Forestale e Arpam al Cosmari:
controlli su compost e macerie
TOLENTINO - Inquirenti e tecnici venerdì hanno acquisito documenti e prelevato campioni dall'azienda durante un'ispezione. Accertamenti anche sullo smaltimento dell'acqua piovana. Chiusa l'indagine per gli appalti sotto soglia

La sede del Cosmari
di Monia Orazi
Blitz dei carabinieri al Cosmari venerdì scorso. Nella sede dell’azienda in località Piane di Chienti una quindicina di persone, tra carabinieri forestali e tecnici Arpam, sono rimasti dalla mattina sino alla serata di venerdì, per acquisire atti e documenti utili ad un’indagine in corso.
La loro presenza non è passata inosservata tra chi si è trovato a transitare in zona. Nel mirino degli inquirenti è finita anche una betoniera, non riconducibile al Cosmari, che all’esterno del perimetro dell’azienda stava scaricando acqua nel fiume. All’interno sono stati esaminati una serie di documenti. In particolare gli approfondimenti hanno riguardato le modalità e le quantità di smaltimento del compost che si produce dalla frazione organica dei rifiuti. Approfondimenti anche sullo smaltimento delle cosiddette acque di raccolta delle precipitazioni piovose e sulle macerie. Sono stati prelevati dei campioni. Intanto nei giorni scorsi la procura della Repubblica di Macerata ha chiuso le indagini che interessano il consorzio per una serie di appalti sotto soglia, per una cifra complessiva pari a circa due milioni di euro.
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Al Cosmari sta succedendo di tutto, ma proprio di tutto, senza che nessuno intervenga.
Dopo lo strano caso delle macerie del sud delle Marche gestite dal Cosmari, la cui rimozione costa di più rispetto a tutte le altre regioni colpite dal sisma del 2016 ed è al contempo la più lenta a procedere, c’è la vicenda dell’incendio di qualche anno fa e dell’amianto nelle macerie non smaltito a norma.
Come se non bastasse, è emersa ora (ma lo sapevano tutti da anni, facendo finta di ignorarlo) la vicenda degli appalti sotto soglia reiterati più volte verso alcune imprese “privilegiate” sino a raggiungere cifre esorbitanti, ormai arrivata alla formale chiusura delle indagini (e quindi con imminente rinvio a giudizio) e denunziata anche dall’autorità interna di vigilanza (uno dei cui membri si è dimesso in questi giorni proprio perchè le raccomandazioni della stessa autorità di qualche tempo fa, miranti a prevenire reati relativamente agli appalti, non sono state minimamente prese in considerazione dalla direzione e dal c.d.a.).
Ora è venuta fuori anche questa vicenda del compost, che pare non ricavato e non suddiviso (tra quello destinato a coltivazioni biologiche e quelle per coltivazioni normali) a norma di legge, smaltito con una serie enorme di viaggi. Altrettanti dicasi per quanto concerne le acque di raccolta, anch’esse da smaltire, settore dove le giornate di pioggia (il cui verificarsi dà vita alla necessità di rimuovere le acque di raccolta) sembrano miracolosamente moltiplicarsi.
Ci sono inoltre appalti a liberi professionisti che non passano, come è previsto per legge, in gare o procedure di evidenza pubblica (addirittura per importi complessivi che raggiungono i 15 milioni di euro).
Tutto ciò mentre sui ritardi delle macerie la Regione, il Commissario Straordinario e la stessa Protezione Civile non prendono ufficialmente posizione, e mentre su tutto il resto l’ATO e il c.d.a. (ed anche i soci del Cosmari, che sono i Comuni rappresentati dal loro sindaci), pur sapendo o comunque avendo il dovere di verificare, dormono sonni tranquilli, avallando la tesi ridicola dell’inspiegabile “attacco” alla società. E, per seguitare a dormire meglio, hanno pure prorogato di altri 18 mesi il rapporto lavorativo con il direttore Giampaoli, alla faccia di specifiche previsioni del codice etico.