Intesa chiude la filiale di Fiastra
«Da Bolognola faremo 70 chilometri
per andare in banca»
DISAGI - Sauro Scaficchia, Massimo Citracca e Cristina Gentili, sindaci di Fiastra, Valfornace e Bolognola contestano la decisione presa dall'istituto. «Vogliono chiudere gradualmente tutte le filiali che operano in immobili non di proprietà. Così paradossalmente Muccia e Pieve Torina restano aperte quando distano pochi chilometri una dall'altra»
«Ad ottobre chiuderanno le filiali di Fiastra e di Valfornace, lasciando di fatto una grossa porzione della montagna maceratese priva di un servizio essenziale come la banca». A scriverlo in una nota i comuni di Fiastra, Bolognola e Valfornace. «Mercoledì 7 luglio il direttore di zona di Banca Intesa San Paolo ha comunicato, in un incontro programmato qualche giorno prima, la brutta notizia che nessuno si aspettava – si legge nel comunicato-. Da ormai più di un anno la filiale di Fiastra è operativa a giorni alterni, con inevitabili disagi anche per la popolazione del vicino comune di Bolognola, che a questo ufficio ha sempre fatto riferimento. Le filiali chiuderanno i battenti per una precisa scelta aziendale, come ha spiegato ai sindaci il Direttore di zona che ha comunicato la decisione del Cda di Banca Intesa di chiudere gradualmente tutte le filiali che operano in immobili non di proprietà. A nulla sono valsi gli impegni verbali che Sauro Scaficchia e Massimo Citracca, i sindaci di Fiastra e Valfornace, hanno subito fatto al direttore: in pochi mesi le filiali avrebbero avuto a loro disposizione degli spazi consoni, ricavati dagli edifici pubblici che in questi mesi si stanno ricostruendo a ritmo serrato».
Cristina Gentili, sindaca di Bolognola, il comune più alto delle Marche, si dice «preoccupata per gli effetti che questa decisione avrà sul territorio, per il servizio che fornisce alle aziende che vi operano e a tutte le famiglie. Per raggiungere la prima filiale disponibile, gli abitanti di Bolognola saranno costretti a percorrere più di 70 km in auto tra andata e ritorno», si precisa nella nota. «Il paradosso è che verrà mantenuta la filiale di Muccia, come sede distaccata di Pieve Torina, quando i due comuni distano pochi chilometri uno dall’altro – ha sottolineato Scaficchia, che aggiunge – Abbiamo l’Ufficio postale a mezzo servizio, ogni anno dobbiamo lottare per mantenere le scuole e i presidi medici, ora sparisce un altro servizio essenziale in un momento cruciale per la ricostruzione: noi ci siamo esposti personalmente con i cittadini affinché aprissero i conti dedicati alla ricostruzione nelle filiali dei nostri piccoli comuni, ma ora ci ritroviamo la banca a trenta chilometri di distanza». Sulla stessa lunghezza d’onda Massimo Citracca, sindaco di Valfornace: «Il nostro territorio, da tutti considerato come un gioiello in termini di bellezza paesaggistica e naturalistica, non può essere costantemente frustrato da scelte che vengono prese altrove, seguendo logiche squisitamente speculative: è ora che le continue operazioni di acquisizioni bancarie vengano bilanciate dal mantenimento dei servizi sul territorio. Per questo auspichiamo un ravvedimento da parte della dirigenza di Banca Intesa, ma anche attenzione da parte delle istituzioni Regionali, affinché intervengano ufficialmente al fine di scongiurare i tagli degli sportelli dell’entroterra».


È triste ma necessario prendere atto che le banche (tutte purtroppo) tendono a ridurre il numero di filiali a prescindere e questo per ridurre il numero di dipendenti, indirizzando se possibile l’attività verso la gestione online. Ci sono però delle persone non ancora ‘attrezzate’ ad operare online (anziani) od operazioni non gestibili online (a parte ovviamente quella che viene chiamata consulenza). Si verificano allora le situazioni descritte nell’articolo e difficilmente ci potrà essere ripensamento da parte della Banca perché la decisione è stata presa guardando grafici e statistiche a centinaia di chilometri di distanza da chi non sa nulla delle esigenze del territorio e probabilmente non le ha in cima ai suoi obiettivi. Banco Posta può supplire ma fino a un certo punto. Qualsiasi altra banca si guarderà bene dal prendere il terreno lasciato dalla concorrenza sapendo di non avere le forze per farlo. Qualcosa di analogo sta accadendo alla stessa Banca Intesa a Macerata che pur avendo acquisito UBI Banca ha ridotto la presenza in città a due sole filiali, chiudendo addirittura la filiale storica di p.za Mazzini e accorpandola a quella di via Carducci; a questo punto questa è diventata una filiale impossibile da avvicinare per chi vuol fare anche solo una semplice operazione di cassa (p.e. F23 con ricevuta fisica da consegnare). Questa filiale, a meno di defezioni che presto temo saranno molte, si trova infatti ora a gestire i clienti originariamente UBI Banca sommati a quelli di Banca Marche di Corso Cairoli (la terza di Macerata che aveva già accolto i clienti di via Pace), più i clienti Banca Intesa di p.za Mazzini che prima dell’acquisizione di UBI Banca era l’unica filiale di Macerata.
Risultato per quanto mi riguarda: oltre un’ora di coda all’aperto per un F23 da consegnare all’agenzia delle entrate. Come ex collega non ho potuto non notare una situazione molto pesante all’interno della filiale una volta che sono riuscito ad accaparrarmi un posto per aspettare che almeno una delle tre casse riprendesse ad operare. Ma sono un pensionato paziente e quando capita ricordo a qualcuno degli ex colleghi che se continuo a fare con pazienza la coda è per tentare di mantenere per loro un posto di lavoro di cui la Banca farebbe volentieri a meno.