La protesta delle serrande (foto/video)
«I centri commerciali
sono più sicuri del lungomare»

SARACINESCHE abbassate per dieci minuti nelle grandi strutture di vendita. Gianluca Tittarelli (direttore Val di Chienti di Macerata): «Il problema è enorme. Abbiamo perso gli incassi di Natale, di Pasqua e dei saldi. Incomprensibili le chiusure nei weekend». Giulia Gamberini (direttrice del Cuore Adriatico a Civitanova): «Da 6 mesi perdiamo il 50% degli incassi. Veniamo ignorati». Le voci dei commercianti: «Chiudiamo per riaprire»
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La protesta al Cuore Adriatico di Civitanova, sotto il video della protesta al Val di Chienti di Macerata

 

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Loredana Piccinetti di Kasanova

 

di Alessandra Pierini, Laura Boccanera e Alice Marabini (foto Fabio Falcioni, foto e video Federico De Marco)

Hanno abbassato le serrande per dieci minuti come fanno ormai da sei mesi tutti i sabati e le domeniche, tutti i giorni festivi e prefestivi. E’ il segno di protesta scelto dai negozianti dei centri commerciali della provincia di Macerata che hanno aderito alla manifestazione nazionale promossa dalle associazioni di categoria al grido di “Chiudiamo perché vogliamo aprire”.  Coro unanime quello che chiede la riapertura in nome della sicurezza delle gallerie.

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Commesse dietro le serrande chiuse da Intimissimi

«Noi siamo molto più sicuri dei lungomare, nessuno potrà smentirmi» dichiara convinto Gianluca Tittarelli del centro Val di Chienti a Macerata. Indignata anche Giulia Gamberini, direttrice del Cuore Adriatico a Civitanova. «Fino ad ora abbiamo cercato di andare avanti chiedendo nei tavoli istituzionali di tenere in considerazione le nostre ragioni, ma siamo stati ignorati, adesso basta. Arrivano i sindacati e chiedono perché si riduce il personale e la forza lavoro. Qui ci sono 10 metri quadrati a persona, una capienza massima di 2.500 persone, ormai le ragioni di queste chiusure forzate non si comprendono più».
Hanno aderito alla manifestazione anche il parco commerciale Tolentino e il centro commerciale “La Sfera” di Matelica.

QUI MACERATA – Un gesto simbolico ma molto sentito quello che hanno compiuto i commercianti del Val di Chienti. Ha aderito per solidarietà anche la libreria Giunti: «Fortunatamente come libreria possiamo rimanere aperti anche nel fine settimana ma vedere la galleria vuota mette una gran tristezza. Abbiamo vissuto questo periodo con difficoltà e dispiacere e purtroppo non c’è il segno di una ripartenza vicina».

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Gianluca Tittarelli, direttore del centro commerciale Val di Chienti

I negozianti rivendicano la sicurezza del centro e denunciano le sostanziose perdite. Si fa cassa di risonanza della questione il direttore Tittarelli: «Il problema è enorme. Abbiamo perso gli incassi di Natale, di Pasqua, dei saldi invernali e ora rischiamo anche quelli estivi. Qui sappiamo quante persone entrano, abbiamo personale per i controlli, gli ambienti sono sanificati e c’è l’aria condizionata con ripresa esterna. Siamo attentissimi. Riapriteci, rispettiamo tutte le regole».
Rivendica le esigenze della clientela Monica Serafini di Motivi: «Ci sono clienti che hanno la possibilità di venire solo sabato e domenica perchè gli altri giorni lavorano. Noi conosciamo perfettamente le disposizioni, abbiamo anche il contapersone all’ingresso del negozio, lavoriamo molto su appuntamento. Qui di sicuro non si creano assembramenti». Loredana Piccinetti di Kasanova mostra fiera, fuori dal suo negozio la locandina della protesta: «Senza festivi e prefestivi abbiamo perdite consistenti. Attivare tutte le misure di sicurezza è un grosso impegno, almeno valgano anche per il fine settimana». Conferma Maila di Sisley: «Vogliamo ripartire, non vediamo l’ora. Durante la settimana non c’è mai lo stesso flusso di gente che c’è nel weekend».
Giorgio Gionchetti, responsabile dei negozi Toys e Prenatal, parla di «chiusure assurde nonostante tutte le misure messe in atto, abbiamo sempre rispettato le regole».

 

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Giulia Gamberini direttrice del Cuore Adriatico

QUI CIVITANOVA – Le serrande lentamente si abbassano, mentre dalla fonica la direttrice del Cuore Adriatico Giulia Gamberini legge il comunicato congiunto con le motivazioni che hanno portato alla decisione di chiudere simbolicamente per 10 minuti tutti i negozi del centro commerciale. Una chiusura simbolica, lentamente le saracinesche si rialzano, perché quando per 6 mesi sei rimasto chiuso tutti i fine settimana, anche quei 10 minuti in più fanno male. E oggi la quasi totalità degli operatori del Cuore Adriatico, compresi i lavoratori e le lavoratrici dello Spazio Conad hanno chiuso le casse anche se i clienti erano in fila in segno di protesta. Una situazione che ormai risulta incomprensibile a chi lavora all’interno di un centro commerciale, con le misure di sicurezza, il contenimento delle presenze, gli igienizzanti e poi si ritrova discriminati rispetto a chi può lavorare all’esterno (i negozi del centro ad esempio o le grandi superfici che però non sono inserite nei centri commerciali) nei fine settimana. «Il week end rappresenta il 50% del nostro fatturato settimanale e perderlo ormai da 6 mesi sta provocando danni immensi – commenta Giulia Gamberini direttrice del Cuore Adriatico – ora è veramente dura anche perché razionalmente non si comprendono più le motivazioni dei provvedimenti nei nostri confronti. Altre strutture di grandi superfici sono aperte, la gente esce tranquillamente e anche i negozi sono aperti sempre, il Governo fino ad oggi ha ignorato le nostre richieste, ma adesso non ce la facciamo più. Oltretutto qui siamo controllatissimi, abbiamo 10 metri quadrati a persona consentiti e un accesso autorizzato per massimo 2500 persone. Le regole per essere sicuri ci sono e siamo pronti. Abbiamo anche cercato di venire incontro ai nostri operatori della ristorazione. Ad esempio al piano superiore abbiamo concesso l’utilizzo del terrazzo esterno per alloggiare gazebo per far pranzare fuori, ma per un bar che si trova qui al piano inferiore non è agevole e  sopravvivere è impossibile, non si può consumare all’interno, e al massimo possono fare l’asporto, i bar qui sono in ginocchio, chi pagherà per tutto questo? Non riusciamo più a reggere neanche dal punto di vista  di sostegno ai lavoratori e siamo costretti a lasciarli a casa, un problema che poi sarà sociale e non più solo del centro commerciale, chiediamo di essere visti, si sono scordati di noi».

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Fortunato Anastasi – direttore Spazio Conad Civitanova

Problematiche che in quest’anno di pandemia hanno prodotto l’abbandono e la chiusura di 6 punti vendita all’interno del Cuore Adriatico, alcuni dei quali sostituiti. Allo spazio Conad durante la protesta la clientela ferma alle casse ha solidarizzato con le commesse: «hanno tutti capito le motivazioni e la criticità della nostra situazione – ha commentato Fortunato Anastasi, direttore dello Spazio Conad Civitanova – all’interno osserviamo tutte le misure di controllo possibili, igienizziamo i pos, le cassette dell’ortofrutta, c’è un controllo rigido e scrupoloso. Non si capisce perché noi dobbiamo rimanere chiusi e strutture di vendita ampie come il Globo o l’Ikea invece possano rimanere aperte». Al piano superiore dove insistono numerose catene di ristorazione e locali di somministrazione si cerca con i gazebo esterni e il terrazzo di superare la normativa che prevede la possibilità di pranzare e cenare solo all’aperto, ma nonostante la soluzione le difficoltà non mancano: «Nonostante la riapertura la situazione non è cambiata moltissimo, lavoriamo poco – commenta Alexandra Balan di Altamarea – speriamo che con l’inizio dell’estate le cose cambino e possiamo lavorare di più».

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Simona Sabbatini e Maddalena Rotili

Il ristorante Calavera che fa cucina messicana era sbarcato al Cuore due anni fa, dopo appena 12 mesi di avvio dell’attività lo stop per la pandemia: «Per noi è comunque una ripartenza – il commento di Lucia Calamita di Calavera – è un modo per provare a tornare ad una vita normale anche se con i tavoli all’esterno non è facile riaprire come prima. Le nostre richieste sono di tornare a lavorare il sabato e la domenica e anche all’interno dal momento che rispettiamo tutte le distanze. I clienti all’inizio erano un po’ di titubanti anche perché subito non avevamo gli ombrelloni, ed è stato difficile reperirli sul mercato in quanto richiestissimi in questo periodo». “Chiusure no, regole sì” così invece era scritto nel cartello messo dal negozio di abbigliamento la boutique Fabbri: «abbiamo aderito perché come tutti chiediamo di lavorare nel fine settimana, la pandemia ci ha distrutto, i clienti spaesati non sapevano se eravamo aperti o chiusi e ovviamente questo ha influito sugli incassi – dicono Simona Sabbatini e Maddalena Rotili – ci sentiamo discriminati rispetto ai negozi del centro o altre realtà che possono rimanere aperte».

 

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Un bar del Cuore Adriatico

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Dadi e mattoncini al Cuore Adriatico

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Lucia Calamita – Calavera

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Alexandra Balan – Altamarea

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Monica Serafini di Motivi

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