Ottavo mese di gravidanza:
«Per la visita vada a Montecchio»
Due anni per una mammografia

SANITA' - Le criticità che si presentano quotidianamente al Tribunale del malato di Macerata mettono in primo piano il tema delle liste di attesa. Zelinda Piccioni di Cittadinanzattiva: «Il Cup non dà risposte soddisfacenti, ci sono liste da brivido per la neuropsichiatria infantile». Tanti i casi, c'è anche chi deve scegliere tra mangiare e comprare medicine. Più penalizzate le aree interne. Diminuiscono gli errori medici
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Zelinda Piccioni

 

di Gabriele Censi

Sono molti i casi di cattivo funzionamento del servizio sanitario che si trovano ad affrontare i volontari del Tribunale del malato di Macerata. Il deficit di risorse degli ultimi anni ha accentuato le difficoltà per chi non ha altro accesso alle cure che quello del pubblico. A volte è solo l’informazione a mancare come per il caso di una signora che si è presentata al Cup dell’ospedale di Macerata per richiedere una visita ginecologica ed è stata indirizza a Montecchio nell’entroterra pesarese: «Abbiamo trovato subito una soluzione per la donna all’ottavo mese di gravidanza che aveva diritto all’assistenza in reparto – spiega Zelinda Piccioni, coordinatrice del servizio che il Tribunale svolge proprio in un ufficio all’ingresso del nosocomio –  ma affidandosi solo al software del Cup non sempre si trovano le risposte più adeguate, ci sono liste da brivido per la neuropsichiatria infantile».

Altro esempio estremo rilevato al Tribunale del malato: una  mammografia prenotata il 19 aprile 2018 va al 13 maggio 2020. Due anni di attesa per la paziente che ha avuto in alternativa un appuntamento con ticket il 20 maggio 2018 al S.Stefano-Villalba in via Cassiano da Fabriano in convenzione per un numero contenuto di prestazioni così come con la Casa di cura Marchetti. Chi ha più fiducia del servizio sanitario pubblico si organizza prenotando, anno dopo anno, per i dovuti controlli.

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Il Cup visto dall’ufficio del Tribunale del malato

Ogni giorno i volontari allo sportello ascoltano storie e richieste di aiuto che non lasciano indifferenti come quella di un anziano che si è presentato con i denti sulle mani e non aveva più diritto alla riparazione della protesi o ancora malati che sono ad uno stadio avanzato e alla domanda “perchè non ti sei curato?” rispondono “dovevo scegliere se mangiare o comprare le medicine…”. Aumentano anche le persone che tornano per ringraziare gli operatori sanitari«Sono molti anni che mi occupo con Cittadinanzattiva di sanità, con la riforma è stato istituito il comitato paritetico per coinvolgere i cittadini attraverso le associazioni ma le nostre richieste spesso restano inascoltate, “dipende dal ministero o “dipende da Ancona” sono le risposte più frequenti. Serve anche un nuovo apporto di giovani per mantenere questo presidio.» Liste di attesa lunghe, premi ai dirigenti e mal funzionamento del Cup  sono le principali criticità evidenziate dal Tribunale. 

ospedale-macerataL’ultimo report di Cittadinanzattiva evidenzia a livello generale tra i temi più segnalati l’alto costo dei ticket per esami diagnostici, poi il costo dei farmaci, al terzo posto il tema delle prestazioni “intramoenia” ovvero fatte in regime privatistico, modalità sempre più diffusa per fare fronte alla lunga lista di attesa. Il costo delle rette per le degenze in Rsa sono un altro tema tra i più segnalati. Dal nazionale al locale l’analisi dei dati sul rispetto dei tempi alle prestazioni rispetto alla prescrizione evidenzia criticità più evidenti in alcuni particolari settori diagnostici come ecografie addome, audiometria e mammografia, miglioramenti ci sono sulle percentuali di errori medici.  «La legge prevede in caso di lungaggini – si legge nel rapporto del comitato paritetico – il ricorso alla libera professione con diritto al rimborso e in caso di inadempienza sanzioni per il direttore, ma non ci sono procedure per accedere a questo iter e le spese legali sono eccessive rispetto alla cifra in discussione. Il cittadino rimane aggirato e impotente. Recentemente si è affrontato il problema con la possibilità della prenotazione diretta e la presa in carico, che potrebbero aiutare per la riduzione delle liste». Insomma sarà direttamente lo specialista a richiedere gli esami necessari per completare la diagnosi, prescrivere le cure e le visite successive se necessarie in un percorso prestabilito.

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Carlo Baiocco, Silvia Baiocco e Zelinda Piccioni

La “carta dei diritti del malato” ne elenca 14 di diritti: al tempo, alla sicurezza, alla protezione, alla certezza, alla fiducia, alla qualità, alla differenza, alla normalità, alla famiglia, alla decisione. E ancora il diritto al volontariato e all’assistenza e alla partecipazione, il diritto al futuro e alla riparazione dei torti. Obiettivi ambiziosi che si scontrano con un trend che sembra indirizzare sempre più verso il privato il servizio sanitario: «Avevamo un sistema di eccellenza invidiato all’estero – continua Piccioni – ma si è scontrato con un problema di risorse che ora comincia a emergere nelle sue conseguenze. Il superticket di 10 euro è stato istituito provvisoriamente nel 2011 per essere abolito in tempi brevi… I tagli hanno tolto molti servizi soprattutto negli ambulatori periferici, i più penalizzati sono i cittadini delle aree interne, con l’invecchiamento della popolazione aumenta la richiesta di salute. Ma ci sono esempi da imitare in altre regioni per portare correttivi possibili. La Toscana ha recepito le indicazioni ministeriali sulle liste di attesa e se la lista è troppo lunga le Asl potranno “acquistare” prestazioni in intramoenia senza oneri per il cittadino».



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