«Il dialetto maceratese è una lingua viva,
lo parlano tutte le generazioni»
LA LINGUISTA svizzera Federica Breimaier rende noti i risultati dello studio effettuato nel 2019 e propone un nuovo questionario ai lettori di Cronache Maceratesi
di Alessandra Pierini
«Il dialetto maceratese è una lingua viva, viene parlato da tutte le generazioni. Questo dimostra che c’è flusso da una generazione all’alta, il che rincuora molto e ci fa ben sperare nella sua sopravvivenza».

Federica Breimaier mentre si trovava a Molfetta a fare inchiesta dialettale con il collega Antonio Manzari
E’ questo il primo commento di Federica Breimaier, una ricercatrice di linguistica italiana all’università di Zurigo, che due anni fa ha proposto attraverso Cronache Maceratesi un questionario sull’uso del dialetto. Oggi la ricercatrice può fornire una prima analisi dei dati ottenuti.
«Hanno risposto al questionario 1.200 maceratesi – spiega Breimaier- un ottimo campione e per questo non possiamo che ringraziare la comunità. Siamo riusciti a raggiungere anche i comuni della zona limitrofa e questo è un arricchimento. Avere dati solo da Macerata centro avrebbe influito negativamente sui risultati».
Venendo ai dati raccolti, Bremeier analizza i primi grafici ottenuti: «La grande maggioranza del campione parla dialetto ogni giorno. Le donne sembrano farlo con un po’ più di frequenza, sembra esserci una tendenza ma per ora non è verificabile. Molto interessante anche sapere che anche chi non parla dialetto ha voluto rispondere al questionario. Questo può voler dire che hanno una conoscenza passiva e si sentono spinti a partecipare. Tutte le generazioni sembrano parlare dialetto quotidianamente. Questo dimostra che c’è flusso da una generazione all’altra. E’ un dato che rincuora molto e ci fa ben sperare nella sopravvivenza del maceratese».
Ora prende il via però una nuova fase dello studio. «Abbiamo notato dei segni di instabilità nella grammatica del dialetto. E’ un buon segno per un dialetto vivo. Dopo aver raccolto e analizzato i dati del 2019, il piano era quello di scendere in Italia per un’inchiesta sul campo. Purtroppo il Covid ha mandato all’aria il progetto di intervistare sul posto i volontari. La pandemia richiede un nuovo questionario (qui sotto il link per partecipare). E’ più semplice rispetto all’altra volta, non bisogna digitare nulla ma si ascolteranno delle registrazioni di 3 secondi e i partecipanti dovranno valutare quanto reputano accettabile quella espressione su una scala che va da uno a 5. Dura tra i 7 e i 10 minuti e l’importante è che venga effettuato in un luogo in cui si possa ascoltare bene l’audio. Il voto va dato a secondo di ciò che il parlante pensa davanti a questa espressione, non in base alla grammatica del dialetto. Il target principale sono i parlanti del dialetto di Macerata ma anche dalle zone limitrofe. Si può fare da tutti i dispositivi».
Questo è il link per partecipare al questionario
Il dialetto maceratese si studia a Zurigo, l’appello: «Compilate il questionario»




…si si si, è proprio vero!! A Civitanova, per esempio, c’è chi addirittura è “trilingue”, e parla cioè tre dialetti della zona che sono un po’ diversi: il dialetto del borgo marinaro, il dialetto di Civitanova Alta e il dialetto di Fontespina!! Per l’italiano, invece, siamo ancora un po’ indietro, più che una lingua morta, pare proprio che, in moti casi, sia proprio una lingua sconosciuta, anche per le nuove generazioni!! gv
Il nostro Fernando Pallocchini, direttore de La Rucola, dichiara che il latino deriva dal dialetto parlato nell’Alto Maceratese. Elisabeth d’Andoy de Moreau, che ha fatto conoscere l’Aquisgrana di Carlo Magno nella zona di San Claudio con un suo libro tradotto in francese, inglese e tedesco, ci ha rivelato che quando venne per la prima volta in Italia non parlava italino, ma riusciva a capire il dialetto dell’Alto Maceratese e a colloquiare quindi con quegli abitanti. La de Moreau è belga: come è possibile che in Belgio si parli un dialetto simile a quello maceratese?
La ricercatrice Federica Breimaier dovrebbe indagare sulla realtà di Pallocchini e della de Moreau, la quale – mi piace rivelarlo – è una discendente di Carlo Magno: quanto è piccolo il mondo!
C’è il Progetto Dialetto dell’Università di Macerata.
Lo parlano tutte le generazioni, anche i non più in vita!
Breimaier o Bremeier?