La Dia: «Gruppi criminali stranieri
si stanno consolidando nelle Marche,
operano soprattutto nello spaccio»

RELAZIONE DELL'ANTIMAFIA - Non si registrano forme stabili di radicamento delle mafie tradizionali, ma si è evidenziata la presenza e talvolta l’operatività di affiliati alla criminalità calabrese e presenze collegate a sodalizi pugliesi impegnati in un “pendolarismo criminale” e compagini camorristiche. Tra la criminalità di matrice etnica le più operative sono quella albanese, nigeriana, pakistana e afghana
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«Marche territorio ideale per la criminalità organizzata per la sua immagine di zona franca, per operazioni di riciclaggio», i finanziamenti «per la ricostruzione rendono il territorio potenzialmente attrattivo», anche se al momento «non si registrano forme stabili di radicamento delle mafie tradizionali» anche se «si è evidenziata la presenza e talvolta l’operatività di affiliati alla criminalità calabrese», e inoltre «si sarebbero registrate anche presenze collegate a sodalizi pugliesi impegnati in un “pendolarismo criminale” e compagini camorristiche», e oltre a questo «il panorama regionale è contraddistinto anche dall’operatività di gruppi delinquenziali di matrice etnica il cui consolidamento è stato progressivo e costante nel tempo», le matrici più operative «soprattutto nel settore degli stupefacenti, sono la criminalità albanese, quella nigeriana, la pakistana e l’afghana». A dirlo la relazione della Dia, uscita un paio di giorni fa e che fa riferimento alla situazione nel corso del semestre gennaio-giugno 2021.

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Sergio Sottani

«Il sistema produttivo marchigiano – relazione la Dia – è per lo più basato su imprese di piccole e medie dimensioni e potenzialmente attrattivo per la criminalità organizzata che sarebbe peraltro invogliata ad infiltrare il tessuto imprenditoriale marchigiano in considerazione dei finanziamenti pubblici stanziati per la ricostruzione “post sisma”». Secondo la Dia come già accaduto in altre Regioni «le consorterie potrebbero infatti tentare di infiltrarsi nell’aggiudicazione dei relativi appalti e subappalti pubblici e privati a svantaggio delle imprese “sane” per riciclare e trarre ulteriori profitti da impiegare ulteriormente in altri canali dell’economia legale». Cosa che l’allora procuratore generale delle Marche, Sergio Sottani, oggi a Perugia, aveva sottolineato all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2021, quando aveva parlato dei «pericoli connessi alla criminalità organizzata nella Regione, nei cui confronti l’autorità inquirente deve prestare la massima attenzione. Ai pericoli rappresentati dall’infiltrazione della criminalità organizzata nelle attività di ricostruzione ancora in atto dopo l’evento sismico del 2016, già oggetto di specifiche trattazioni negli ultimi tre anni ed alle quali si rinvia, si aggiungono quelli connessi alla terribile crisi economica determinata dalla situazione sanitaria». Sin qui Sottani nel corso del suo intervento. La relazione Dia sottolinea poi che «Sebbene la Regione non faccia registrare al momento forme di stabile radicamento delle “mafie tradizionali”, negli ultimi anni si è comunque evidenziata la presenza e talvolta l’operatività di affiliati alla criminalità organizzata calabrese. È il caso della provincia di Pesaro e Urbino nella quale è stata accertata l’operatività di soggetti riconducibili alle cosche dell’area reggina, e dell’Anconetano, dove è stato riscontrato come alcuni soggetti legati alla ‘ndrina Grande Aracri fossero dediti a pratiche usurarie ed estorsive spesso aggravate dal metodo mafioso». Ancora Sottani, nel merito «ha evidenziato come la regione Marche – dice la relazione Dia – rappresenti un territorio ideale, proprio per la sua immagine di “zona franca”, per l’effettuazione di operazioni di riciclaggio e reimpiego di proventi derivanti da attività delittuosa, oltre che per lo svolgimento di attività di prestazione di servizi illeciti, da parte di professionisti nel territorio comunque collegati ad associazioni mafiose, così come ulteriormente desumibile dall’operazione della Procura distrettuale di Ancona che nel mese di febbraio 2020 ha eseguito misure cautelari personali nei confronti di tre professionisti marchigiani e di un imprenditore calabrese». Nella relazione si sottolinea anche che nelle Marche «si sarebbero registrate anche presenze collegate a sodalizi pugliesi impegnati in un “pendolarismo criminale” finalizzato alla commissione di reati predatori, nonché a compagini camorristiche».

Altro aspetto gruppi delinquenziali di matrice etnica: «Il panorama regionale è contraddistinto anche dall’operatività di gruppi delinquenziali di matrice etnica il cui consolidamento è stato progressivo e costante nel tempo. Agevolata anche dall’assenza di sodalizi autoctoni la criminalità straniera si sarebbe ritagliata un ampio settore di intervento nel traffico e spaccio di stupefacenti, immigrazione clandestina, tratta di esseri umani e sfruttamento della prostituzione. Al riguardo il procuratore generale Sottani (sempre nella relazione in apertura dell’anno giudiziario 2021, ndr) ha sottolineato “per quel che concerne la cosiddetta criminalità etnica, anche se sul punto non vengono segnalate associazioni qualificabili come espressive di mafie etniche, tuttavia nella regione Marche proseguono nella loro attività delinquenziale gruppi criminali di matrice etnica che occupano stabilmente settori legati al traffico di stupefacenti, a reati contro il patrimonio, allo sfruttamento della prostituzione”. Tra le matrici più operative – dice la relazione Dia -, soprattutto nel settore degli stupefacenti, si segnalano la criminalità albanese, quella nigeriana, la pakistana e l’afghana».

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