Capossela incanta Borgofuturo,
Peppe Cotto sale sul palco
e suona la tromba di cotiche

URBISAGLIA - Il teatro antico abbraccia la musica senza tempo del cantautore. Nel finale di un concerto memorabile, chiama vicino a sé il celebre macellaio di Loro Piceno, che lo accompagna con l'improvvisato strumento in "Ovunque Proteggi"
- caricamento letture

 

borgo_futuro_vinicio_capossela_peppe_cotto-5-650x433

Vinicio Capossela sul palco

 

di Marco Ribechi

Vinicio Capossela conquista il pubblico di Borgofuturo, con sorpresa finale made in Loro Piceno. Risuonano tra le rovine del teatro antico di Urbisaglia e tra le fronde delle querce le note delle “Canzoni all’osso” proposte dal cantautore per celebrare i 10 anni della rassegna che propone nuove idee e nuove soluzioni per far ripartire la vita dei borghi, vera ossatura portante di quell’Italia vera sempre più lontana.

borgo_futuro_vinicio_capossela_peppe_cotto-6-267x400

Peppe Cotto suona la sua tromba di cotiche

Grazie al festival che quest’anno toccherà quattro comuni torna alla vita un altro luogo incantato della provincia di Macerata, facendo ripartire il motore della cultura dopo un inverno che ora pare surreale. Di quel Coronavirus che ha bloccato spettacoli, concerti, momenti di aggregazione oggi rimangono i tanti controlli all’accesso, i moduli di autocertificazione, le mascherine ancora obbligatorie. E i posti vuoti tra le fila del teatro. 450 spettatori, non si poteva chiedere di più alla capienza massima del teatro andato tutto esaurito, con moltissimi fan obbligati a sperare fino all’ultimo, nel prato che circonda le rovine, in un biglietto invenduto spuntato da chissà dove. La voglia di musica dal vivo anima ancora i tanti spettatori in un’estate che non fermerà la sua proposta di eventi.

Quando Capossela sale sul palco, come tanti prima di lui, non può esimersi da alcune parole di rispetto verso un teatro che accoglie la vita non da secoli ma da millenni, che non si spaventa per un virus passeggero e che ha nella sua stessa natura segni di immortalità. Il bentrovato di chi già lo frequenta da tempo si unisce alla meraviglia di chi vi entra per la prima volta, stupito dal fatto di non conoscere ancora uno luogo così emozionante. borgo_futuro_vinicio_capossela_peppe_cotto-1-325x217«E’ una fortuna per me essere stato invitato dopo mesi di clausura urbana a suonare in questo spazio all’aperto, i cui primi spettatori sono proprio le querce che ci circondano – dice Capossela – inoltre è un invito che ho sentito mio perché considero l’Italia un paese nel paese e i borghi, come cetacei, sembrano nuotare verso l’estinzione. Divido la penisola non in nord e sud ma in terre interne ed esterne, e quelle interne sono l’osso appenninico, le viscere del Paese» e così dicendo agita in aria un bastone che al posto dei sonagli ha delle vertebre di maiale. Proprio quel bastone però fa nascere, in chi conosce bene i borghi, il sospetto di qualcosa di familiare che si svelerà solo nel finale.

borgo_futuro_vinicio_capossela_peppe_cotto-9-325x217Parte il concerto con una selezione di brani che richiamano antichi rituali, lavori, superstizioni legate alla terra, all’acqua agli elementi naturali che sempre hanno accompagnato la vita dell’uomo. Proprio come il brano di apertura, “Scorza di mulo” dedicato ai mulattieri che nelle società agricole sono sempre stati protagonisti liminari, padroni della notte e dei sentieri. A seguire “Il treno”, “Acqua chiara alla fontana”, “Dagarola del carpato”, “La faccia della terra”. Pennellate di vita contadina che sanno di blues all’italiana, mischiando cioè i canti di lavoro con ritmi di liscio e di canzone popolare. E infatti con “la padrona mia” il cantautore imbraccia la fisarmonica dicendo «Questa l’abbiamo registrata con Flaco Jimenez, il principe del Tex Mex».

borgo_futuro_vinicio_capossela_peppe_cotto-8-325x217Per “Femmine”, dal sound southern, il cantante chiede l’aiuto del pubblico: «Visto che non potete fare niente battete almeno le mani, mi raccomando… igienizzate. E battete solo le vostre, non quelle del vicino». Tra i brani più toccanti la “Marcia del camposanto” per cui l’artista si siede al piano, e poi l’attesissima “Il ballo di San Vito” introdotta dai versi di Lucrezio sul terremoto e da un assolo tellurico del percussionista Peppe Leone (al contrabbasso invece Andrea Lamacchia). “Il povero Cristo” la dedica all’ex sindaco di Riace Domenico Lucano, alla gogna mediatica per la questione rifugiati.

borgo_futuro_vinicio_capossela_peppe_cotto-4-325x217Con “Il testamento del porco maiale” vuole invece celebrare anche il ciauscolo e, al termine del brano, chiama sul palco un ospite per suonare uno strumento alquanto inusuale: una tromba di cotiche. Ecco svelato il mistero del bastone d’ossa: con addosso un grembiule a scacchi rossi e bianchi entra in scena Peppe Cotto, il famosissimo macellaio di Loro Piceno Giuseppe Dell’Orso, che accompagna Capossela suonando la pelle dell’animale proprio su uno dei brani più famosi, “Ovunque proteggi” che chiude anche lo spettacolo. Gli applausi arrivano gloriosi e, da sotto il suo cappello, Capossela saluta tutti e se ne va accompagnando un impalato Peppe Cotto verso l’uscita. Gli spettacoli di Borgofuturo si spostano a Colmurano dove stasera è atteso Giobbe Covatta (leggi il programma completo) mentre nel teatro di Urbisaglia arriverà la programmazione del TAU – Teatri antichi Uniti – un’altra splendida occasione per vivere intensamente la magia di un posto veramente unico.

capossela-urbisaglia

borgo_futuro_vinicio_capossela_peppe_cotto-3-433x650



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X