Lo Sferisterio diventa un rooftop
e fa il pieno di giovani per Coez (Foto)

MACERATA - Sold out per il quinto appuntamento di Sferisterio Live+: la città invasa dai teenager. Il progetto “From the Rooftop”, con le canzoni riarrangiate per essere suonate all’aperto, trova nell’arena il palcoscenico ideale e fa esclamare: "Macerata sei bella che la musica c'è"

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di Alessandro Vallese (foto di Massimo Zanconi)

Macerata aveva iniziato a capirlo già nel tardo pomeriggio. Dalle 19, tra corso Cairoli e piazza Nazario Sauro, il popolo di Coez aveva cominciato a prendere possesso della città: gruppetti di ragazzi, teenager, alcuni accompagnati dai genitori, magliette, fascette e quell’aria inconfondibile che precede i grandi concerti. Lo Sferisterio è tutto esaurito per il quinto appuntamento di Sferisterio Live+, in una delle serate più giovani di questa edizione, forse la più giovane in assoluto.

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Poi, quando le porte dell’arena si sono aperte, quella marea si è spostata dentro lo Sferisterio. E per una sera il monumento simbolo della città ha assunto quasi le sembianze di un enorme rooftop, riprendendo il nome del progetto musicale di Coez, From the Rooftop, arrivato quest’anno al suo terzo capitolo e nato proprio dall’esigenza di portare la musica fuori dai circuiti tradizionali, trasformando i tetti in palcoscenici improvvisati. Un’idea nata quasi per necessità, «non c’avevamo na lira», racconterà sorridendo poi Coez, diventata negli anni un vero e proprio format musicale e video.

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Dopo qualche minuto di attesa, le luci si accendono. Coez entra sul palco con pantalone rosa, maglia brillantinata e occhiali da sole. «Signori e signori, benvenuti al From the Rooftop». Un boato accompagna l’ingresso e subito arriva Faccio un casino, seguita da Niente da nascondere e Ci vuole una laurea, colonna sonora della serie Netflix di successo Due Spicci di Zerocalcare.

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«Che fantastica cornice. Abbiamo fatto per queste date pezzi riarrangiati. Versioni che ascolterete solo questa sera proprio per dare un’unicità a questi eventi», racconta Coez al pubblico. Ed è proprio questa la particolarità della serata. Le canzoni sono state pensate, riscritte e adattate per essere suonate all’aperto, trasformando il concerto in qualcosa di diverso rispetto a un normale live. Sul palco una formazione ampia: chitarre, tastiere, batteria, basso e synth, cori, flauto traverso, viola e violino, con la direzione musicale affidata al produttore Orange.

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Una scelta che trova nello Sferisterio la sua collocazione ideale. Le canzoni si allargano nello spazio dell’arena, il pubblico le raccoglie e spesso finisce per cantarle più forte dell’artista. Succede con i brani più famosi come  La tua canzone,  ma anche quando arrivano quelli più recenti come Qualcosa di grande e pezzi più lontani come Jet.

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Il progetto From the Rooftop è, come detto, nato quasi per necessità. L’idea era semplice: abbattere i costi, riuscire a suonare in giro e contemporaneamente farsi conoscere attraverso YouTube. Da lì sono nati i primi video, registrati davvero su un tetto, che negli anni sono diventati un vero e proprio format. E proprio da quei rooftop arrivano alcune delle canzoni più attese. Lontana da me, poi Cosa mi manchi a fare di Calcutta: Coez quasi si fa da parte, perché a cantarla è tutto lo Sferisterio, con il pubblico che la trasforma per qualche minuto in un concerto di Calcutta.

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«C’è un sovraffollamento di canzoni, vogliamo far focalizzare le persone sugli album», spiega poi l’artista, prima di proporre Non dire no, contenuta nel suo ultimo disco 1998 e scritta insieme a Riccardo Sinigallia.

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Il ritmo torna a salire con Domenica, accompagnata dalle mani del pubblico, poi le luci si abbassano e l’atmosfera cambia. Eyo, Mamma e Occhi rossi sono alcuni dei momenti più intimi della serata. La musica rallenta ancora con Terra bruciata, prima che Coez scenda dal palco e raggiunga direttamente il pubblico per Ali sporche, uno dei suoi brani più conosciuti, cantata mentre si aggira per la platea stringendo le mai ai suoi fan.

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Poi di nuovo sul palco con Mal di te e Margherita. Le luci si abbassano e si alzano i flash dei telefoni quando arriva Le luci della città. Poi Coez propone live Le parole più grandi, mai pubblicata ufficialmente ma esplosa sul web e ormai conosciutissima dai fan, che la cantano parola per parola.

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Il pubblico dà tutto quello che ha con La musica non c’è. Ma per chiudere la serata Coez sceglie un brano che va ben oltre le generazioni presenti sotto il palco: Il mio canto libero di Lucio Battisti. E anche qui, nonostante l’età media decisamente più bassa rispetto ad altri appuntamenti dello Sferisterio, cantano praticamente tutti.

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Una fotografia perfetta della serata: uno Sferisterio pieno di giovani, di voci e di telefoni illuminati, trasformato per una notte in un grande spazio all’aperto dove il passato e il presente della musica si incontrano. E il rooftop, questa volta, era a Macerata.

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Sferisterio Live+ non si ferma. Coez tornerà domani sera, giovedì 3 settembre, per la seconda data consecutiva a Macerata (anche quella sold-out). Venerdì 4 settembre sarà la volta di Serena Brancale, mentre domenica 6 settembre toccherà ad Arisa, che chiuderà un’altra settimana di grande musica allo Sferisterio.

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Quella di Coez allo Sferisterio, intanto, è stata una serata sold out in ogni ordine di posto. E proprio il tutto esaurito può essere letto come la piena conferma di una scommessa: portare nella storica arena maceratese, conosciuta soprattutto per la grande tradizione operistica, uno degli artisti più rappresentativi della nuova generazione. Una scommessa vinta, con uno Sferisterio riempito da migliaia di giovani che hanno trasformato l’arena in un enorme palco a cielo aperto. Aldilà dei gusti, dei generi e degli artisti, Macerata, sei bella che la musica… c’è. 

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