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«Burchio, nessuna irregolarità»
Il Tar dà ragione al Comune

PORTO RECANATI - Rigettato il ricorso di Italia Nostra sulla variante bis al piano regolatore. La soddisfazione del sindaco Mozzicafreddo: «Dimostrata la correttezza dei comportamenti dell'amministrazione comunale e della Provincia»
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Il sindaco di Porto Recanati Roberto Mozzicafreddo

 

Via libera alla variante bis del Burchio. Il Tar ha respinto il ricorso presentato da Italia Nostro contro il Comune di Porto Recanati e la Provincia. In particolare l’associazione aveva impugnato la delibera del 31 gennaio 2018, il decreto del presidente della Provincia del 12 gennaio 2018 e altri gli atti precedenti. «E’ con viva soddisfazione – commenta il sindaco Roberto Mozzicafreddo – che L’amministrazione comunale ha letto la sentenza. Il Tar ha rigettato tutte le osservazioni proposte dal ricorrente rilevando la correttezza dei comportamenti dell’amministrazione comunale di Porto Recanati e della Provincia, riconoscendo di conseguenza come valido l’iter percorso». L’amministrazione comunale di Porto Recanati era difesa nel ricorso dagli avvocati Mario Sanino e Mario Cavallaro. Mentre la Provincia dagli avvocati Franco Gentili e Silvia Sopranzi per la Provincia e Italia Nostra dai legali Paolo Pittori, Raffaele Bifulco, Federico Mazzarella. La seconda variante al piano regolatore, necessaria per portare a termine il progetto della Coneroblu di realizzare una struttura turistico-ricettiva, era stata approvato a gennaio 2018. E faceva seguito alla prima variante approvata dal Comune nel 2014, poi annullata in autotutela e definitivamente cassata anche dal Consiglio di Stato. All’epoca i giudici scrissero che il Comune aveva «del tutto omesso di considerare il gravissimo, negativo impatto sul delicato equilibrio del territorio». Secondo Italia Nostra però la nuova variante non avrebbe fatto altro che ripresentare più o meno lo stesso progetto presente nella prima, con le stesse criticità che avevano portato all’annullamento. Per i giudici però le varianti sono diverse: «Il piano di lottizzazione si è ridotto da 344.265 metri quadri a 226.165 ed è stata introdotta una zona agricola. La volumetria è dimezzata, con un monitoraggio per controllare la compatibilità dell’edificazione». Da qui il rigetto del ricorso, in attesa di un eventuale appello al Consiglio di Stato.

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