«Ricostruzione, i terremotati più colpiti
non hanno ancora visto nulla di concreto
Sono stanchi e stufi delle promesse»

LETTERA delle associazioni "Mutui sulle macerie”, “La terra trema noi no” e “Voce dei terremotati” alle maggiori cariche istituzionali nazionali e regionali: «Pensiamo si corra il rischio di ricostruire a "macchia di leopardo", sulla base di priorità soggettive o peggio "politiche", non tenendo di conto un progetto d'insieme di rinascita dei territori»
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Camerino (ottobre 2021)

 

di Monia Orazi

«Pensiamo si corra il rischio di creare una ricostruzione a “macchia di leopardo”, sulla base di priorità soggettive o peggio “politiche”, non tenendo di conto un progetto d’insieme di rinascita dei territori». E’ questa la denuncia delle associazioni “Mutui sulle macerie” e “La terra trema noi no”, insieme alla “Voce dei terremotati”, che lanciano l’allarme sulla ricostruzione appena partita, che rischia già di arenarsi per una serie di problemi che è prioritario affrontare. Si sta ricostruendo ovunque, tranne che nei centri più danneggiati. «Non va tutto bene – scrivono al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al premier Mario Draghi, al commissario straordinario alla ricostruzione Giovanni Legnini, ai parlamentari, al presidente della Regione, alla giunta ed al consiglio regionale delle Marche, a Fabrizio Curcio capo nazionale di Protezione civile, per chiedere un cambio di passo nelle zone più devastate dalle scosse – Siamo appena all’inizio e le cose non vanno affatto bene. Oggi i problemi sono soprattutto legati alla difficoltà a far partire la ricostruzione pesante nelle cosiddette aree perimetrate. La difficoltà a trovare imprese e manodopera per la ricostruzione. La difficoltà a programmare un futuro per gli abitanti di quei luoghi. Non vogliamo e non chiediamo “cose impossibili” da ottenere, né tantomeno di disperdere le risorse in mille rivoli e iniziative che nulla hanno a che vedere con i danni provocati dal sisma e da quelle che sono le reali esigenze della popolazione».

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Visso (agosto 2020)

Le tre associazioni denunciano che nei centri più danneggiati, gran parte delle cose resta ancora da fare: «Ad oggi, la stragrande maggioranza dei terremotati ricadenti nei comuni più colpiti, non hanno ancora visto nulla o quasi di concreto e sono stufi e stanchi di promesse e annunci costantemente poi disattesi nei fatti. I numeri che ci vengono presentati, con troppa enfasi a nostro avviso, da parte dei responsabili alla ricostruzione, riguardano per la gran parte case ristrutturate a centinaia di km dalle aree più colpite dal sisma. In maggioranza “B” e cioè i danni cosiddetti lievi. Mentre tutti i borghi distrutti dal sisma restano come li ha lasciati il terremoto. Certo rispetto ai primi 3 anni, qualcosa si è mosso – continuano le tre associazioni – Ma siamo ancora molto lontani dall’obiettivo e la parte più importante della ricostruzione, quella che riguarda appunto i comuni e i borghi distrutti, deve di fatto ancora partire». Si chiede un intervento complessivo della politica per risolvere le problematiche evidenziate: «Si continua ad andare avanti per annunci, interventi “spot” e iniziative estemporanee scollegate tra loro e che non danno molte speranze agli abitanti dei territori più colpiti di poter ritornare a casa e di riavere una vita. Assistiamo anche, a causa di una “trasversalità” nella responsabilità politica, che coinvolge tutti i partiti».  Nella lettera alle massime cariche dello Stato, si parla di una serie di punti essenziali per riportare “la palla al centro”, su cui le tre associazioni chiedono una risposta e un impegno da parte del governo e del parlamento: «Si devono concentrare risorse e attenzione alle abitazioni e edifici privati o pubblici situati nelle aree maggiormente colpite, finora si è fatto esattamente il contrario. La ricostruzione è praticamente a zero nelle aree maggiormente colpite. Si deve rendere il “lavorare per la ricostruzione” più remunerativo e quindi più conveniente per le imprese, rispetto ad altri appalti, quindi adeguamento prezziario ricostruzione e proroga del 110 per cento senza differenziazioni alcune a tutto il cratere e per tutta la durata della ricostruzione».

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Una casa distrutta di Ussita (ottobre 2020)

Un altro nodo da risolvere è quello dei mutui su abitazioni ed attività commerciali e produttive, che sono inagibili e lo resteranno per lungo tempo: «Occorre risolvere il problema dei mutui sospesi, sia per privati che per le imprese attive al momento del sisma, con un intervento mirato diversificando tra i due soggetti. Per i privati una sospensione non onerosa fino alla riconsegna dell’immobile agibile. Per le imprese operazione di saldo e stralcio al 25%, o in alternativa al 50% rinegoziazione della quota capitale con garanzia del Mediocredito Centrale. Per tutti cancellazione al Crif e cancellazione degli interessi maturati a causa della sospensione dei mutui». Tra i punti uno riguarda la possibilità di acquisire al patrimonio residenziale pubblico gli immobili per cui nessuno presenta domanda e di «finanziare scuole di formazione professionale per manodopera da impiegare nella ricostruzione. La ricostruzione – aggiungono – può e deve diventare “lavoro” e rilancio economico per il territorio, e non lavoro per la burocrazia e per la progettazione fine a se stessa». Si chiede anche la modifica delle ordinanze 614 e 670 della Protezione civile sul Cas, già oggetto di ricorso al Tar, per la disparità di trattamento. Infine si ribadisce la richiesta di una zona franca fiscale: «Occorre dare continuità e certezza a quegli interventi di sostegno all’economia del cratere, come il credito d’imposta, siamo ancora in attesa della conferma da parte della commissione europea di quello relativo agli investimenti fatti nel 2021 rendendolo strutturale per un certo numero di anni. Prevedere una forma di “zona franca fiscale” per le aree interne per almeno 10 anni, che attiri investimenti e incentivi fare impresa in quei territori. I terremotati, dopo quasi 6 anni di attesa, chiedono, e crediamo meritino, una risposta rapida e definitiva a questi problemi, da parte di tutti gli “attori istituzionali” impegnati, dai politici di tutti i partiti, dalle istituzioni in generale».



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