«Il Pd deve mettersi in discussione
Serve un congresso di rifondazione»
MACERATA - L'intervento di Franco Antonini, presidente dell'assemblea provinciale: «Bisogna tornare a confrontarsi con la società. Questa primavera abbiamo avuto una crescita del 21% di iscrizioni: c'è una nuova voglia di partecipare che nessuno, per nessuna ragione, può deludere ancora»

Il matelicese Franco Antonini, presidente del Pd provinciale
Una nuova primavera politica e sociale all’insegna delle opportunità del Piano nazionale di ripresa e resilienza, questa la visione nelle parole di Franco Antonini, presidente dell’assemblea provinciale del Pd, che traccia un bilancio positivo dei mesi che verranno: «Abbiamo registrato come Pd provinciale una crescita del 21% di iscrizioni: c’è una nuova voglia di partecipare e di narrare buone cose che nessuno, per nessuna ragione, può deludere ancora», dice Antonini, che aggiunge: «Occorre un Congresso di rifondazione del Partito Democratico delle Marche e della provincia di Macerata, offrire una nuova classe politica, piattaforme programmatiche affidabili e capaci di far intessere una nuova rete di alleanze politiche. La politica è una cosa seria e ogni distrazione o abbandono sono una perdita che deve essere comunque recuperata».
Per Antonini, «questa primavera, cosi timida nell’irrompere nelle nostre vite, ci sta riservando tante buone sorprese. Prima fra tutte l’andamento della pandemia che lascia intravedere la fine di un incubo collettivo, quindi un’Europa più solidale, autentica culla della nostra civiltà, così come la immaginarono i visionari estensori del Manifesto di Ventotene, poi il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, al quale sono legate le nostre speranze per superare la crisi economica e per imboccare la via della modernizzazione e della crescita sia economica che sociale. Il Pnrr contiene al suo interno un’altra bellissima sorpresa, quella di subordinare l’accesso a questi fondi alla modifica sostanziale di settori importanti dello Stato come il fisco, la giustizia, la Pubblica Amministrazione, la salute, la digitalizzazione del paese, la formazione delle nuove generazioni, la ricerca e la salvaguardia dell’ ambiente inteso in tutti i suoi aspetti. L’Europa ci spinge così a scrollarci di dosso quella atavica pigrizia nel produrre riforme di sistema. E ancora, il Presidente del Consiglio che nel totale silenzio rinuncia alla propria indennità ponendosi di fronte alla grandezza della sfida da affrontare ed anche della storia con la risolutezza di chi sa di operare per una buona causa. Mario Draghi con il suo gesto pone l’accento su un diverso modo, pregno di abnegazione e disinteresse, di intendere la missione di governare il bene comune. Dopo l’ebrezza del sovranismo, la pandemia e il senso di ineludibile impotenza ci hanno spinto ad intendere in modo diverso i problemi sociali, quelli economici e fiscali, rendendo così tutti partecipi di un medesimo destino. L’individualismo, degenerato nell’anarchia degli egoismi, sta segnando il passo di fronte al bisogno sempre più pressante di uno Stato che sia amico, solidale e giusto. C’è un sottile filo che connette tutti questi eventi, la cui rotta è la fine di un’epoca che offre l’abbrivio ad un’altra di senso affatto diverso, perché la società non può essere una somma di persone ma un’entità per se stante ad integrazione degli individui. I nuovi scenari sociali, economici e politici chiederanno ai partiti di adeguarsi e di reinterpretare se stessi. E il primo a doverlo fare dovrà essere proprio il Partito Democratico. Nelle Marche, perché dopo tanti anni di governo ha ceduto il passo ad una destra pasticciona e ideologica, obbligata comunque ad onorare gli impegni assunti in campagna elettorale; in provincia di Macerata, perché è stato sconfitto più che altrove, deludendo le aspettative di una popolazione così provata da tanti eventi. Allora, come può il Pd non mettere in discussione le proprie consuetudini o gli stessi destini personali per tornare a confrontarsi con la società? E da questa dialettica, di necessità, dovrà nascere un nuovo progetto per le Marche, basato sulla persuasività dei programmi e l’affidabilità delle proposte. Ma, assumendo tale prospettiva di pensiero il problema della politica non si eleva forse a problema di coscienza? Sempre in questa primavera, abbiamo registrato come Pd provinciale una crescita del 21% di iscrizioni: c’è una nuova voglia di partecipare e di narrare buone cose che nessuno, per nessuna ragione, può deludere ancora. Occorre un Congresso di rifondazione del Partito Democratico delle Marche e della provincia di Macerata, offrire una nuova classe politica, piattaforme programmatiche affidabili e capaci di far intessere una nuova rete di alleanze politiche. La politica è una cosa seria e ogni distrazione o abbandono sono una perdita che deve essere comunque recuperata».
Io auspico che su queste basi si possa aprire un confronto aperto e costruttivo con tutti per dar vita ad un solo soggetto di sinistra con proposte e profilo aggiornati,ma con la matrice di fondo inalienabile di decisa tutela dei deboli.
Ciò servirebbe anche a semplificare il quadro politico,ostacolando la frammentazione,nei fatti madre di tanti trasformismi mascherati da strumentalizzate alte ragioni ideali.
Il confronto delle idee non passa necessariamente per la moltiplicazione dei soggetti sciolti e liberi,poco disponibili alla sintesi se non a prezzo di compromessi sovente poco dignitosi.