Diamanti, bandiera rossoblu:
«Il derby finirà in parità
ma il cuore dice Civitanovese»

PAROLA all'ex capitano e difensore rossoblu Andrea Diamanti, in vista del sfida di domenica contro la Maceratese: «Le squadre cercheranno più di non prenderle che di vincere. Il tabù Helvia Recina pesa, da fastidio. Il messaggio che posso dare è quello di onorare la maglia al meglio»
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Andrea Diamanti, ex capitano della Civitanovese

 

di Michele Carbonari

«Il derby finirà in pareggio. Secondo me sia Civitanovese che Maceratese hanno paura di perdere, anche se il cuore dice rossoblu. Le squadre cercheranno più di non prenderle che di vincere. Alla fine un punto per uno non peggiorerà la situazione di entrambe». È il pronostico, secco, di Andrea Diamanti, civitanovese purosangue e vecchia bandiera rossoblu. A 43 anni il roccioso difensore e capitano presenta la sfida di domenica all’Helvia Recina. «Potrebbe essere una partita decisiva in chiave playoff in caso di sconfitta di una squadra, mentalmente potrebbe risentirne lo scotto. Rispetto ad altre società in queste due piazze serve avere forza mentale, i mugugni e le contestazioni ci sono quindi se non si è forti si rischia di pagare il doppio questi ambienti – racconta Andrea Diamanti -. A Civitanova ci piacciono i giocatori che lottano e che danno tutto, senza risparmiarsi. Quindi il messaggio che posso dare è quello di onorare la maglia al meglio. Sarà una partita particolare, l’Helvia Recina è un campo stregato. Ma credo che una prima volta ci dovrà essere, lo dice la legge dei grandi numeri. Il tabù pesa, da fastidio. Ma so che verrà sfatato prima o poi, speriamo prima. La Civitanovese era sulla buona strada con le cinque vittorie consecutive, poi c’è stato un intoppo negli ultimi dieci giorni, a seguito dei due pareggi con Cluentina e Corridonia e della sconfitta con il Chiesanuova. Se invece le avesse incanalate credo che si sarebbe potuto fare un altro tipo di discorso. Oggi però dobbiamo essere realisti e dire che la Civitanovese deve tenersi stretto un posto nei playoff».

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Cresciuto nel settore giovanile della Civitanovese, Andrea Diamanti ha calcato i più importanti campi delle Marche, come testimoniano le annate a Tolentino, Sangiustese, Jesina, Piano San Lazzaro, Vigor Senigallia, Vis Pesaro, Recanatese, Montegranaro e Corridonia. In mezzo a tutte queste esperienze, ben due sono stati i ritorni nella squadra della propria città, tra cui l’ultima stagione della carriera culminata con la vittoria del campionato di Eccellenza. Tanti, dunque, sono i derby a cui ha partecipato. «Ricorderò sempre il primo, l’ho vissuto in panchina come fuoriquota, in Serie D. Era l’annata 95-96 e a Civitanova c’erano Piccioni e Sopranzi. All’andata abbiamo giocato in campo neutro a Senigallia perché al Polisportivo c’erano i lavori: abbiamo perso 2 a 1. Siamo stati sconfitti anche a Macerata e pure lì ero in panchina – racconta Diamanti -. Inoltre, mi ricordo l’ultimo che abbiamo vinto: 3 a 1, al Polisportivo, sempre in Serie D. In quell’occasione sono entrato nel secondo tempo. Era il primo anno del dopo Antonelli, con Jaconi allenatore. Fu l’inizio della fine per la Civitanovese. Abbiamo vissuto l’andata fra le promesse, nel ritorno invece la squadra fu smantellata ma nonostante tutto abbiamo pareggiato 1 a 1 a Macerata. Tra l’altro, adesso che ci penso, io all’Helvia Recina sono sempre stato in panchina. Ho solo un ricordo in campo, quando l’abbiamo espugnato contro la Vis Macerata in Eccellenza, nell’ultima stagione della carriera: 0-1, gol mio».

Andrea-Diamanti-1-325x217Da civitanovese doc, Andrea Diamanti sentiva in particolar modo il peso della partita. In città, negli anni passati, nella settimana del derby non si parlava di altro. «L’ambiente si caricava da solo. Sentivi la città che era più elettrica. C’erano striscioni in giro, si respirava l’aria. La gente aveva voglia e aspettava la domenica per andare allo stadio. Da civitanovese sentivo troppo il derby. Mi ricordo mister Jaconi che mi diceva di non uscire, di restare a casa durante la settimana. La mia famiglia da sempre ha giocato a Civitanova, abito in città e conosco tutti – spiega l’ex capitano rossoblu -. Erano altri tempi, in categorie diverse la vivi in maniera più viva. Adesso la rivalità c’è sempre. L’attesa è comunque piacevole, ma ad oggi se uno mi chiede: vieni allo stadio domenica? Io dico: non lo so, sono combattuto. Molto probabilmente verrò, ma prima lo sapevi fin dall’inizio che andavi. Resta una sfida particolare, bella da giocare e da vedere. Per la Promozione è un lusso».

Andrea-Diamanti-1Andrea Diamanti era presente nell’ultimo derby vinto dalla sua Civitanovese, al Polisportivo, in Serie D, e svela l’episodio che ha fatto la differenza in quella partita. «La gara di campionato è stata preceduta, il mercoledì, dal derby di Coppa Italia, sempre con la Maceratese e sempre a Civitanova. Dopo l’1 a 1, abbiamo perso ai rigori. Per noi sbagliò il penalty decisivo il portiere Chiodini. Al termine del match siamo andati a cena e qualche tifoso ci rimproverò, dicendo che Chiodini aveva sbagliato appositamente il rigore perché la competizione per noi era soltanto un peso. Quell’episodio ci caricò molto, talmente tanto che la domenica seguente dopo un’ora di gioco stavamo 3 a 0 per noi e la Maceratese era in balia. Questa critica ci diede una spinta fortissima – conclude Diamanti -. Abbiamo vissuto bei tempi. Dopo Antonelli abbiamo vissuto anni catastrofici, disastrosi. Difficile ripartire e creare entusiasmo se si lotta per fare i playoff in Promozione. Lo zoccolo duro della tifoseria non segue più la squadra. Tutto si affievolisce. Civitanova è una piazza che vive in base ai risultati. Ultimamente seguo poco, ogni tanto mi capita di andare a vedere la partita ma non è più il calcio di una volta, dove c’era più gente intorno. Poi il Covid sicuramente non ha aiutato. Sarà dura vincere e venirne fuori, sia per Civitanova che per Macerata».

 

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