Rifiuti speciali, Confindustria:
«A fine mese chiuderà l’ultima discarica,
costi enormi per le aziende»
MACERATA - A lanciare l'allarme il direttore Gianni Niccolò che sottolinea anche il tema delle macerie nella ricostruzione privata: «Saranno migliaia di tonnellate, dobbiamo pensarci ora». L'associazione di categoria chiede maggiore attenzione dalla Regione e dà indicazioni per le prossime elezioni: «Ci vuole una squadra competente, la politica metta insieme le eccellenze manageriali». La nomina del nuovo presidente a gennaio
di Alessandra Pierini
Un territorio nel pieno dell’emergenza terremoto, che dal prossimo anno non avrà più una discarica dove smaltire rifiuti speciali e una scarsa attenzione della politica alle necessità delle aziende. E’ questo il quadro tracciato dal direttore di Confindustria Gianni Niccolò, nel corso del consueto appuntamento di Natale con la stampa. Questa volta non c’era però il presidente in scadenza Gianluca Pesarini, rimasto imbottigliato nel traffico. Il suo successore sarà nominato a gennaio e dovrebbe essere, salvo sorprese, Domenico Guzzini.
«A fine dicembre chiuderà la Sogenus – ha detto Niccolò – quindi la provincia di Macerata non avrà più una discarica per i rifiuti speciali. Questo vuol dire che i costi per le imprese aumenteranno del 150% e correranno anche grossi rischi penali. Per non parlare del fatto che si parla di economia circolare ma poi alla luce dei fatti, in questo modo, si interrompe il ciclo di recupero del rifiuto. Il tema viene affrontato in modo frastagliato e in un regime di confusione. Così mentre per i rifiuti urbani si fa di tutto per quelli speciali non si fa nulla. Intanto a Copenaghen, un’azienda italiana ha realizzato campi da sci sul tetto del termovalorizzatore». Per non parlare delle macerie che proverranno dalla ricostruzione privata. «Saranno migliaia di tonnellate, che ne faremo? Se non ci pensiamo ora poi sarà troppo tardi». E sempre a proposito di terremoto, Confindustria ha proposto la Zes (Zona economica speciale) proponendo un emendamento al decreto Sisma. «Crediamo sia lo strumento eccezionale che serve ma non è stato capito». In un clima economico difficile, Niccolò vede un punto di forza nella Shoes Valley, progetto di marketing territoriale con visione integrata.
«Ci saremmo aspettati maggiore attenzione dalla Regione e anche quando lo abbiamo presentato a Roma, esaltando il ruolo del made in Italy abbiamo notato una certa freddezza dei nostri rappresentanti politici». In vista delle elezioni per il nuovo governo regionale, Niccolò non si sbilancia su candidati e schieramenti (come ha fatto invece l’ex presidente di Confindustria Germano Ercoli che ha lanciato la candidatura del sindaco di Civitanova Fabrizio Ciarapica) ma di una cosa è certo: «Per le Marche serve una squadra di persone competenti. La politica deve avere la sapienza di mettere insieme le eccellenze manageriali, non seguendo le strade consuete fatte di stessi uomini e stesse modalità». Il direttore richiama anche l’attenzione della macchina amministrativa: «Funzionari e dirigenti devono avere una maggiore sensibilità verso le imprese. Si allenino a rispondere prontamente, meglio un no immediato che un sì ritardato di mesi». Nel mirino anche il sistema bancario: «La crisi di Banca Marche continua a trascinare con sé diversi feriti. E’ vero che la crisi ha preparato gli imprenditori ad affidarsi meno possibile al sistema bancario. Crowdfunding, mini bond e sperimentazione sono una forma di finanza, non creativa, ma neanche ordinaria, su cui bisogna puntare. Allo stesso tempo il sistema creditizio dovrebbe mostrare maggior rispetto verso le aziende, non indulgenza, rispetto». Per finire il progetto di fusione di Confindustria in una unica struttura regionale: «La proposta ha ripreso vigore e ci muoveremo in quella direzione in modo condiviso».

