«Mercato del lavoro,
bisogna essere come Ulisse:
tecnica e metamorfosi»
CAMERINO - Il suggerimento del filosofo Cesare Catà durante L' incontro organizzato dalla scuola di studi superiori universitaria Carlo Urbani a Unicam. L'imprenditore Stefano Parcaroli: «Servono competenze fondamentali, capacità di risolvere problemi, sguardo aperto e creatività»

Cesare Catà e Stefano Parcaroli
di Monia Orazi
Per trovare lavoro bisogna essere come Ulisse, l’uomo dal multiforme ingegno che riuscì ad ingannare i troiani, regalando un cavallo in legno, con i soldati nascosti all’interno, che fecero cadere Troia. Ne hanno parlato questo pomeriggio ad Unicam il filosofo Cesare Catà con Stefano Parcaroli, giovane direttore generale del gruppo Med Store, tra i primi in Italia ad introdurre Apple, nel corso di un incontro organizzato dalla scuola di studi superiori universitaria Carlo Urbani. Stefano Parcaroli ha tracciato un quadro delle nuove competenze necessarie per le sfide del lavoro contemporaneo: «Ho avuto la fortuna di nascere dentro ad un’impresa, da rivenditori abbiamo iniziato a sviluppare soluzioni innovative per le aziende, con un reparto ricerca e sviluppo, utilizzando le nuove tecnologie. La nostra filosofia è quella di credere nelle nostre idee, ad esempio nel turismo ed enogastronomia abbiamo introdotto innovazioni tecnologiche e la ricerca dell’autenticità delle Marche, dai prodotti alle attività». In un mondo che si evolve alla velocità della luce, le maggiori difficoltà in Italia sono date dalla mancanza di fattori di competitività, ma il nostro per Parcaroli è un popolo di innovatori: «Un’azienda chiede a chi cerca lavoro le competenze orizzontali che non si imparano studiando, ma che il proprio percorso di studi aiuta a sviluppare. Serve poi la capacità di risolvere i problemi, uno sguardo aperto e tanta creatività. Indispensabile è il lavoro di squadra, il mondo è troppo complesso per affrontarlo da soli. Fondamentale porsi in una prospettiva di internazionalizzazione, vedere altre nazioni per avere un altro punto di vista. La soddisfazione e l’entusiasmo di chi ci lavora, sono il motore di un’azienda. Importante anche tenere presenti le proprie radici, portando il proprio valore aggiunto».
Ha poi preso la parola Cesare Catà che ha portato l’esempio di Ulisse, che pur non avendo forti capacità, grazie alla creatività, ideò la soluzione del cavallo di Troia per espugnare la città che sembrava invincibile. «Nell’imprenditorialità le competenze orizzontali sono sempre più urgenti- ha affermato – perché c’è un’evoluzione talmente veloce che anche se si è studiato con grande impegno all’università, quelle competenze potrebbero essere obsolete. Occorre imparare ad affrontare il cambiamento, non bastano solo le competenze, si deve superare la staticità, acquisire la competenza alla metamorfosi, cioè la creatività. Il superpotere di Ulisse era appunto la creatività, il trovare soluzioni nuove a problemi vecchi, declinando le competenze tecniche, su un problema che prima non c’era. I grandi imprenditori del Ventunesimo secolo avevano la loro forza nell’unire alle competenze tecniche, la capacità visionaria di risolvere i problemi come Ulisse. La creatività non è una cosa astratta, ma ha un riscontro reale». La rivoluzione in atto nel mercato del lavoro è stata ben spiegata dal filosofo: «Prima il mercato del lavoro funzionava per protocolli, bravura nella tecnica da attuare per risolvere i problemi, ora il mercato del lavoro richiede di essere come Ulisse, la tecnica non è sufficiente, ci vuole la metamorfosi». Altri “ingredienti” del lavoratore che accetta la sfida della globalizzazione sono stati indicati da Catà: adattabilità, capacità di cambiare punto di vista, attitudine al lavoro di squadra, empatia, gentilezza, un rapporto equilibrato tra globale e locale, tenendo presenti i valori e le radici del luogo da cui si proviene, che rendono la persona qualcosa di unico. Catà ha concluso evidenziando il vizio capitale dei marchigiani, che non sanno valorizzare quello che hanno, rendendo frammentaria e nascondendo la loro identità quando vanno fuori.
…si si si, è proprio vero, ci vuole la “metamorfosi”, come sta avvenendo ultimamente in politica, oggi nero, domani rosso, altro che cavallo di Troia, così si è sempre a cavallo, nel modo più semplice e camaleontico possibile, che ci vuole, tanto è…per il bene dell’Italia. Nel lavoro idem, e come Ulisse che è “entrato a Troia” con l’inganno, e questo non giusta mai, nelle aziende, essere nel lavoro un soggetto che cambia natura, si, ogni volta che, magari, cambiano le opportunità, sempre ovviamente per il bene dell’azienda, si si, fantastico, come l’Odissea!! gv
A mio modesto parere questa impostazione attiene ad un aspetto,seppur importante,della questione lavoro, da guardare alla luce di tutti gli elementi che oggi caratterizzano il quadro generale e che la rendono sempre più complessa,fino ad investire gli stessi fondamenti classici del processo economico.