Ok alla variante in contrada Acquevive,
nuova sede per la Banca di Macerata:
ma si annuncia una battaglia legale

MACERATA - Due proprietari dell'area Pip Valleverde hanno inviato una diffida, tramite il loro legale, a tutti i consiglieri comunali a non procedere all'approvazione (che invece è passata oggi con 15 voti a favore e 4 contrari). Nuova puntata della querelle col Comune

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L’area di Valleverde vista dall’alto

 

La Banca della Provincia di Macerata avrà la sua nuova sede in contrada Acquevive, a ridosso della Carrareccia. E’ quanto ha stabilito oggi pomeriggio il Consiglio comunale approvando, a maggioranza, una variante parziale al Piano regolatore generale tramite Suap. Variante che molto probabilmente porterà a contenziosi giudiziari. Proprio ieri infatti era stata fatta pervenire al Comune e a tutti i consiglieri una diffida a non procedere all’approvazione, presentata dall’avvocato Tina Maria Fusari per conto di due proprietari di altre lottizzazioni, poco distanti da quella di contrada Acquevive, le aree del Pip Valleverde. Nuova puntata della querelle tra il Comune e i proprietari dei terreni dell’area di Piediripa, con la banca che si trova ad essere spettatrice suo malgrado. 

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La norma contestata mostrata dall’assessore Paola Casoni

In streaming oggi pomeriggio erano presenti 23 consiglieri, 19 hanno votato e 4 si sono astenuti. Quindici i favorevoli e quattro i contrari. Nello specifico hanno dato l’ok tutti gli esponenti del Pd presenti (Chiara Bisio, Ninfa Contigiani, Paolo Micozzi, Paola Ottaviani, Renato Rocchi, Caterina Rogante, Alessia Scoccianti, Mirella Staffolani, Aldo Tiburzi e il sindaco Romano Carancini) tranne Paolo Manzi che si è astenuto; Ulderico Orazi (Italia Viva), Anna Menghi, Luciano Pantanetti e Marco Menchi (La città di tutti), e Ivano Tacconi del gruppo misto. Contrari i tre del M5S, Paolo Renna di FdI e Riccardo Sacchi di Forza Italia. Astenuti oltre a Manzi, Maurizio Mosca (Città viva), Marco Foglia dell’Udc e Michele Verolo (A sinistra per Macerata). La Banca della provincia di Macerata sul finire del 2019 aveva presentato istanza per una variante parziale del Prg, attivando la procedura del Suap, per realizzare appunto la nuova sede in contrada Acquevive.

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L’avvocato Tina Fusari

Tutta la questione, in pratica, ruota a attorno a queste tre norme: l’articolo 11, comma 1, della legge regionale 22/2011,(«non possono essere adottati nuovi Prg o varianti ai Prg vigenti, anche con il procedimento gestito tramite lo Sportello unico per le attività produttive (Suap), che prevedono ulteriori espansioni di aree edificabili in zona agricola nei Comuni che non hanno completato per almeno il 75 per cento l’edificazione delle aree esistenti con medesima destinazione d’uso urbanistica»);  l’articolo 8 del decreto del presidente della Repubblica 160/2010 («Nei comuni in cui lo strumento urbanistico non individua aree destinate all’insediamento di impianti produttivi o individua aree insufficienti, fatta salva l’applicazione della relativa disciplina regionale, l’interessato può richiedere al responsabile del Suap la convocazione della conferenza di servizi»); l’articolo 26-quater della Legge regionale 34/1992 («Nei Comuni in cui lo strumento urbanistico non individua aree destinate all’insediamento di impianti produttivi o individua aree insufficienti o inadeguate rispetto alle esigenze derivanti dal piano di sviluppo aziendale, l’interessato chiede al responsabile del Suap la convocazione della conferenza dei servizi). Viste queste norme, secondo i proprietari dei lotti a Valleverde e l’avvocato che ha presentato la diffida, questa variante sarebbe illegittima, perché prevedendo la trasformazione di una porzione di area agricola in produttiva/direzionale, violerebbe il divieto di edificare in nuove aree senza aver prima completato per il 75% quelle esistenti.

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L’assessore Paola Casoni oggi in Consiglio

Che è proprio il caso di Valleverde, la maestosa cattedrale nel deserto, che nata con le intenzioni di diventare un’area industriale di primissimo piano, ad oggi è uno dei più grandi flop urbanistici della città. L’avvocato che assiste i proprietari dei lotti, quindi, oltre a lamentare una mancanza di comunicazioni da parte del Suap («Il procedimento è stato condotto, anche profittando della emergenza Covid, in modo da evitare che le parti interessate potessero venire tempestivamente a conoscenza del prosieguo», ha scritto Fusari), denuncia «i plurimi ed ingentissimi danni che da un così viziato provvedimento, se e qualora avvalorato dal Consiglio comunale, deriverebbero ai proprietari dei lotti liberi a destinazione direzionale e terziaria insistenti nel Pip Valleverde», ricordando che i suoi assistiti «solo per il pagamento della quota parte dei costi occorsi per le opere di urbanizzazione e per il funzionamento del Consorzio Valleverde hanno già versato ben 1.204.500 euro». Tutte le argomentazioni dei consiglieri contrari o dubbiosi sull’approvazione della variante hanno girato in pratica intorno alle argomentazioni prodotte nella diffida. Mentre il sindaco Romano Carancini ha parlato di «diffida a orologeria», affidandosi per la parte tecnica alla decisione ai dirigenti e agli enti (Provincia e Regione in primis) che hanno dato il via libera alla variante, specificando dal lato politico che l’amministrazione «è dalla parte del territorio e di chi fa gli interessi della città». Così come l’assessore Paola Casoni ha invocato sempre l’articolo 26-quater della Legge regionale 34/1992 (lo stesso citato nella diffida) per dire che è proprio grazie a questo che la variante è legittima, perché la Banca non avrebbe altre aree disponibili che rispondano alle esigenze derivanti dal piano di sviluppo aziendale. E ha ricordato che sono stati concessi 9.700 metri cubi di edificazioni a fronte dei 27mila possibili, «in sostanza – ha concluso – si tratta di una riqualificazione dell’area». Insomma, stesse norme e interpretazioni diverse e il Consiglio ha scelto di stare con l’amministrazione. Vedremo se ci sarà un seguito e come andrà a finire.

(Redazione Cm)


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