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Giorno del ricordo, polemica a Civitanova:
«Questa è controcultura a senso unico»

AL CONSIGLIO comunale aperto indetto al liceo Da Vinci, lo stesso teatro della diatriba tra il prof sospeso e l'Anpi, Marsilio Marsili (Articolo 1) ha preso la parola per criticare l'impostazione data dall'amministrazione comunale. Dura la risposta di Morresi
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Il battibecco tra Marsilio Marsili e Claudio Morresi

 

di Laura Boccanera

Giorno del ricordo fra le polemiche. Battibecco durante il Consiglio comunale aperto di stamattina che ricordava le vittime delle foibe in programma nell’aula magna del Liceo Da Vinci (leggi l’articolo). Non bastava la polemica fra il docente di storia del liceo Matteo Simonetti e l’Anpi, il liceo civitanovese torna ad essere teatro incolpevole di un’altra diatriba, stavolta a parti inverse. Protagonista Marsilio Marsili di Articolo 1 presente questa mattina all’incontro istituzionale organizzato dalla presidenza del Consiglio comunale in collaborazione con le scuole per ricordare la tragedia degli esuli dalmati e istriani con ospite anche Paolo Hinna, figlio di Adriana Carloni testimone diretta di quel fatto storico. Il battibecco scoppia al termine della celebrazione, dopo le testimonianze e i lavori dei ragazzi degli istituti scolastici della città. Marsili chiede la parola criticando le modalità dell’evento definendolo una «giornata di contro cultura a senso unico». Dichiarazione a cui ha ribattuto il presidente del Consiglio comunale Claudio Morresi, ribadendo che l’intervento era una «polemica gratuita e fuori luogo che dà – ha aggiunto – uno spettacolo poco edificante ai ragazzi».

Il Consiglio aperto al liceo Da Vinci

Un battibecco durato pochi minuti e poi rientrato, ma Marsili non ci sta a passare da facinoroso e con una nota stampa precisa ciò che avrebbe voluto dire in quella sede. «Non si può ragionare dei tragici eventi delle foibe senza inquadrarli nella storia dell’Istria e della Dalmazia di quegli anni – sottolinea Marsili –  in particolare vanno valutate le vicende alla luce di come ha operato il regime fascista in quel confine, aggravato poi anche dall’invasione nazista con la costituzione della zona di operazioni sul litorale slavo. Vi è stata una esasperazione delle angherie e della violenza nei confronti della popolazione di quei luoghi dal 1919 in poi, con copertura da parte del regime totalitario italiano. Vi è stata la persecuzione feroce di minoranze linguistiche ed etniche ma la persecuzione anche del movimento dei lavoratori e di ogni opposizione politica e sociale, fino alla pretesa di snazionalizzare il popolo sloveno, seguendo nostre tendenze maturate da decenni, alle quali si è aggiunta la persecuzione degli ebrei.  Dopo l’8 settembre arrivarono appunto i nazisti e le nostre milizie si misero al servizio delle Ss, la situazione peggiorò ulteriormente. In questo clima – continua ancora Marsili – è maturata la furia del rancore e della vendetta che si è scatenata anche su innocenti oltre che sui reali responsabili del sangue e dell’oppressione dei decenni precedenti di cui appunto la Risiera di San Sabba di Trieste è un emblema tragico. Direi quindi che i tragici eventi di cui il regime italiano innanzitutto e poi le popolazioni slovene e complessivamente slave sono state alternativamente carnefici e vittime dovrebbero rafforzare i valori della nostra Carta Costituzionale che aborrisce la guerra e la violenza, si fonda sul lavoro, sul rispetto della persona e la sua valorizzazione, sulla libertà dal bisogno e sulla salvaguardia dell’ambiente di vita. La verità storica – conclude – è fondamentale per superare il clima di odio che sta avvelenando il paese ed in tal senso vanno accolte le esortazioni del Presidente della Repubblica per superarlo. Questo era quello che avrei voluto dire e non mi è stato permesso».

Giornata del ricordo, dal diario di un’esule dalmata un insegnamento per i ragazzi

Vicino al sindaco Fabrizio Ciarapica, il presidente del Consiglio comunale Claudio Morresi

Caos al convegno del liceo, sospeso il prof Simonetti: «La causa è un post su Facebook»

 

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