Clorinda Cestarelli, missione ostetrica
Il figlio: «Ha fatto nascere anche mia moglie»

LA STORIA nella giornata internazionale dedicata alla professione. A 92 anni è ancora iscritta all'ordine di Macerata: «La regola numero uno è rimanere aggiornati, non si vive di rendita». Il figlio Romano Mari, presidente dell'ordine dei medici, condivide i suoi ricordi della madre: «Veniva trasportata sui carretti dei concitati futuri padri, a volte quando il torrente Entogge era agitato i robusti contadini la prendevano in braccio o la caricavano sulla schiena. Nessuna difficoltà la spaventava»
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Ninfa Contigiani, Clorinda Cestarelli, Sabrina de Padova

Ninfa Contigiani, Clorinda Cestarelli e Sabrina de Padova

 

di Francesca Marchetti

«Sono nata ostetrica e ostetrica morirò» ha dichiarato fieramente la signora Clorinda Cestarelli a chi l’ha festeggiata in occasione della Giornata internazionale delle ostetriche.

Clorinda Cestarelli con don Eugenio e il sindaco di Colmurano

Clorinda Cestarelli con don Eugenio e il sindaco di Colmurano

Il sindaco di Colmurano, Mirko Mari, il parroco don Eugenio Tordini, la presidentessa del Consiglio delle donne di Macerata Sabrina de Padova e la vice Ninfa Contigiani, hanno omaggiato la signora Clorinda con un mazzo di fiori e un riconoscimento speciale consegnato da alcune giovani ostetriche.

Proprio le giovani ostetriche hanno scovato il nome Clorinda Cestarelli negli archivi dell’ordine delle Ostetriche di Macerata, e incontrandola sono rimaste affascinate dalla sapienza e dall’esperienza della 92enne di Colmurano, che ha raccontato aneddoti e piccoli segreti della sua lunga carriera.

La decana delle ostetriche maceratesi (è iscritta dal 1950) è ancora appassionata del suo lavoro, che dice essere bellissimo come pochi altri. Tanto che anche i figli, Romano e Sabrina Mari, sono diventati medici e ricordano con affetto e nostalgia i tempi andati quando la madre era ostetrica condotta, prima a Sefro poi a Colmurano e Urbisaglia fino ad essere assunta, dopo l’istituzione del Servizio sanitario nazionale nel 1978, nel reparto di ostetricia e ginecologia all’ospedale di Tolentino. Prima della pensione dopo 40 anni di onorato servizio,  Clorinda ha coperto il ruolo di responsabile del consultorio materno infantile.

Il diploma di Clorinda Cestarelli

Il diploma di Clorinda Cestarelli

L’allora signorina Cestarelli si diplomò il 25 agosto 1950 a pieni voti alla Scuola autonoma di ostetricia di Camerino dipendente dall’Università di Roma La Sapienza. Dopo il praticantato nel reparto di chirurgia all’ospedale di Macerata ha vinto il concorso come ostetrica condotta per il comune di Sefro, dove è rimasta per molti anni con tutta la famiglia.
«Mia madre assisteva le donne e le faceva diventare mamme, – racconta il figlio di Clorinda, Romano Mari – prendendosi cura dei loro bambini subito dopo il parto ma non solo, cercava di risolvere tutti i problemi materno-infantili nei piccoli paesi. Era la confidente delle ragazze per le questioni più intime, faceva educazione sessuale in un contesto contadino patriarcale del dopoguerra, era davvero un punto di riferimento per le donne.

Mi ricordo tutte queste signore con le pance enormi che la domenica venivano dalla mamma nel piccolo ambulatorio che aveva ricavato in casa nostra. Aveva la sua valigetta nera comprata a Roma con mio nonno e che conteneva tutti i ferri del mestiere, per lei era sacra e mi dispiace non averla più. Veniva usata anche come segnale della sua presenza in casa: se era appoggiata in ambulatorio eravamo felici perché poteva stare un po’ con noi, se invece era sul pianerottolo significava che stava riposando dopo essere stata via qualche giorno per un lungo travaglio.

Lo stetoscopio in cedro di Clorinda Cestarelli

Lo stetoscopio in cedro di Clorinda Cestarelli

L’unico oggetto che ci è rimasto e a cui siamo tutti affezionati è lo stetoscopio realizzato con un unico pezzo di legno di cedro con il quale controllava il battito fetale. Lo ha fatto provare anche a me e mia sorella quando studiavamo Medicina, fu come un passaggio del testimone.

Non c’erano i telefoni, per chiamarla di notte era necessario correre a casa nostra e tirare sassi alla porta, aveva anche messo a disposizione mezzo mattone fuori dall’uscio per essere sicura che si svegliasse. Veniva trasportata sui carretti dei concitati futuri padri, a volte quando il torrente Entogge era agitato i robusti contadini la prendevano in braccio o la caricavano sulla schiena, lei era imbarazzatissima, erano altri tempi, ma non aveva scelta. Ha praticamente fatto fatto nascere tutti i bambini di Sefro e poi Colmurano dal 1954, anche mia moglie è venuta al mondo grazie a mia madre.

Clorinda Cestarelli in una foto d'epoca

Clorinda Cestarelli in una foto d’epoca

Clotilde non si è certo fermata alla pensione, ma ha continuato ad iscriversi all’ordine con regolarità, esprimendo un senso di appartenenza che va al di là della mera professionalità.
«Legge ancora la rivista Lucina, che prende il nome dalla dea latina che proteggeva le partorienti.  Quando le chiedo se riesce ancora a capire gli articoli, lei risponde “Ti faccio vedere io come ci capisco”. Ricordo benissimo quando guardava il cielo e diceva “S’è fatta la luna, c’è da partire”. Nessuna difficoltà la spaventava, anche quando doveva assistere al lume di candela o della lampada a petrolio lei era pronta. Nei casi più complicati chiamava il dottor Mario Mariani, con il quale aveva un ottimo rapporto professionale».

L’ex condotta si dedicava anima e corpo al suo lavoro. «Ha sempre svolto tutta la sua attività spinta dalla voglia di conoscere e di fare – continua il dottor Mari – All’inizio degli anni ‘80 si è interessata al parto indolore, si recò all’Istituto di Psicologia a Roma per imparare i segreti del training autogeno e lo applicò in sala parto per far coordinare il respiro alle spinte delle partorienti. Fu una delle prime a fare corsi di preparazione al parto, e registrava le lezioni per farle ascoltare al docente di Psicologia per migliorare la tecnica».

Clorinda Cestarelli

Clorinda Cestarelli

«La regola numero uno è rimanere aggiornati, non si vive di rendita, – ripete spesso la signora Clorinda – bisogna studiare per tutta la vita».  «Quando andava a Roma mi portava sempre dei testi aggiornati dalle migliori librerie universitarie – conclude Mari – Noi figli ci rivolgevamo a lei per fare bella figura agli esami di ostetricia.
Oltre a questo, ci ha sempre insegnato che è fondamentale prestare un servizio impeccabile e ascoltare le donne. Ma l’insegnamento più prezioso che continua a darci è di rispettare il segreto professionale: “Quando chiuderai la mia bara, chiuderai con me anche migliaia di segreti”

«Clorinda è stata il punto di riferimento della comunità nei luoghi dove ha esercitato – afferma Ninfa Contigiani – Ha fatto nascere paesi interi, si può dire, era profondamente in contatto con le donne alle prese con la maternità e non solo, e continua ad essere un esempio positivo per tutte. Il valore sociale e sanitario del suo operato è incommensurabile, le dobbiamo molto».

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