Avvocati sotto inchiesta per l’eredità
di una ricca famiglia civitanovese
«Il milione e mezzo non era sui loro conti»

INDAGINE ULTIME VOLONTA' - I due legali Claudio Monterotti ed Emanuela Scoppa oggi sono comparsi in tribunale per l'interrogatorio e si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. La difesa: «Per loro è stata una giornata drammatica, non se la sono sentita di parlare ma lo faranno quanto prima e chiariranno ogni singolo aspetto»
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L’uscita dal tribunale degli avvocati Claudio Monterotti ed Emanuela Scoppa dopo l’udienza dal giudice

 

di Gianluca Ginella (foto di Fabio Falcioni)

Sono arrivati in tribunale insieme, come facevano di solito, ma questa mattina non era per una questione di lavoro ma per presenziare all’interrogatorio di garanzia in seguito ad una indagine che li riguarda. Gli avvocati Emanuela Scoppa, 52 anni, e Claudio Monterotti, 69 anni sono arrivati puntuali questa mattina al tribunale di Macerata per l’udienza che era fissata alla 11. Con anticipo sono entrati insieme, poi una sosta al bar in attesa che arrivassero i loro legali, gli avvocati Federico Valori e Francesco De Minicis (che ha preso l’incarico nelle ultime 48 ore) che insieme assistono entrambi gli indagati.

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Gli avvocati Federico Valori e Francesco De Minicis dopo l’udienza in tribunale

L’interrogatorio si è svolto nell’aula gup davanti al giudice Domenico Potetti che ha firmato il sequestro di 1,5 milioni di euro legato all’indagine su di una eredità lasciata da una facoltosa donna di Civitanova Ia Liverotti. Presente in udienza anche il pm che ha coordinato le indagini della Guardia di finanza, Vincenzo Carusi. I due avvocati indagati (Scoppa per falsità in testamento olografo e circonvenzione di incapace, Monterotti per circonvenzione di incapace) si sono entrambi avvalsi della facoltà di non rispondere. «Emanuela durante l’udienza ha pianto, a testimonianza dello stato d’animo con cui sta vivendo questa vicenda» dice l’avvocato De Minicis. «La giornata è stata drammatica per loro e non erano nella condizione di rispondere ma si sono riservati di farlo quanto prima, per chiarire ogni singolo aspetto della vicenda» aggiunge l’avvocato Federico Valori. De Minicis aggiunge che «Nessuno degli indagati si è messo in tasca un euro, il milione e mezzo non è stato sequestrato sui loro conti, è il compendio ereditario».

L’INDAGINE si chiama “Ultime volontà” ed è stata condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Macerata, diretto dal colonnello Massimiliano Bolognese. Riguarda una grossa eredità lasciata da Ia Liverotti, che si è spenta nell’ottobre 2020. La donna, discendente di una importante famiglia civitanovese, aveva un solo figlio e a lui doveva andare l’eredità, di circa 3 milioni di euro, secondo quanto accertato dalla Finanza. Invece, quando si è aperta la successione, è venuto fuori, che la metà del patrimonio – in base alle volontà di Liverotti che comparivano in un testamento olografo che secondo gli inquirenti sarebbe un falso, era destinato all’avvocato Scoppa.

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Il colonnello Massimiliano Bolognese

L’avvocatessa, insieme al collega Monterotti (hanno lo studio a Civitanova), aveva in passato assistito l’anziana per alcuni affari. Dopo la morte della donna, i due legali avevano iniziato ad andare sempre più spesso a casa del figlio della donna, che aveva risentito della perdita della madre dal punto di vista fisico e psicologico. Dalle indagini della Finanza, condotte anche con intercettazioni ambientali e telefoniche, è emerso che gli indagati approfittando della condizione di debolezza del figlio della donna morta sarebbero riusciti a indurlo a firmare la procura generale verso uno di loro: in questo modo i due legali, sostengono gli inquirenti, hanno potuto agevolmente disporre dell’intero patrimonio. A Scoppa vengono contestati la falsità in testamento olografo e falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri, e a lei e a Monterotti la circonvenzione di incapace. Precedentemente all’udienza di oggi il gip, alla luce delle indagini, aveva disposto a carico dei due avvocati l’interdizione per un anno dalla professione per quanto riguarda le pratiche del figlio della donna morta, e il divieto di comunicazione e di avvicinamento all’uomo (mantenendo una distanza minima, da controllare con l’applicazione di braccialetti elettronici).

 

Sparisce la metà dell’eredità: indagati due avvocati Sequestro di 1,5 milioni di euro



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