Patrono, omelia del vescovo in salsa politica:
«Il sindaco ha vinto ai rigori
Governi con un’azione comune»
RECANATI - Monsignor Marconi ha ammonito gli esponenti politici cittadini dall'altare della chiesa di San Vito per i toni oltre misura usati in campagna elettorale poi si è rivolto ad Antonio Bravi: «deve con umiltà chiedersi cosa può correggere e migliorare e magari, guardando allo stile di gioco dell’avversario, cosa può imparare di buono»
E’ la politica l’argomento scelto dal vescovo di macerata Nazareno Marconi per la festa di San Vito, patrono di Recanati. Si rivolge ad Antonio Bravi, neo eletto sindaco della città leopardiana, al ballottaggio e per una manciata di voti. Dopo aver ammonito gli esponenti politici cittadini per i toni accesi utilizzati durante la campagna elettorale che ha «letteralmente spaccato la città», utilizza la metafora calcistica. «Il risultato ha deciso il futuro di questa città – ha detto – vorrei usare una immagine calcistica: in un torneo vince chi supera l’avversario, ma un saggio allenatore se ha vinto 5 a zero, come ieri le bravissime azzurre, si conferma nella bontà delle sue convinzioni e del suo stile di gioco. Se invece ha vinto ai rigori, dopo la giusta esultanza, deve con umiltà chiedersi cosa può correggere e migliorare e magari, guardando allo stile di gioco dell’avversario, cosa può imparare di buono».
Dopo aver assicurato alla nuova amministrazione le sue preghiere, monsignor Marconi ha proseguito «vorrei ricordare che in politica i termini sono importanti: una città la si può dominare o governare e non è la stessa cosa. Il dominio impone la propria volontà sempre, il governo di una nave è invece un’azione comune: che il capitano coordina, ma sapendo ascoltare l’esperienza ed il consiglio di ciò che vede la vedetta e ciò che sente il timoniere e soprattutto la fatica di chi suda a remare. Il confronto politico poi, può essere vissuto da ora in poi come lotta o come competizione. La parola lotta rimanda allo scontro ed allo sguardo sull’altro in cui si riconosce un nemico. La bella parola competizione, da cum-petere, vuol dire puntare insieme a raggiungere un risultato, si corre distinti e anche su traiettorie diverse, ma si va verso lo stesso traguardo e la corsa dell’uno è ispirazione per l’altro».
IL TESTO INTEGRALE DELL’OMELIA
L’omelia per la festa del Santo Patrono di una città non è solo una riflessione spirituale, ma un momento in cui il Vescovo, nella sua responsabilità di Padre e Pastore è chiamato ad offrire una parola di saggezza a tutta la società civile. La festa di oggi giunge in un momento significativo dalla vita di questa comunità civile, almeno per la grande maggioranza composta da cristiani; per questo parlo ai cristiani, ma vorrei parlare a tutti gli uomini di buona volontà di Recanati. La Chiesa, nel suo lungo percorso storico, ha conosciuto tanti modi di organizzare la vita sociale e politica, ed è da tempo convinta che la democrazia, il governo diretto dalla maggioranza, sia una via non certo perfetta, perché nulla di umano è perfetto, ma sicuramente migliore di tante altre.
Perché ci sia vera democrazia, la gente deve essere lasciata libera di decidere con responsabilità ciò che pensa meglio nel suo cuore. Perciò, in questi mesi di competizione elettorale non sono intervenuto, né con interviste, né con gesti pubblici, schierando la Chiesa da una parte o dall’altra. Rispettare la libertà delle persone, comunicare con sincerità, evitare ogni tipo di pressione o ricatto è fondamentale perché la democrazia sia rispettata. Da quello che ho letto e che mi è stato riferito, senza giudicare nessuno, ma solo verificando i fatti: qui il confronto è stato molto acceso, spesso i toni sono saliti oltre il livello di guardia e questo ha portato a una frammentazione prima e poi a uno scontro elettorale, che ha letteralmente spaccato in due la città. Così funzionano spesso le elezioni, anche se non sarebbe il modo migliore di far funzionare la democrazia. Il risultato ha deciso il futuro di questa città. Vorrei usare una immagine calcistica: in un torneo vince chi supera l’avversario, ma un saggio allenatore se ha vinto 5 a zero, come ieri le bravissime Azzurre, si conferma nella bontà delle sue convinzioni e del suo stile di gioco. Se invece ha vinto ai rigori, dopo la giusta esultanza, deve con umiltà chiedersi cosa può correggere e migliorare e magari, guardando allo stile di gioco dell’avversario, cosa può imparare di buono.
Alla nuova amministrazione, mentre assicuro la mia sincera preghiera perché possa svolgere il proprio compito al meglio per il bene comune, vorrei ricordare che in politica i termini sono importanti: una città la si può dominare o governare e non è la stessa cosa. Il dominio impone la propria volontà sempre, il governo di una nave è invece un’azione comune: che il capitano coordina, ma sapendo ascoltare l’esperienza ed il consiglio di ciò che vede la vedetta e ciò che sente il timoniere e soprattutto la fatica di chi suda a remare. Il confronto politico poi, può essere vissuto da ora in poi come lotta o come competizione. La parola lotta rimanda allo scontro ed allo sguardo sull’altro in cui si riconosce un nemico. La bella parola competizione, da cum-petere, vuol dire puntare insieme a raggiungere un risultato, si corre distinti e anche su traiettorie diverse, ma si va verso lo stesso traguardo e la corsa dell’uno è ispirazione per l’altro. San Paolo VI, in un suo messaggio di oltre 50 anni fa, diceva cose che ancora oggi sono valide e luminose, le vorrei rileggere con voi invitandovi tutti, maggioranza ed opposizione, a meditarle per avere una guida saggia nel cammino che attende tutta la città e che spero saprete fare assieme.
«La Democrazia trova nel Vangelo non solo incoraggiamento, ma sostegno. Infatti la libertà difesa dal cristianesimo non è solo libero corso dato al capriccio, agli impulsi, allo scandalo, al vizio, a detrimento altrui e in spregio della legge. È invece la presa di coscienza di una responsabilità, come dovere morale personale davanti a Dio. L’uguaglianza affermata non consiste poi nel rivendicare una vana e irraggiungibile perequazione di godimenti temporali, quantitativamente determinati, ma proclama una comune origine e una comune dignità: quella di figli di Dio chiamati alla stessa visione beatifica. Se democrazia dice: “fraternità”, il Vangelo ci insegna ad amare tutti gli uomini, di qualunque condizione, perché tutti sono stati redenti dallo stesso Salvatore; e ci obbliga a offrire ai più diseredati i mezzi per giungere, nella dignità, a una vita più umana. Infine, la Chiesa ci ricorda l’origine divina dell’autorità e insegna a quanti la esercitano che il loro potere è limitato dai diritti della coscienza e dalle esigenze dell’ordine naturale voluto da Dio. Inoltre una vera democrazia esige che i cittadini siano adeguatamente informati, ma pure che si sforzino di giudicare e di discernere le informazioni che ricevono. Quindi è necessaria una stampa libera e corretta, che si curi dell’obiettività; strumenti di diffusione che non siano al servizio esclusivo di una determinata politica, ma anche cittadini capaci di rendersi indipendenti dal loro giornale, e di ascoltare non passivamente e senza partito preso, quanto loro trasmette la radio o la televisione». (Discorso sulla Società Democratica, 2 luglio 1963). Che san Vito aiuti tutti i Recanatesi a costruire insieme quella civiltà dell’amore che ogni persona sogna come stile di vita ideale per una comunità umana.
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Quindi è da almeno il 2 luglio 1963 (Discorso sulla Società Democratica dell’allora Papa Paolo VI ) che la Chiesa ripete le stesse cose: democrazia, volemose bene, aiutiamo i poveri, i diseredati gli ignudi e anche i firmati, giornali non farlocchi come tanti siti ( siamo nel 2019)e persone che per partito preso( inteso come forza politica suppongo o in senso lato?) non si debbano far abbindolare dai telegiornali edd, ecc, Poi qui si parla della Democrazia suggerita dal Vangelo che quindi dovrebbe avere un più alto valore magari di quella di chi si è fatto ammazzare per riaverla e magari non farsela togliere. Per fortuna abbiamo avuto la Democrazia Cristiana ( stavolta come partito politico e basta ) che in perfetto connubio con la chiesa che gli predicava addosso positivamente, sono state veramente scuola di vita. Ci hanno mostrato come nel corso degli anni hanno dato lustro alla Democrazia con tutti i sotterfugi, imbrogli, prese dirette per le menti accalorate dalla fede convinte a votare il dualismo tra Santa Sede e Dc sempre al governo e che ancora oggi, la Chiesa, sembra riesca ad ispirare nuovi predicatori con cui questo vescovo come dice un commentatore non disdegna di tenere un suo piede in una staffa e l’altro visto che le staffe generalmente sono due, nell’altra. Un’altro commentatore dice che sempre meno sono le persone che seguono gli insegnamenti della Chiesa, non quelli cristiani o meglio quelli attribuiti a Gesù Cristo che talaltro vengono spesso e da sempre travisati o meglio usati per convincere ” il gregge ” a seguire il pastore e non si accorgono che le pecore sono sempre meno e meno raggirabili. Mah basta così che già sono in tanti a fare le prediche e non solo in chiesa però ognuno predichi nel suo alveo naturale.
Che pasticcio di omeletta,
lui vuol fare la prefetta:
si sarà forse scordato
del famoso concordato.
Andiamo al nocciolo.Il senso dell’omelia,che avrebbe potuto anche essere incentrato sulla vicenda storica di Sam Vito,ma avrebbe scarsamente interessato i presenti,è l’appello al dialogo,al confronto,per me da non collegare alle modalità del risultato causa il valore assoluto che ha il dialogo.Io,e mi considero laico nel senso vero del termine,proprio come tale condivido in pieno l’appello del Vescovo Marconi.Nel nostro Paese in questa fase così lacerato,sull’orlo di una crisi economica e sociale devastante,con valori morali culturali e spirituali in caduta libera,solo il recupero di una disponibilità al confronto serio,aperto,onesto,tra tutti potrà essere una verosimile via d’uscita.Giudico altamente positivi appelli al dialogo e prescindo del tutto dal profilo della fonte.
Dubbio amletico: recitare il rosario o guardare Italia-Giamaica?
Per Pavoni. Ci sono anche le logiche polivalenti (fuzzy logic, etc.), quindi c’è anche l’alternativa della ‘mora biologica’.