L’amore secondo Camilleri,
Appassionata incontra l’elettronica
MACERATA - In collaborazione con L'Abam al Lauro Rossi il concerto di Michele Marco Rossi che in occasione dei 700 anni dalla morte di Dante ha declinato musicalmente il sentimento che muove il mondo

Michele Marco Rossi
di Marco Ribechi
Camilleri, amore e musica elettronica. Sono queste le tre singolari contaminazioni che hanno affiancato la musica classica al Teatro Lauro Rossi di Macerata nell’evento organizzato in collaborazione tra Appassionata e l’Accademia delle Belle Arti del capoluogo. Sul palco, accompagnato dal suo violoncello, Michele Marco Rossi, giovane compositore e virtuoso dello strumento capace di esplorare i più vasti confini musicali sia in ensemble che da solista. Fuori campo, invece, Paolo Aralla, già da diversi anni impegnato nel campo dell’informatica musicale e tra i fondatori del Prisma – Pedagogia e Ricerca Internazionale sui Sistemi Musicali Assistiti da computer – con l’obiettivo di indagare gli sviluppi delle tecnologie di ausilio alla composizione. Lo spettacolo proposto, dal titolo “Intelletto d’amore e altre bugie”, vede la sua costruzione attorno all’anniversario dei 700 anni dalla morte di Dante e prende spunto da alcune conversazioni, registrate dallo stesso Michele Marco Rossi, con Andrea Camilleri un mese prima della scomparsa dello scrittore, quando già aveva compiuto i 93 anni.
Date queste particolarissime premesse il risultato del progetto non poteva che essere sorprendente e pirotecnico. Articolato in quattro sezioni, ognuna aperta da un audio di Camilleri e incentrata su due compositori differenti, ha visto la declinazione del sentimento amoroso da più sfaccettature e interpretazioni. La molteplicità è quindi stata la chiave di lettura dello spettacolo: molteplicità nel mezzo espressivo (voce, violoncello, composizione elettronica, canto), molteplicità dei contenuti associati all’amore, ovvero Sacralità, Carnalità, Potere, e Colpa, ma anche molteplicità del tempo e dello spazio poiché le composizioni presentate coprivano un arco di oltre mille anni andando dalla Spagna moresca fino al Giappone. Tanti punti di vista polimorfi per arrivare ad un unico e inesorabile assioma: l’uomo è un animale irrazionale e l’amore ne è la massima espressione. Proprio da questa amara ma al tempo stesso ironica costatazione deriva infatti il titolo dell’opera che mette in rilievo come il sentimento che muove il mondo non possa, in fin dei conti, essere compreso con l’intelletto, così è sempre stato in ogni luogo e in ogni tempo. E infatti lo stesso Camilleri, in uno degli ultimi frammenti di voce, dirà che il Positivismo, con la sua matrice estremamente intellettuale, ha privato l’uomo della sua irrazionalità che invece è la caratteristica che lo identifica dalla notte dei tempi altrimenti: “Non ci sarebbero stati secoli di guerre, anzi, dopo la prima guerra si sarebbe capito che la razionalità prevede di non distruggersi a vicenda. E invece bisogna constatare che esistono sì i corsi e ricorsi storici ma da questi l’uomo non impara mai nulla”. Lo spettacolo forse non era adatto a ogni tipo di pubblico ma sicuramente si è dimostrato interessante e innovativo, riscuotendo successo nel pubblico presente in sala tanto che l’autore si è esibito in un bis tratto dalla produzione di Giovanni Sollima, siciliano come Camilleri.
(foto Alfredo Tabocchini)

