Condanna Nvt, Carancini si difende:
«Contestati atti dell’era Meschini,
sentenza piena di contraddizioni»

MACERATA - Il sindaco dà la sua versione sul lodo arbitrale che ha stabilito un maxi risarcimento in favore della Nuova Via Trento. Con lui quasi tutta la giunta, esclusi Stefania Monteverde e Narciso Ricotta. «E' solo il primo tempo, la partita non è finita. Non siamo stati noi a voler arrivare allo scontro, ma la società privata. Abbiamo provato in tutti i modi ad evitarlo e ancora oggi siamo disponibili». I punti formali e sostanziali della vicenda esposti dal primo cittadino, compresi due errori macroscopici del Comune
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Il sindaco Carancini durante la conferenza stampa di questa mattina

 

di Giovanni De Franceschi (foto Fabio Falcioni)

«Una sentenza piena di contraddizioni che impugneremo e che in ogni caso non crea nessun tipo di problema al bilancio. Questo è solo il primo tempo, la partita non è finita». Così Romano Carancini sul lodo arbitrale contro la Nuova Via Trento spa, che ha condannato il Comune a un maxi risarcimento di circa 2,8 milioni di euro per il piano di recupero di via Trento. Il primo cittadino si è preso 48 ore di tempo dall’uscita del dispositivo per «approfondire e studiare» le oltre 100 pagine che lo compongono e oggi ha detto la sua. Non prima di aver dato conto dell’ennesima minaccia subita via social.

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Il sindaco carancini con gli assessori Iesari e Cardarelli

«Proprio stamattina – ha specificato – tra i tanti leoni da tastiera ce n’è stato uno che mi ha scritto “Aspettiamolo sotto casa”». Poi ha affrontato l’intera questione da solo, in una serie di punti, seppur al suo fianco ci fossero gli assessori Paola Casoni, Marika Marcolini, Marco Cardarelli, Mario Iesari e Alferio Canesin. Assenti (giustificati?) solo la vicesindaca Stefania Monteverde e Narciso Ricotta. Una vicenda, quella della riqualificazione di via Trento, iniziata con le migliori intenzioni nei primi anni Duemila con una partnership pubblico-privato e finita (come ormai la storia troppo spesso insegna: vedi il caso del polo natatorio di Fontescodella, solo per citarne uno) a carte bollate e senza alcun vantaggio per il pubblico. Al centro appunto la Nuova Via Trento spa, società che all’inizio vedeva anche una partecipazione (poi dismessa) del Comune del 20% e di cui l’azionista di riferimento è l’imprenditore Domenico Intermesoli. In sostanza, nell’idea originaria, a fronte di decine di migliaia di metri cubi di edificabilità (66mila per un controvalore di 7 milioni dell’epoca, il 2002, 35 milioni di oggi) concessi dal Comune al privato, questi avrebbe dovuto realizzare un restyling e alcune opere pubbliche nell’area. Il tutto ratificato da due convenzioni e un Piano di recupero. Nei fatti, però, l’edificabilità complessiva non è stata neanche terminata e di opere a favore della collettività non c’è traccia. «E questo è scandaloso», parole di Carancini. In mezzo ci sono due macroscopici errori del Comune, sotto la guida di Giorgio Meschini, e un rapporto deteriorato fino allo scontro con il privato. Scontro che ha portato appunto al lodo e alla successiva condanna risarcitoria.

carancini_nuova_via_trento_foto_ff-3-325x244Il primo punto preso in considerazione da Carancini riguarda l’aspetto formale del lodo stesso. «Tra le tante contraddizioni che emergono – ha esordito il sindaco – ce n’è una che vorrei evidenziare: il difetto di giurisdizione. Secondo noi questa era materia per il Tar e non per un lodo arbitrale, tanto che è pendente un ricorso in Cassazione su questo. Ed è un aspetto che emerge anche leggendo il lodo, dove gli arbitri spendono quasi 50 pagine per giustificare la loro giurisdizione, salvo poi basare la condanna su atti amministrativi». Subito dopo è entrato negli aspetti sostanziali. A cominciare dall’entità esatta del risarcimento, 2.8 milioni sono il netto per così dire. «Non si arriva a 4 milioni – ha specificato il primo cittadino – ma a circa 3 milioni. Questo perché il 5% di interessi bancari non va calcolato anno per anno dal 2010 ad oggi, ma una sola volta. Quindi ai 2,8 milioni vanno aggiunto 190mila euro, più 30mila euro circa di interessi legali». Più ovviamente le spese legali, che il lodo ha compensato tra le due parti. «Inoltre – ha aggiunto – questa condanna non avrà effetti negativi sul bilancio, perché il risarcimento è coperto dal fondo contenzioni accantonato». E qui andrebbe aperto un altro capitolo su tutta la polemica con i revisori dei conti, che avevano bocciato il bilancio proprio perché avevano considerato troppo esiguo il fondo rischi.

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Presenti gli assessori Marcolini, Casoni, Iesari, Cardarelli e canesin

Comunque, Cardarelli ha specificato che a disposizione ci sono 3,5 milioni spalmati in due bilanci, il consuntivo del 2018 e il preventivo di quest’anno. Quindi il risarcimento sarebbe coperto. Ma, una volta che il lodo sarà depositato in tribunale e ne verrà riconosciuta la correttezza formale, se la Nvt pretendesse il pagamento del risarcimento, il Comune sarebbe obbligato a pagare tutto e subito? «Questo è un aspetto impossibile da chiarire adesso», ha risposto Carancini, lasciando intendere che l’amministrazione ha qualche carta da giocarsi, oltre all’appello che di fatto sospenderebbe l’esecutività del lodo. Rimanendo sempre in tema soldi, «Ntv – sottolinea il sindaco – aveva chiesto un risarcimento di circa 8,5 milioni che, solo casualmente (era ironico, ndr), corrisponde all’esposizione debitoria che la società ha con le banche. Di questo il lodo ne ha riconosciuto appena un terzo, il che da una parte giustifica e legittima la nostra resistenza in giudizio, dall’altra mi fa dire che la partita non è finita».

nuova-via-trento-carancini1-325x217Capitolo errori e responsabilità. «I fatti contestati – chiarisce subito il primo cittadino – si basano tutti su atti precedenti alla mia amministrazione, l’ultimo preso in considerazione dal lodo infatti risale al marzo 2010. Anzi un nostro atto c’è ed è la restituzione dell’ex Vam, la Nvt ce lo aveva chiesto a gennaio del 2011, glielo abbiamo ridato appena tre mesi dopo». E qui va fatta una specificazione sul palazzo dell’ex Vam, visto che parte del risarcimento (690mila euro) è stata imputata proprio al fatto che l’edificio, secondo gli accordi di programma, sarebbe dovuto passare al privato già dal 2004. Da qui il mancato affitto calcolato nel risarcimento. E così si arriva al vero nodo della questione, quello su cui si basa la parte più consistente del risarcimento (2,1 milioni abbondanti): la palazzina C, l’ultima sul versante nord di via Trento, quella dalla forma appuntita e la bretella che l’avrebbe dovuta costeggiare per collegare la via con la viabilità di Villa Potenza. «La mancata realizzazione da parte del Comune della bretella di collegamento con via Murri – specifica Carancini – non ha nessun rilievo rispetto alla condanna. Non c’entra niente, tanto che la Nvt non l’ha neanche richiesta. La bretella faceva parte del Piano di recupero come opera pubblica ed era facoltà del Comune farla o non farla. Il punto è un altro. Nella prima versione del Piano di recupero la bretella era stata pensata accanto alla palazzina C, con una certa pendenza. E in questo caso la palazzina avrebbe dovuto avere un tot di volumetria interrata e il resto fuori. Più avanti si è scoperto che la strada così progettata era troppo in pendenza secondo la normativa, e nel 2007 è stato cambiato il Piano di recupero, con una nuova bretella più staccata dalla palazzina e differenti volumetrie tra interrate e non per la palazzina stessa.

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Il punto dove era prevista la bretella

Quando però nel 2010 Ntv ha chiesto e ottenuto il permesso a costruire per la palazzina, ha presentato un progetto basato sulla prima versione del Piano. Per questo il collegio degli arbitri ha stabilito che la palazzina fosse abusiva per 1.000 metri cubi, cioè 300 metri quadrati, quindi non commercializzabile, da qui il risarcimento». E’ chiaro che qui ci fu un macroscopico errore del progettista e del Comune che concesse il permesso a costruire su un elaborato sbagliato. «Qualche lacuna del Comune c’è stata in questa vicenda – ammette Carancini – ma secondo noi non tale da poter legittimare una condanna. Anche perché è stato il nostro Ufficio tecnico a dire che l’edificio non era abusivo semplicemente perché non è completato.  E anche fosse, si tratta di un abuso che si potrebbe benissimo sanare, visto che rientra in un piano edificatorio e che non comporta di certo la demolizione. Ma di questo il collegio non ha tenuto conto. Ed ha emesso un condanna ipotetica, stabilendo che nel caso in cui la palazzina dovesse diventare commercializzabile, il risarcimento decadrebbe. E una delle strade con cui si potrebbe sanare l’abuso è per esempio quella di scomputare i metri cubi contestati da un’altra area del Piano di recupero che ancora non è stata edificata». L’altra lacuna del Comune evidenziata da Carancini è la mancanza delle necessarie fidejussioni della Ntv per un totale di oltre 7 milioni, tanto che nel lodo sono state richieste, senza successo. «Non si spiega perché il collegio non ne abbia tenuto conto», dice il primo cittadino. Sì, ma come è possibile che il Consiglio non si sia accorto delle fidejussioni mancanti? «Non erano di competenza dell’assise», taglia corto il sindaco, all’epoca capogruppo di maggioranza. In definitiva si tratta di una vicenda che ha visto errori da una parte e dall’altra a discapito della collettività e che si sarebbe potuta chiudere in maniera diversa, senza arrivare allo scontro. «Noi abbiamo tentato in tutti i modi di trovare un accordo – conclude Carancini – e anche oggi siamo disponibili, fermo restando che impugneremo la sentenza. Quindi dovreste chiedere a loro perché hanno deciso di usare una bazooka per una formica».

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