Beni di valore storico in una villa,
il proprietario finisce sotto accusa

CINGOLI - La vicenda riguarda beni archeologici che sarebbero stati inseriti all'interno di opere di muratura. Viene anche contestata la ricettazione e la mancata denuncia di inizio lavori. La difesa contesta le accuse. Tutto è nato da un accertamento in seguito ad un sopralluogo dall'elicottero di un'area archeologica vicina all'abitazione

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di Gianluca Ginella

Un accertamento all’interno di una villa a Cingoli ha portato sotto accusa il proprietario per presunte violazioni al codice dei beni culturali, al testo unico per l’edilizia e per ricettazione. Imputato al tribunale di Macerata lo studioso Luciano Innocenzi (il suo nome era già comparso sulla cronaca in quanto proprietario del manoscritto dell’Infinito che poi risultò essere un falso, una vicenda che l’ha poi visto imputato e prosciolto con formula piena). Al tribunale di Macerata si sta svolgendo un altro processo, sempre legato a questioni di beni di valore storico. In questo caso l’accusa, sostenuta dal pm Rocco Dragonetti, prende spunto da un accertamento che era stato fatto a Cingoli con un elicottero su di un’area archeologica, e ad una successiva perquisizione in una villa che sorge lì vicino.

Nel maggio 2019 c’era stata una perquisizione e ora l’accusa contesta a Innocenzi di avere inserito nelle murature dell’immobile, senza autorizzazione della Soprintendenza, dei beni archeologici. Si parla di una iscrizione di età adrianea incastonata nella parete della sala (misura 35 centimetri per 45 centimetri), di una iscrizione (Marius Ector 613) incastonata nella parete della sala (centimetri 17×19), di otto frammenti di iscrizioni e sigilli di varie epoche incastonati sul muro delle scale interne, di 7 frammenti incastonati sulla parete esterna dell’ingresso principale costituiti da un frammento di monumento funerario, un frammento di iscrizione e 5 elementi architettonici. E ancora: un rocchio di colonna alto 48 centimetri incastonato nella parete esterna, due frammenti di tegole romane incastonate nelle colonne del cancello di ingresso. Gli viene contestato inoltre di aver eseguito nella corte della villa, ricadente nella zona di ambito di tutela di 50 metri dal perimetro dell’area archeologica, senza autorizzazione della competente Soprintendenza, alcune opere edilizie: la pavimentazione antistante l’accesso laterale alla villa, una piattaforma piastrellata a forma di piccolo anfiteatro, perimetrata con muratura a forma di scalini, una piattaforma circolare con colonne disposte lungo il perimetro. L’accusa gli contesta anche la ricettazione (le opere comunque non risultano essere rubate): per avere acquistato o comunque ricevuto beni di interesse archeologico e beni culturali, in quanto riferibili a un arco cronologico compreso tra l’età romana e quella medioevale. Si parla della base di colonna in pietra (centimetri 20×26), dell’iscrizione di età adrianea incastonata nella parete della sala, di quella (Marius Ector 613) incastonata nella parete della sala, degli 8 frammenti di iscrizioni e sigilli di varie epoche incastonati sulle scale interne, di un capitello in calcare con motivi floreali, di un elemento decorativo con grifone, di un mortaio in pietra con iscrizione “Santa Teodosia”, di una base di colonna in pietra di 20 centimetri per 26 centimetri che era in camera da letto. E ancora: 7 frammenti incastonati sulla parete esterna dell’ingresso principale costituiti da un frammento di monumento funerario, un frammento di iscrizione e 5 elementi architettonici; il rocchio di colonna incastonato nella parete esterna dell’ingresso; una base di colonna collocata nel giardino; un capitello in pietra alto 50 centimetri e collocato nel giardino; 3 elementi architettonici di forma rettangolare collocati in giardino; frammento di soglia con fessura per cardine collocato in giardino, 2 frammenti di tegole romane incastonate nelle colonne del cancello di ingresso, 2 mattoni manubriati.

Ancora, l’accusa gli contesta, in qualità di committente e proprietario della villa in via Cicerone 13 di aver realizzato, in assenza del permesso di costruire la pavimentazione antistante l’accesso laterale alla villa, la piattaforma piastrellata a forma di piccolo anfiteatro, perimetrata con muratura a forma di scalini, la piattaforma circolare con colonne disposte lungo il perimetro. Inoltre gli viene contestato di aver eseguito la costruzione e posa in opera di colonne, architravi, fregi e cornici, nonché la posa in opera di sculture su basamenti e piedistalli, in zona sismica, senza avere denunciato l’inizio dei lavori e senza avere ottenuto l’attestazione di avvenuto deposito. Oggi al processo, che si sta svolgendo davanti al giudice Vittoria Lupi, sono stati sentiti i testimoni dell’accusa che hanno ricostruito la vicenda. Innocenzi, assistito dall’avvocato Marco Cercaci, contesta le accuse e la difesa ha chiesto di sentire numerosi testimoni. Prossima udienza il 23 febbraio 2023.

 

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