Ha sconfitto un tumore
e a 44 anni è di nuovo incinta
«Una bellissima sorpresa»

GIORNATA DEI TUMORI GINECOLOGICI - L'esperienza di A., mamma di Civitanova, colpita da endometriosi prima e dalla neoplasia in seguito, oggi al quarto mese di gravidanza. Il dottor Mauro Pelagalli: «Il fatto che abbia voluto combattere questa battaglia con noi e abbia ottenuto questo risultato, per noi è il massimo della soddisfazione»
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Il dottor Mauro Pelagalli

 

di Alessandra Pierini

L’endometriosi, un tumore all’ovaio e la speranza di avere un secondo figlio si era ormai spenta per A., 44 anni, di Civitanova. Poi la “sorpresa”: inattesa ma accolta con grande gioia è infatti arrivata per lei la seconda gravidanza.
Una storia di speranza che A. ha scelto di raccontare oggi, nella Giornata mondiale dei tumori ginecologici, la sua esperienza. «Nel 2012 ho avuto il mio primo bimbo con un parto naturale e regolare. Poco dopo la nascita di mio figlio, ho avuto un ipertiroidismo. Dopo questo scompenso, ho cominciato a sentire un forte dolore addominale e lombare. Ho fatto una serie di esami ma non avevo nulla quindi sono avanti con antidolorifici e borse dell’acqua calda. Poi ho fatto una visita dal ginecologo e hanno trovato una piccola ciste all’ovaio che è poi diventata gigante e mi hanno diagnosticato una endometriosi». L’endometriosi è una malattia subdola e difficile da diagnosticare ma A. è riuscita a risolvere il problema. «Nel 2015 il dottor Mauro Pelagalli mi ha operato. E’ stato un intervento in laparoscopia perfettamente riuscito. Facciamo esaminare la massa e c’erano delle cellule border line, era un tumore benigno che avrebbe potuto trasformarsi in tumore all’ovaio, due mesi dopo ho tolto l’ovaio destro. Il mio desiderio era di avere un altro bambino a 35 anni e di mantenere una tuba. E sono stata accontentata». Poi i tentativi per avere un secondo figlio. «Dal 2016 fino ad oggi ci siamo mai riusciti. Mi avevano sempre detto che era difficile. Fino a 39 -40 anni sentivo forte il desiderio, poi abbiamo detto basta e non ci pensavo più». Scoprire quindi di essere incinta è stata una bella sorpresa: «Mi sono accorta in ritardo di aspettare un bimbo. Non me l’aspettavo proprio. Per adesso la gravidanza è normale, ho fatto due ecografie e il vaccino anticovid. Proprio oggi sono entrata nel quarto mese. Siamo felicissimi, notizia inaspettata ma bella. All’inizio ero un po’ incredula, ora siamo tutti molto felici. C’è un po’ di preoccupazione ma mi sento bene e sono fiduciosa».

A seguire A. in tutto il suo percorso e ora anche naturalmente in questa gravidanza è il dottor Mauro Pelagalli, primario del reparto di Ginecologia dell’ospedale di Macerata. «Vogliamo celebrare questa giornata  – spiega – con una testimonianza che ci rende felici. La nostra paziente A. era affetta da endometriosi e noi sappiamo che può nascondere tumori ovarici aggressivi. Come centro di riferimento regionale, abbiamo una sensibilità spiccata verso il tumore ovarico e per questo facciamo sempre analizzare le cisti. Poi abbiamo fatto una scelta, combattuta e condivisa con la paziente, di mantenere la fertilità rimuovendo solo un ovaio. Questo perché tendiamo a una chirurgia tailored, rispettosa del desiderio della paziente. Con A. abbiamo deciso un intervento terapeutico ma minimamente demolitivo assumendoci una parte di responsabilità, finalizzata ad una futura gravidanza. La sua gravidanza testimonia che abbiamo fatto un buon lavoro».

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L’equipe di ginecologia

Ma qual è il senso della Giornata dei tumori ginecologici?

«Noi abbiamo voluto enfatizzare questo evento per sensibilizzare su più patologie che colpiscono le donne in varie età e possono lasciare segni pesanti, come in caso di interventi chirurgici o di radioterapia. Tutto il mondo deve avere una sensibilità nei confronti della prevenzione e del miglioramento continuo delle tecnologie e delle performance chirurgiche che ci danno a possibilità di offrire a queste donne una prospettiva di vita migliore. Solo attraverso la prevenzione riusciamo ad avere buoni risultati. La maggior parte dei tumori spesso sono asintomatici. L’unico modo che abbiamo di capire la malattia è fare controlli annuali che si sono sufficienti e ci consentono di valutare utero e ovaio, identificabili nelle fasi iniziali. Il fatto che A. abbia voluto combattere questa battaglia con noi e abbia ottenuto questo risultato, in totale sicurezza e avendo fatto tutti gli step che una malattia come la sua richiedeva per noi è il massimo della soddisfazione.  Abbiamo un gruppo di lavoro altamente specializzato, tecnologicamente avanzato e chirurgicamente all’avanguardi. Questo appaga il nostro desiderio di produrre salute».



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