E’ morto Ugo Caggiano,
pittore del fiabesco e del visionario

URBISAGLIA - Si è spento a 80 anni nella sua abitazione dopo una lunga malattia. I ricordi della figlia Alessandra e dell'amico Carlo Fammilume. Mario Monachesi gli ha dedicato una poesia
- caricamento letture
ugo_caggiano-1-300x400

Ugo Caggiano

 

di Francesca Marsili

«L’arte mi ha salvato, mi ha fatto vivere e stare bene». Si è spento con queste parole, a 80 anni Ugo Caggiano, pittore e scultore tra i più rappresentativi dell’arte contemporanea maceratese. E’ morto questa mattina nella sua dimora di famiglia a Urbisaglia, dopo aver affrontato una lunga lotta contro la malattia. Lascia i suoi quattro figli Franca, Veronica, Alessandra e Luca oltre alla sua ex moglie Enza.

Nato a Petriolo, è stato tra gli artisti più conosciuti e riconosciuti del nostro territorio e di tutta la regione. Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Macerata, è stato dal 1992 al 1997 professore all’Accademia di Belle arti di Roma dove ha insegnato pittura e decorazione. Molteplici le sue partecipazioni a mostre e concorsi con una parentesi dedicata alla fotografia oltre ad una collaborazione con la Rede Guzzini di Recanati per la quale ha realizzato una serie di orologi a rilievo. Caggiano, vantava un percorso espositivo ultradecennale, con la partecipazione a premi, rassegne, personali e collettive in tutto il territorio nazionale. Alcune sue opere sono esposte in prestigiose collezioni private e in diversi musei tra i quali: Museo di Dunkerque (Francia), Museo Remo Brindisi (Lido di Spina Ferrara), Fondazione Sapone (Caserta). La matrice della sua espressione era quella del linguaggio visionario, fantastico, immaginario, con un rapporto privilegiato per il racconto fiabesco, ludico, leggero e gioioso. Il suo lavoro partiva da esperienze personali, da motivazioni affettive e ricordi d’infanzia. Iconiche e colorate di memoria le sue “pietre miliari” dipinte, nate dai ricordi di gioventù.

ugo_caggiano-2-300x400

Ugo caggiano con la figlia Alessandra

«Le colonnette o “termini stradali” sono stati per tutta la mia adolescenza un porto franco – raccontava Ugo Caggiano- Quando tra amici andavamo a “rubare” l’uva o altra frutta e i contadini accortosi ci rincorrevano, raggiungere la strada e sedersi su quelle pietre provinciali oltre che riposarsi significava essere salvi. “Qui non ci potete toccare” dicevamo con sfida a loro. Da adulto, un giorno mi fermo sul ciglio di una strada con la mia auto ma, al momento di ripartire qualcosa ostacola il mio avvio. Tra l’erba scopro e rivedo una di queste pietre. “Queste mi appartengono”, mi dico immediatamente perché allora non ridarle una nuova vita, non farla vibrare ?».

Amava i gatti, li considerava fratelli, ne aveva a decine nella sua casa di Serrapetrona distrutta dal sisma. Da qui, poco prima del crollo nel 2016, era riuscito a trarre in salvo 500 sue opere. «Papà è sempre stato un uomo curioso, nulla ai suoi occhi era indifferente, anche un semplice fiore. Un guerriero, ha sempre lottato per due cose: l’arte e libertà» è il ricordo della sua terzogenita Alessandra. Ugo Caggiano, con i suoi lunghi capelli bianchi ed il basco da pittore francese, è stato un artista eclettico, gentile, divertente, ogni sua esposizione era un esplosione di colori. Gustando il suo lavoro si può senz’altro certificare che molto spesso la natura mette il segno o il disegno e lui, la luce, la musica, la voce, la poesia. Arrivano proprio da questi binomi le “sculture semoventi”, le “fiabe simboliche”, gli “orologi”, le “pietre miliari”.

ugo_caggiano-3-325x325

Una delle sue opere

«E’ stato un grande artista, uno dei migliori del panorama astrattista italiano. Buono, sensibile e vulcanico – ricorda commosso Carlo Fammilume, docente in pensione di educazione artistica, suo grande amico sin dai tempi dell’accademia- Non ha mai abbandonato l’arte neppure durante la malattia. Poco tempo fa mi aveva chiesto se mi andava di dargli una mano a organizzare una mostra perché non si sentiva tanto in forze. Caggiano era unico, rappresentava le Marche. La sua pennellata era sensibilità».

All’uomo e artista Ugo Caggiano nei giorni della sua malattia, il poeta maceratese Mario Monachesi, aveva dedicato una poesia.
Il cielo quello limpido, quello affollato di angeli è sempre stato il viso di Ugo. Dell’uomo e dell’artista Ugo Caggiano.

“Si, Ughetto, quel cielo assolato sopra le nostre colline, o quello stellato di tante notti estive, è sempre stato il tuo viso, la tua anima, il tuo cuore.
Cioè l’immensa e speciale persona che ci hai regalato come amico, come fratello, come pittore e come musicista.
Struggente ogni volta il tuo sax, con quelle note generose ed uniche che sapevano di bellezze sconosciute a noi incantati ascoltatori, a noi tuoi felici ospiti.
ugo_caggiano-4-325x244Con la volontà di procedere sulla tela, hai trovato la tua strada, poi dipanata tra “Pietre miliari” e sogni mossi dal vento.
Con i colori e i “giochi” hai allestito l’infanzia mai avuta, hai sconfitto il dolore passato. Il tuo e quello di tutti, anche il nostro.
Soldato armato d’arte e disarmato per la pace, i capelli lunghi come pioggia d’autunno, il foulard come amata bandiera, la barba fino al colore della neve, il sigaro quale piccolo fuoco per la sera, ma la bontà e lo sconfinato amore per il mondo, per il filo d’erba come per il piccolo agnello ti ha reso alla moda, quella vera, per cui hai da sempre lavorato con poesia ed onestà.
Mai un giorno hai smesso, su ognuno di noi e su ogni cosa, il tuo sguardo da bambino. Hai diviso con tutti questa ricchezza che per tutta la vita hai confezionato con dipinti e sculture
Ugo, Ughetto, sei il sorriso dell’arte che mai piu smetterà.
Tu abbraccio come si abbraccia la primavera, tu sei sempre stato questa stagione”.

 



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X