La favoletta bella
della riqualificazione di via Trento

L'INCHIESTA - Tra volumetria regalata e priorità non rispettate. L’interesse pubblico, come sempre, a Macerata passa in secondo piano
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Via Trento oggi

Via Trento oggi

di Giuseppe Bommaritobommarito

L’obiettivo iniziale era quello di migliorare dal punto di vista estetico, funzionale e viario una zona di Macerata a ridosso del centro storico, ritenuta all’epoca incompleta e degradata, nonostante la vicinanza con corso Cavour, uno dei centri nevralgici e più prestigiosi della nostra città. In effetti, via Trento, uno stradone grigio e poco decoroso, sempre pieno di traffico ingolfato, obbligatoriamente da attraversare per imboccare la strada per Roma o quella per Ancona, non faceva certo bella mostra di sé, specialmente dopo il terremoto del 1997-98 che aveva lesionato e reso pericolosamente sghembo, ormai dichiarato inagibile e da demolire, il già brutto palazzone dove per molti anni aveva avuto sede la Sofarma. C’era poi a complicare le cose in quella zona, e ancora c’è, il problema dell’imbuto del traffico proprio in fondo a via Trento, laddove confluiscono anche via Valenti e via dei Velini.

Via_Trento (10)

Via Trento durante i lavori

Ecco quindi prendere forma, con una delibera comunale di mero indirizzo del febbraio 1999, nel breve interregno del centrodestra maceratese guidato da Anna Menghi, l’idea di una riqualificazione, se non di una vera e propria trasformazione dell’intera zona, che rimase però di fatto lettera morta per la sostanziale indisponibilità dei privati interessati.

Dopo un breve passaggio a cura del Commissario che seguì la brusca caduta di Anna Menghi, il Comune nel luglio del 2000, con Giorgio Meschini neosindaco appena insediato al primo mandato, per risolvere la situazione decise di ricorrere a ben tre piani di recupero, di cui uno (quello al centro della via) ad iniziativa comunale, e di realizzare gli interventi programmati per il tramite di una STU, Società di Trasformazione Urbana. Per la costituzione di tale tipo di società il Comune aveva già peraltro deciso di rivolgersi nell’agosto 1999 alle ben remunerata consulenza e all’abile regia politico-giuridico-amministrativa dell’avvocato Renato Perticarari, una delle menti più sottili della nostrana sinistra del mattone, alla quale si deve la gran parte dei disastri urbanistici realizzati in città nel corso delle due Giunte Meschini.

In sostanza, si trattava di riqualificare l’intera zona (le facoltà di esproprio connesse al piano di recupero avrebbero consentito di superare l’inerzia e le eventuali resistenze dei proprietari privati) attraverso opere infrastrutturali e di urbanizzazione, nonché nuove edificazioni a destinazione abitativa, commerciale e direzionale su via Trento e sulla parte alta di via dei Velini, con una sinergia tra il Comune, i privati proprietari delle aree e degli immobili interessati, alcuni imprenditori del settore dell’edilizia, vari istituti di credito operanti sulla piazza maceratese.

Via_TrentoCerto, c’era ovviamente da realizzare anche edilizia abitativa, e nemmeno poca, lungo il lato destro della strada (quello a nord) in sostituzione del pericolante palazzone da demolire. Erano previsti, infatti, oltre a quelli situati all’inizio e alla fine di via Trento, ben cinque corpi di fabbrica, i primi due astrattamente corrispondenti al precedente palazzo Sofarma, tutti arretrati verso nord rispetto alla precedente collocazione, ovviamente con un notevole aumento di metri quadri e di conseguente volumetria rispetto alla situazione preesistente.

Tuttavia lo scopo preminente, quello dichiarato e definito di pubblico interesse che – solo – poteva giustificare l’intervento del Comune, era l’eliminazione complessiva degli aspetti di degrado, di incompletezza, di via Trento, il suo allargamento, nuove possibilità di accesso pedonale verso corso Cavour, nonché la realizzazione di una bretella che collegasse direttamente via Trento con il sottostante asse viario, e quindi con la nuova viabilità per Villa Potenza e con il parcheggio Garibaldi appena sotto le mura di tramontana, riducendo così sia in salita che in discesa l’accumulo di traffico nell’intasatissimo incrocio di piazza della Vittoria.

L'ex assessore all'urbanistica Mauro Compagnucci

L’ex assessore all’urbanistica Mauro Compagnucci

Tanto che l’allora Assessore Mauro Compagnucci (altro personaggio di prima fascia della sinistra del mattone, che poi ritroveremo sotto altra veste anche negli ultimi sviluppi della vicenda) ebbe a dire forte, chiaro e lapidario in Consiglio Comunale nel luglio 2000: “Questo piano di recupero si tiene e si mantiene in quanto è un piano di riqualificazione urbana: se fosse stato semplicemente un piano di espansione urbana, questo piano non sarebbe stato nemmeno presentato in Consiglio Comunale da questa Amministrazione, perché contraria”. Altrettanto si disse poco dopo, nel novembre 2000, nell’accordo di programma tra il Comune e la Provincia, finalizzato espressamente alla riqualificazione della zona di via Trento, nel quale soprattutto il collegamento viario tra via Trento e la sottostante strada veniva testualmente definito come presupposto indispensabile dell’intera operazione, assolutamente prioritario e comunque da realizzare prima del completamento delle edificazioni.

Ad ogni modo, dopo tutti questi buoni propositi e dopo l’elaborazione e l’approvazione da parte del Comune del piano di recupero nonché di tutti i conseguenti atti amministrativi necessari per la STU, nell’agosto

L'avvocato Renato Perticarari

L’avvocato Renato Perticarari

del 2001 quest’ultima venne finalmente costituita con la denominazione “Nuova via Trento s.p.a.”, ovviamente con l’avvocato Renato Perticarari Presidente del Consiglio di Amministrazione su indicazione del Comune di Macerata (e tale rimarrà sino all’ottobre 2011, allorchè è stato sostituito dall’architetto Paola Ottaviani) e con un capitale sociale pari ad € 5.681.708,04. Soci della stessa diventarono il Comune con una quota azionaria del 20%, ventuno imprenditori privati e tre istituti di credito. Il Comune poi, nel febbraio 2010, con l’obiettivo riqualificazione ancora in alto mare, cederà pro quota ai soci privati il 19%, e rimarrà socio con una quota solo dell’1%.

Il Comune peraltrò non sottoscrisse la propria quota in moneta contante, ma conferì un immobile, quello quasi all’inizio di via Velini ove aveva sede la ex VAM (a sua volta oggetto – come si è visto – di un altro connesso piano di recupero definito TS2), al quale venne attribuito tramite una perizia d’ufficio disposta dal Tribunale di Macerata un valore di oltre sei milioni di euro, ridotto ad € 1.213.673,71 detraendo i costi di demolizione e di costruzione e quello per gli oneri di urbanizzazione (questi ultimi detratti chissà perché, e comunque con una quantificazione che allora non poteva non essere abbastanza incerta).

La demolizione del magazzino Ex Fiat

La demolizione del magazzino Ex Fiat

Una volta costituita la STU, si passò nel febbraio 2002 alla convenzione con il Comune di Macerata, e qui si precisò in maniera inequivocabile che l’esecuzione del recupero dell’immobile ex VAM (con la costruzione di un edificio commerciale-residenziale e di una strada di collegamento tra via Valenti e via dei Velini) sarebbe potuta partire solo dopo l’avvenuto completamento delle opere infrastrutturali su via Trento, finalizzate appunto alla prima fase della sospirata riqualificazione dell’area.

Nel frattempo – siamo nel 2003 – qualcuno in Comune, cadendo dal pero, finse di accorgersi solo in quel momento che la rampa di collegamento diretta al parcheggio Garibaldi, che doveva partire dalla parte iniziale di via Trento, nel tratto in leggera discesa, era sostanzialmente impraticabile per eccesso di pendenza, e così si impose un diverso tracciato della bretella viaria, che, per compensazione, garantì alla STU un ulteriore incremento di volumetria interrata pari a 15.000 metri cubi. Tale bretella – sia detto per inciso – ad oggi non è stata ancora realizzata nemmeno nel nuovo tracciato previsto, con onere di spesa che dovrebbe essere in gran parte a carico della STU, perché i proprietari di due piccolissimi frustoli di terreno si sono messi di traverso, ma il Comune intanto si è ben guardato dall’attivare i propri poteri di esproprio.

Dettagli

Dettagli

Ma torniamo a qualche anno addietro. Nel gennaio 2004 la convenzione venne modificata, ma sempre, almeno a parole, nell’ottica prioritaria della riqualificazione dell’intera zona, con il preciso impegno della STU a realizzare in prima battuta, oltre alle edificazioni, tutte le opere infrastrutturali per la sistemazione di Via Trento (i marciapiedi, la pubblica illuminazione, due percorsi pedonali verso corso Cavour in corrispondenza di via XXIV Maggio e di via Colle di Montalto, nonché, appunto, l’intera bretella verso il sottostante asse viario), opere poi da cedere al Comune a scomputo degli oneri di urbanizzazione, prima di passare alla fase due consistente negli interventi nell’ex palazzo VAM.

In realtà, dopo la scenografica demolizione del palazzone pericolante e una volta realizzata la prima importante opera, cioè la paratia lungo il fronte edificatorio in via Trento, del tutto funzionale alla STU in quanto indispensabile anche e forse soprattutto per dare stabilità all’area a causa dei piani sottostrada realizzati e per consentire il previsto arretramento verso Nord dei nuovo palazzi, dopo l’allargamento della strada, dopo la realizzazione dei marciapiedi e delle relative opere di illuminazione, dal giugno 2004 in poi la STU ha lavorato quasi ed esclusivamente per l’edificazione degli edifici residenziali, dapprima in via Trento per poi spostarsi da un paio di anni nell’edificio ex VAM, acquisendo nel frattempo proprio qui, nell’ex sede Fiat, un ulteriore incremento volumetrico di duemila metri cubi grazie ad un ben calibrato marchingegno.

Via_Trento (3)Va ricordato infatti che in via Trento nel 2006 la STU aveva ad un certo punto rilevato la proprietà del palazzo Verdicchio, anch’esso ovviamente da demolire per la  riqualificazione della zona e per il riallineamento con la stecca dei palazzi già realizzati nella testata ovest di via Trento. Ebbene, il Comune già nel 2007 iniziò ad ipotizzare tale regalo di volumetria aggiuntiva nel palazzo ex VAM, motivandolo proprio con i costi di demolizione e costruzione della proprietà Verdicchio (questi ultimi chissà poi perché, visto che della riedificazione si sarebbe avvantaggiata esclusivamente la STU e visto che nel prezzo di acquisto sicuramente tali oneri erano stati considerati). La faccenda teneva e non teneva, anzi, proprio non teneva, tant’è che nel settembre 2012, dopo il rilascio del permesso a costruire, quando la volumetria aggiuntiva per il palazzo ex VAM venne poi formalmente concessa dal Comune di Macerata ormai a guida Carancini, si utilizzarono le nuove possibilità offerte dal piano casa regionale, sia pure interpretate con una buona dose di disinvoltura.

Via_Trento (4)Nel frattempo, e qui arriviamo quasi ai giorni nostri, senza che della bretella verso la strada che scorre sotto via Trento si sia più parlato, se non – udite, udite – per iniziare ad ipotizzarne la sostanziale inutilità; senza che i due attraversamenti viari verso corso Cavour abbiano avuto un minimo di concretizzazione; senza che il cronoprogramma dei lavori, ridotto ad una sorta di optional, sia stato rispettato; senza che tutta la parte finale di via Trento, quella interessata dal palazzo Verdicchio e dalla stazione Agip (proprio qui doveva sorgere un piccolo parco-belvedere), essenziale per la riqualificazione dell’area, sia stata minimamente risanata; senza che sia dato sapere esattamente cosa c’è sotto il distributore, in funzione da decenni; senza tutto questo, ecco che il Comune di Macerata, dimenticandosi quanto formalmente e solennemente proclamato in più atti e delibere, ha consentito circa un anno e mezzo fa che iniziassero da parte della STU i lavori nell’ex palazzo VAM, anch’esso poi rumorosamente demolito e rottamato con un gran polverone seguito ed osservato, come sempre accade in queste occasioni, da decine e decine di curiosi.

Via_Trento (9)E con grande stupore di molti, da questa rottamazione, da questo polverone, chi è inopinatamente spuntato? Il già potente Assessore all’Urbanistica architetto Mauro Compagnucci, nel frattempo disinvoltamente divenuto tecnico di fiducia dell’impresa che sta eseguendo proprio quei lavori da lui stesso, quale componente delle Giunte Meschini, qualche anno prima ideati ed impostati.

Buon per lui (intanto uscito allo scoperto – e non poteva essere diversamente – quale fervente rottamatore renziano), e auguri vivissimi alle ditte impegnate nei lavori affinchè in questo momento così difficile (e con quella volumetria aggiuntiva della quale forse oggi farebbero volentieri a meno) riescano comunque a completare le edificazioni e a vendere tutti gli appartamenti realizzati e ancora da realizzare, sia in via Trento che in via dei Velini (qui ovviamente con l’immancabile struttura di grande distribuzione commerciale, che qualche problemino di traffico non potrà non crearlo proprio laddove si punta a ridurre l’intasamento di auto).

Per Macerata e le sue Amministrazioni, però – è impossibile negarlo – anche in questo caso si tratta dell’ennesima incompiuta, dell’ennesimo obiettivo mancato, dell’ennesima magica sinergia tra pubblico e privato del decennio meschiniano rimasta impiccata a metà in epoca caranciniana, con prevalenza indubbia in quanto sinora realizzato di ciò che era funzionale ai pur legittimi interessi privatistitici coinvolti nell’operazione.

Per Macerata, ciò che per il momento resta di questa operazione, osservando la situazione dal lato nord, cioè risalendo da Villa Potenza, è una vera e propria muraglia, una stecca di palazzoni che non finisce più, un imponente fronte edificatorio di due-trecento metri che non si capisce in qual modo abbia potuto superare i limiti posti dal vincolo panoramico. E ovviamente una nuova grande struttura commerciale ormai in dirittura di arrivo.

(Foto Cronache Maceratesi)

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