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Una vita da barman in centro,
Pierino Cammertoni ai saluti

MACERATA - Volto storico della città, è andato in pensione dal 1 febbraio. Dal Mercurio al Venanzetti, fino al Romcaffè: ha portato con sé gentilezza, garbo e rispetto
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Pierino Cammertoni

 

di Maurizio Verdenelli

A Macerata poco prima dei formidabili (a posteriori) anni ’80, c’era un magnifico trio di barman. Entusiasti, pieni di idee e di talento, disposti a gettare il cuore, ogni volta, aldilà dell’ostacolo. I nomi? Franco Simoncini, il leader; Ruggero Rita, la ‘seconda guida’ e Pierino Cammertoni, il più giovane, dotato di una capacità di lavoro impressionante. Il loro laboratorio? Un caffè  in pieno centro, piccolo, ma con una nobilissima storica discendenza: il Mercurio. Un munitissimo fazzoletto di pochi metri quadrati, stretti tra la Loggia dei Mercanti e la Galleria del Commercio, con dependance importanti. La prima si trovava nel sottoscala dell’attiguo palazzo dove lavorava Genesio Paolucci agganciato da Pierino nel 1981: un magnifico pasticcere, una specie di quarto Beatles che faceva pervenire al piano superiore le sue leccornie magnificamente servite da Franco, Ruggero e Pierino, al Mercurio. Che un bel giorno, dato il successo, raddoppiò. Venne creato un piano rialzato con tavolinetti, appropriati arredi e quadri di bravi artisti locali. A ‘divorarsi’ quotidianamente la breve ma tortuosa scala tra piano terra e soffitto fu naturalmente, lui Pierino. Pronto, rapido, pieno di premure verso ciascuno della folla in costante aumento, dei clienti di cui conosceva ogni minimo gusto. “Il solito, Pierino”. “Certo, architetto Mario”. “Agli ordini, signor sindaco”. “Avvocato Domenico, subito!” ‘Onorevole, è pronto!’. E via elencando. Nulla sfuggiva al forbitissimo Cammertoni. Credo fermamente che in qualsiasi giorno od ora di oltre 4 decenni d’attività non abbia mai sbagliato un che. Mai uno scatto, pur umanissimo, una parola che non fosse di estremo garbo e rispetto. Qualcuno azzardò: forse troppo. Ma il troppo per il giovane barista da Camporota di Treia non ha mai storpiato. E gentilissimo pure, ci sarebbe mancato! Con Franco e Ruggero.
A metà degli anni 80, poi il Mercurio ebbe improvvisamente la propria estate magica, dopo tante serate di ‘Bollicine’ sotto il Loggiato che rispetto ai giovedì di questi anni travagliosi e sgangherati di movida solo urlata, sono stati come il frac rispetto a jeans. In quell’estate qualcosa di straordinario accadde. Mercurio e Martini collaborarono nell’accoglienza in Galleria del Commercio. In un bel locale di proprietà di Simoncini e C, che poi sarebbe diventato enoteca, la Casa piemontese istituì la sua Terrazza maceratese. Pierino fu il cardine operativo, 24 H, di un’operazione che vide schierata la Martini & Rossi sponsor della Stagione lirica, lavorando a fianco dell’agente territoriale Benito Striglio (ricordate i Gran Galà al Green? Oh yes!) e naturalmente di Franco e Ruggero. Una sola estate, tuttavia meravigliosa prima che lo Sferisterio perdesse l’aperitivo più famoso del mondo avendo scoperto la Company torinese, report commerciali alla mano, ciò che appena qualche anno prima aveva scoperto Berlusconi. Che, cioè, ci si perde di brutto sponsorizzando l’opera lirica. Tuttavia altre imprese aspettavano il Magnifico Trio (+1). Agli inizi degli anni ’90, ecco l’operazione ‘Venanzetti’. L’apertura del nuovo Gran Caffè Simoncini (che l’indimenticabile Marco aveva segnalato al padre Franco come il locale originariamente si chiamasse con quello che era pure il loro cognome). Grafica del maestro Giancarlo Corvatta, lampadari in puro stile viennese a cura del ‘Lumaio’ Simoncini, fratello di Franco.

La sala al secondo piano del Caffè Venanzetti

Figli entrambi degni di un padre che aveva così bene arredato l’ impianto comunale di macelleria, da far esclamare al sindaco ammirato per tanta opera: «Simoncini mio, che macello hai fatto!». Un ossimoro non voluto che divenne fatidico nei decenni a venire. Con il ‘Simoncini’ made in Vienna, Macerata divenne per moltissime sere la destinazione di chi voleva passare un’ora davvero glamour. Il secondo piano, arredato con salotto Frau, era prenotatissimo ogni volta. E tra la folla dei clienti, Pierino Cammertoni giganteggiava come un perfetto cameriere in stile Liberty così come appariva quasi tolto di peso da un dipinto della Belle Epoque. Anni belli che purtroppo non durarono. Tutto accadde dopo un Natale. «Scusa, Pierino, stasera sono troppo stanco per fare il mio turno…ci puoi pensare tu?». «Certo, signor Franco, non si preoccupi. Riposi pure». Sono stato personalmente presente ad almeno una di quelle telefonate. La stranezza di tali forfait, senza precedenti in tanti anni di lavoro, veniva però giustificata da tutti, a cominciare da Pierino, con il fatto che la stanchezza di Franco derivava dall’aver faticato al solito molto intorno ai suoi meravigliosi pacchi natalizi preparati tradizionalmente per l’entusiasta clientela. In realtà si trattava di ben altro, e tragico. Con la morte del lider maximo del Magnifico Trio, e il ritiro di Ruggero e di Genesio che aveva conquistato con i suoi dolci papa Wojtyla e Spadolini, finì un’epoca d’oro. Addio Gran Caffè Simoncini, addio allo struscio e all’aperitivo propedeutico al vicino cinema Italia, già palestra d’idee di un futuro Premio Oscar, addio a Macerata granne, addio ai cari superstiti vitelloni eredi di un costume antico e rispettato, addio, addio! Tuttavia il granitico Pierino ha resistito eroicamente fino al 31 gennaio scorso sul ‘fronte’ di un centro storico che aveva già iniziato a perdere i propri baluardi -al Centrale non c’era più il mitico Bernardo Teneriello. Cammertoni diede allora vita a quello ch’era stato il caffè in assoluto più chic (nei catering il proprietario utilizzava stoviglie in argento!). Il mitico Pompei divenne il bar di Pierino! Poi si spostò dall’altro lato di piazza Battisti. Non era, d’accordo, come ‘scoppiare’ manzonianamente dal Manzanarre al Reno, ma pur sempre trattavasi di un locale storico cittadino, il Romcaffè, che il nostro ‘piccolo grande uomo’ (altro che Pierino così come inteso nella visionarietà italiota!) ha illustrato con la propria laboriosità. C’è stato, infine, un momento in cui tutti a Macerata hanno temuto per la salute di Pierino, messa a repentaglio proprio dal suo iperattivismo. Così quando è potuto rientrare al lavoro, dopo una lunga e perigliosa degenza ospedaliera intervistato come si conviene, dai cronisti, il piccolo, grande Stakanov maceratese, ha confessato tutta la tenerezza del proprio cuore: «Una lacrima, signori, la confesso: mi è scesa quando rientrato al Romcaffè, ho indossato il mio abito da lavoro». Buona pensione, signor Piero Cammertoni, ci mancherai. Il centro non è già più esattamente lo stesso senza il tuo rassicurante ‘Buongiorno’, ogni mattina.

 

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