Dodici promozioni in carriera,
la storia di Jhonny Pollastrelli:
il talismano del calcio marchigiano

IL PERSONAGGIO - Attualmente braccio destro di mister Fermanelli al Trodica, racconta aneddoti ed episodi di una vita sui campi dal calcio: «L’odore dell’erba, il clima che si respira ad ogni allenamento e ad ogni partita e la mia grandissima voglia di competere sono gli elementi che mi legano a questo sport stupendo»

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Jhonny Pollastrelli, braccio destro di mister Fermanelli

 

Non capita a tutti, anzi quasi a nessuno, di festeggiare per 12 volte il salto di categoria (tra vittorie di campionati e successi nei playoff), ma questo dice la carriera di Jhonny Pollastrelli, 46enne di Monte San Giusto, attualmente nello staff di mister Fermanelli nel Trodica ma con un’esperienza trentennale come giocatore nel calcio marchigiano tra i campi di Promozione, Prima e Seconda categoria.

Di tutti i campionati vinti, qual è quello che ricordi più piacevolmente?

«Tutte le vittorie lasciano ricordi piacevoli, ma un’annata particolare fu a Chiesanuova, in prima categoria, quando avevamo una squadra fortissima con elementi del calibro di Francesco Miccoli e bomber Sacchi. I risultati non arrivavano nonostante la nostra forza, perciò ci siamo chiusi nello spogliatoio, affrontati a brutto muso e successivamente, anche grazie all’arrivo di mister Fermanelli in panchina a 10 giornate dalla fine, siamo riusciti a vincere il campionato. Ci tengo anche a dire che in quella stagione c’era anche Mauro Arigoni, del quale ho i brividi solo a parlarne pensando alla tragedia avvenuta. Lo ricordo come molto più di un compagno di squadra, una persona straordinaria e un grande amico».

Johnny-Telusiano

Pollastrelli ai tempi del Telusiano

Hai giocato e affrontato tantissimi giocatori, quali sono quelli che ti sono rimasti più impressi per il loro valore e le loro qualità?

«Tra quelli contro cui ho giocato contro il primo che mi viene in mente è Matteo Panti, attaccante fortissimo che si faceva fatica a contenere, mentre come compagni di squadra sono rimasto colpito da Paolo Paoloni con cui ho giocato a Telusiano e Michael Cardinali con cui ho giocato sia a Casette d’ete che a Trodica».

Parlando d’attualità invece, hai già citato due elementi importanti: mister Fermanelli e il Trodica. Come sta andando ?

«Innanzitutto ci tengo a ringraziare il mister che mi ha dato la possibilità di cimentarmi in questa nuova esperienza e questo nuovo ruolo, ovvero quello di allenatore. Con lui ho vinto due campionati da giocatore, di cui uno proprio a Trodica, ho intenzione di prendere il patentino per allenare, perciò avere l’opportunità di imparare al suo fianco è davvero importante per me. La situazione che stiamo vivendo come squadra non è sicuramente delle migliori, ma sono fiducioso per il futuro ed è attraverso questi momenti di difficoltà che si ha l’occasione di crescere e migliorare».

Cos’è che a 46 anni ti spinge ancora ad andare al campo e a metterti a disposizione di squadra e società?

«Dopo una vita passata nel mondo del calcio può sembrare assurdo, ma in primis direi la voglia di imparare. Poi ci sono fattori come l’odore dell’erba, il clima che si respira ad ogni allenamento e ad ogni partita, la mia grandissima voglia, quasi necessità, di competere. Quest’ultima mi porta a non appendere definitivamente le scarpe al chiodo perché gioco con una squadra di amatori, la Stese 2007, insieme a tanti ex giocatori come me. Qualche anno fa avevo pensato di smettere definitivamente, poi feci una promessa a mio padre che rischiavo di non vedere più, ovvero che sarei arrivato a vincere 12 campionati. A quel tempo mi trovavo ancora a quota 9, con la vittoria di due anni fa a Trodica sono riuscito a mantenere la parola data ed è motivo per me di grande orgoglio».

Quali sono le principali differenze tra il ruolo di giocatore e quello di allenatore?

«Da giocatore è tutto molto più semplice, devi solo pensare ad allenarti bene e ad affrontare il tuo avversario diretto in partita. Da allenatore, invece, devi curare ogni minimo dettaglio in settimana, confrontarti costantemente con società, staff e giocatori e cercare di mettere tutti nelle condizioni di rendere al meglio. È un ruolo molto complicato, cosa di cui da giocatore non mi rendevo conto».

(Redazione Cm)


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