggio.

funerali-cavallaro-7-455x650C’erano le sue ragazze e ragazzi, quelli per cui è stato preside, maestro, educatore, insegnante di scacchi o di musica, gioviale capo scout, appassionato tifoso di Muralto alla corsa alla Spada, la banda cittadina, il coro di San Venanzio, c’erano tutti i suoi familiari, i sindaci dei comuni dove è stato dirigente scolastico, le bandiere delle sue scuole listate a lutto, il commissario prefettizio di Camerino Paolo De Biagi, il presidente della Provincia Sandro Parcaroli, l’ex presidente Tonino Pettinari, ex amministratori di diversi livelli. Intenso il saluto all’uscita del feretro funebre, accolto da uno striscione con scritto “Non un addio, ma un arrivederci ad un padre, un maestro, un musicista, un ballerino, ma soprattutto un amico”.

La bara chiara è uscita accompagnata da un lunghissimo applauso, dalle note di una delle sue canzoni preferite, “Chi fermerà la musica” dei Pooh, cantata da tutti i presenti, mentre i piccoli alunni di ieri e di oggi hanno lasciato volare palloncini bianchi e neri in cielo, i colleghi del terziero di Muralto quelli bianchi ed azzurri, portacolori del terziero. Non era ancora finita la canzone che il carro funebre si è allontanato mentre c’era ancora la musica nell’aria, durante un’intensa e calda giornata di primavera. Un’uscita di scena piena di gioia ed allegria, metafora della vita vissuta da Maurizio Cavallaro, che dalla scena collettiva non se ne andrà mai del tutto. «Grazie per quello che hai fatto per Camerino, per tutto il territorio». Migliaia le parole lette in chiesa, ma chiunque gli ha detto grazie. A nome suo, ha ringraziato tutti il figlio primogenito, Michele, accanto alla madre Maria Laura, alla sorella Maria ed al fratello Alessandro: «Papà ogni volta che vedeva una cosa bella diceva “forte”, ecco oggi vi dico quello che avrebbe detto lui a vedere tutta questa gente qui per lui, grazie a tutti».

funerali-cavallaro-5-650x366Due vescovi, uno il suo amico Antonello Napolioni, che da Cremona ha mandato un messaggio letto da Luciano Birocco, l’altro Francesco Massara che ha condiviso insieme a lui le difficoltà del terremoto, lo hanno ricordato con parole intense. Ha scritto monsignor Napolioni: «Dio ha un problema in più, si chiama Maurizio, non sa dove metterlo non per motivi di spazio o di peso, ma perchè tutti lo vogliono, l’orchestra degli angeli musicanti aveva proprio bisogno di uno come lui, un jolly dal ritmo incontenibile, pronto a dar fiato al corno, fino all’ultimo respiro. Tanti educatori si sono radunati, da Don Bosco, a Maria Montessori, Gianni Rodari, il maestro Manzi e tanti come lui vogliono congratularsi per una vocazione così riuscita, una vita tra i ragazzi trascorsa con fiducia e positività. Qualche nuvola più in là volti amici, la madre, il padre, la nonna, Peppe Nobili, con il loro allegro alfabeto di fraternità. Maurizio sta bene con tutti, le sue beatitudini brillano come squarci dorati, il suo ultimo costume da parata, e Dio non sa che posto dargli. Menestrello di periferia anche in cielo, perciò sempre buona strada Maurizio».

Maurizio-Cavallaro

Maurizio Cavallaro

L’arcivescovo Massara ha detto di essere emozionato e in difficoltà nel salutare l’amato preside: «Era un grande uomo buono che con il suo sorriso, la sua musica, il suo modo di essere manifestava la mitezza con grande amore, mai sentita da lui una parola negativa, ma sempre positiva. Quando gli alunni andavano da lui si metteva a giocare con loro, li sapeva amare e correggerli con questo suo modo di fare. Sapeva con il suo modo di fare, semplice ma molto geniale e di grande intelligenza, saper essere presente in tutte le situazioni. La perdita di Maurizio non è tale solo per la famiglia, ma per tutto il territorio. Si chiederà che fa tutta quella gente lì davanti a me, come mai sono venuti a trovarmi, starà dirigendo già il coro degli Angeli, la musica lo aveva innalzato di fronte alle cose umane, domenica era qua a suonare, è come se fosse qui con noi. Ogni tanto era difficile raggiungere Maurizio, metteva delle segreterie particolari, anche con le sue famose cravatte particolari. Mi sono ritrovato dei vocali, ci rincorrevamo tra un vocale e l’altro. Lascerà un bel segno nel cuore che nessuno di noi potrà mai dimenticare. Quando incontriamo persone positive come lui, dobbiamo avere la forza di cambiare, di mettere in pratica quanto ci ha insegnato, lui sapeva trovare positività in ogni cosa, averlo conosciuto è stato un grande dono».

funerali-cavallaro-1-650x488Intenso anche l’intervento dell’amico, collega, colui che ne ha raccolto il testimone come dirigente scolastico a Camerino, Francesco Rosati: «Non è facile parlare di Maurizio, siamo nati a pochi metri di distanza in una comunità straordinaria come quella di Santa Maria in via, in cui c’era ogni tipo di scuola, un oratorio, una chiesa, la nostra sala giochi, la rocca. Ci vorrebbe un convegno, una settimana di studi per raccontare tutto quello che ha fatto Maurizio. E’ da poco che dirigo la scuola che lui ha diretto per nove anni, gli ha dato un’impronta forte. Aveva l’urgenza di trasmettere positività, per questo teneva per sé le preoccupazioni, la scuola è l’architrave della società. La sua parola era quella definitiva su ogni aspetto, riusciva a dare una lettura più ampia, un orizzonte, aveva tante passioni, con la capacità di vedere lontano. Lui era un ricercatore, non si accontentava, accumulava esperienza anche sopra le proprie forze, nella scuola ha segnato alcune cose, aveva capito l’essenza della scuola, la condivisione, la socialità, il sostegno.

E’ stato uno sperimentatore di linguaggi, di metodologie didattiche innovative, ho trovato migliaia di progetti nella sua scrivania, era un educatore, un formatore che aveva approfondito sul campo il mestiere di maestro, con la “m” maiuscola. Era anche un tecnico, un punto di riferimento per noi presidi».

funerali-cavallaro-6-650x488Emozionata anche la segretaria che ha lavorato insieme a Cavallaro per nove anni: «Voglio ricordare la sua generosità ha lasciato un pezzetto di cuore in ognuno di noi. Non accettava le parole non si può fare, a lui interessavano le persone nella loro interezza, con i pregi e difetti, trovava la positività in ogni cosa e in ogni persona. Il regalo più grande che possiamo fargli, è continuare ad essere generosi e positivi come lo era lui». Paola, insegnante a Pieve Torina così lo ha ricordato: «Sono stata un’amica di Maurizio da 40 anni, poi ci siamo incontrati nella scuola come insegnanti nello stesso plesso e dirigente a Pieve Torina. Con la sua armonia, disponibilità, giovialità le cose si facilitano. Per rendergli omaggio dobbiamo vivere i valori quelli autentici ed entrare in relazione tra noi in maniera buona e costruttiva, avrebbe voluto farci vedere l’ultimo lavoro fatto nella scuola, vestito da musico medievale». Così lo hanno salutato gli addetti del Santo Stefano: «Le nostre strade si sono incrociate in tanti modi e poi anche per lavoro. C’era una volta il preside, poi il dirigente scolastico e poi c’eri tu, Maurizio. Non il preside seduto in ufficio, né il dirigente di azienda, né l’impiegato né il manager, ma il rappresentante di una scuola che si occupa del fattore umano, nella varietà delle sue molteplici sfumature e in una dimensione ricca di attenzione ai bisogni educativi ed al contesto sociale, specie dei bambini o ragazzi più fragili». Anche i colleghi del comprensivo Strampelli di Castelraimondo gli hanno rivolto parole di saluto: «Caro preside, caro maestro Maurizio, arrivato da noi hai subito portato serenità, buttandoti a capofitto in questa nuova avventura ci hai trascinato tutti con te, con la musica ed il tuo sorriso contagioso. Sono nati in pochissimo tempo tanti progetti, tu davi corpo alla parola insegnare, lasciare un segno. Per noi sei stato il porto sicuro in cui approdare nei momenti di difficoltà, non lasciavi mai nessuno a mani vuote, davi sempre una parola e il tuo appoggio». Stefano Belardinelli, presidente del Cus ha ricordato la grande collaborazione avuta con lui: «Ci mancherà molto, era molto attento ai giovani ed allo sport, abbiamo collaborato in tantissimi progetti, per me è stato di grande supporto. Lancio un appello, continuiamo tutti a lavorare come lui ci spingeva a fare». Don Mariano Ascenzo Blanchi ne ha ricordato la grande devozione a Santa Maria in via.

Oltre alla moglie Maria Laura, e ai figli Alessandro, Maria, Michele, lascia i fratelli Mario, ex senatore, Gabriella, Alberto, Marcello.

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