Paciotti, l’ad Calcinaro:
«Non chiudiamo la produzione»
Il sindacato: «75 giorni per trattare»
CRISI - Oltre un terzo dei 68 dipendenti dello storico marchio civitanovese è a rischio. L'amministratore: «Stiamo facendo il massimo per cercare una procedura che sia più indolore possibile cercando anche di salvare un comparto e quanti più collaboratori possibili. Il nostro fatturato regge, i margini però sono tutt'altro che positivi». La Cgil: «La maggior parte dei dipendenti coinvolti lavora lì mediamente da 20 anni»
di Laura Boccanera
Settantacinque giorni di tempo per trovare una strada tra sindacato e azienda per scongiurare il rischio esuberi per 24 lavoratori dell’azienda Paciotti. La storica azienda civitanovese, sorta nel Dopoguerra, nel 1948, ha visto l’apice negli anni ’80 e ’90, quando sotto l’estro di Cesare e la guida della sorella Paola il brand si è affermato a livello internazionale portando la scarpa con lo spadino ai piedi di mezza Italia. Oggi alla terza generazione tocca all’amministratore Marco Calcinaro, figlio di Paola, traghettare l’azienda verso una nuova conformazione, cercando di tenere in piedi radici e futuro. «Chiudere tutto e riaprire solo con il marchio sarebbe più facile e meno costoso – spiega l’amministratore Calcinaro – ma non è quello che vogliamo. Non è vero che vogliamo chiudere il reparto produttivo, abbiamo aperto una procedura di mobilità per un numero di addetti che è ampio, ma che alla fine si ridurrà a 24 unità. Ora ci sono 75 giorni di tempo per valutare il da farsi e per la contrattazione. Stiamo facendo il massimo per cercare una procedura che sia più indolore possibile cercando anche di salvare un comparto e salvaguardare quanti più collaboratori possibili. Fin dal 2013 quando l’azienda ha iniziato ad avere i primi cambiamenti avremmo potuto valutare strade diverse. La preoccupazione è anche nel rapporto coi nostri fornitori, queste notizie potrebbero dare la sensazione di un’azienda non affidabile, cercheremo però di dimostrare che abbiamo la solidità e l’affidabilità di sempre. Il nostro fatturato regge, i margini però sono tutt’altro che positivi». L’obiettivo del management ora quindi è rendere più flessibile la struttura: «se avessimo ordini maggiori sarei ben felice di assumere, e lo dico da imprenditore oltre che da datore di lavoro. Al momento non chiudiamo nulla e anche la filiera è salvaguardata». Ad oggi sono 68 i dipendenti dell’azienda, la mobilità riguarda 24 di loro, la maggior parte impiegati nel settore produttivo, una risorsa anche nella boutique della zona industriale. «La maggior parte dei dipendenti coinvolti lavora lì mediamente da 20 anni – aggiunge Vincenzo D’Alessandri della Cgil – nei giorni scorsi ci è stata inviata la procedura e abbiamo fatto una prima assemblea coi lavoratori. In questo frangente di tempo i lavoratori rimangono impiegati in azienda, abbiamo 75 giorni per la trattativa, purtroppo finirà proprio a ridosso delle festività natalizie. Ovviamente i dipendenti sono preoccupati, anche se dobbiamo riconoscere che questa azienda anche nei periodi peggiori non ha mai avuto problemi di pagamento degli stipendi».
Riduzione di personale alla Paciotti, un terzo dei dipendenti in mobilità
