Centri commerciali, giù le serrande
«Dateci regole ma fateci lavorare,
una barzelletta che va avanti da troppo»

PROTESTA - I negozi dei grandi centri vendita l'11 maggio chiuderanno per qualche minuto. Il Val di Chienti di Macerata aderirà, il direttore Tittarelli: «Il fine settimana rappresenta il 50% del fatturato. I nostri luoghi sono molto più sicuri e controllati di altri». Anche il Cuore Adriatico di Civitanova parteciperà: «Un gesto simbolico per chiedere al governo e alla politica di farci tornare subito alla normalità»
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L’ingresso del Val di Chienti

 

«Dateci delle regole, ma fateci lavorare. Questa è una barzelletta che va avanti da troppo tempo». Sono le parole di Gianluca Tittarelli, direttore del centro commerciale Val di Chienti di Piediripa, struttura che ha aderito alla protesta nazionale che andrà in scena martedì dalle 11.

I punti vendita di tutti i centri commerciali d’Italia manifesteranno contro le chiusure nei fine settimana con il gesto simbolico di abbassare le saracinesche per alcuni minuti. L’iniziativa, che coinvolge 30mila negozi e supermercati, è promossa dalle associazioni del commercio, Ancd-Conad, Confcommercio, Confesercenti, Confimprese, Cncc–Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali e Federdistribuzione, che chiedono l’immediata revoca delle misure restrittive che da oltre 6 mesi impongono la chiusura dei negozi nei giorni festivi e pre-festivi.

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Gianluca Tittarelli, direttore del Val di Chienti

«Noi come centro commerciale – spiega Tittarelli – abbiamo aderito e diffuso l’informazione, poi ogni negozio sarà libero di partecipare o meno. Si tratta di un’azione simbolica, si chiuderà solo per qualche minuto. E’ per cercare di fare un po’ di rumore, creare un minimo di attenzione nei nostri confronti, siamo chiusi da novembre».

E’ chiaro che per i centri commerciali restare chiusi nel week end significa perdere una grossa fetta di fatturato. «I week end – continua Tittarelli – rappresentano il 50% del fatturato settimanale e credo che sia ora di riaprire. C’è un grande problema sanitario e nessuno lo mette in dubbio, ma dobbiamo conviverci, non farci schiacciare. Noi tra l’altro siamo in grado di sapere sempre quanta gente c’è all’interno, di chiudere gli ingressi, sanificare gli ambienti: i centri storici o i lungomare sono in grado di fare lo stesso? Certo che no, eppure chiudono noi che siamo più organizzati e preparati di altri. E’ una barzelletta che va avanti da troppo tempo, qui lavorano persone, con questi stipendi ci vivono delle famiglie,  e così non si può più andare avanti.

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La galleria del Cuore Adriatico

I proprietari non riscuotono gli affitti, i negozi sono in difficoltà e ricorrono alla cassa integrazione, i lavoratori si ritrovano senza impiego. Dateci delle regole ma fateci restare aperti». Nella nostra provincia anche il Cuore Adriatico di Civitanova aderirà alla protesta.  «Incomprensibili le ragioni del Decreto che continua a far rimanere chiusi nei giorni festivi e prefestivi i punti vendita di tutti i centri commerciali d’Italia – ha scritto la dirigenza sulla pagina Facebook ufficiale del centro commerciale – Questi luoghi continuano ad essere sicuri per i lavoratori e i consumatori. Per questo abbasseremo le serrande per alcuni minuti, un gesto simbolico per chiedere al governo e alla politica di farci tornare subito alla normalità».

(Gio. Def.)



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