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«In dieci anni ho perso tutto,
pignorata anche la pensione di invalidità»

CIVITANOVA - Federico Romanelli, 63 anni, imprenditore edile, dopo una vita di lavoro si è trovato senza più denaro a causa di una serie incredibile di vicissitudini. «Ora rischio anche che la mia casa vada all'asta»
martedì 6 novembre 2018 - Ore 19:51 - caricamento letture
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L’ex imprenditore edile Federico Romanelli

 

di Laura Boccanera

«Ho perso tutto, e venduto la mia azienda. Oggi non so come fare per andare avanti e ho paura di perdere anche la casa». Federico Romanelli è stato un imprenditore edile con una azienda storica, nata nel 1977, che si occupava di ristrutturazioni, palazzine, certificazioni prestigiose. Una vita dedicata al lavoro e oggi a 63 anni si ritrova con una spada di Damocle sulla testa, con la pensione di invalidità pignorata e col rischio che anche la casa nella quale vive vada all’asta e costringa lui e la sua famiglia a trasferirsi. Romanelli vive in via Carena, a Civitanova. Aveva un’azienda edile florida che nel periodo di massima espansione dell’edilizia ha fatto begli affari. Poi dal 2007, una dopo l’altra, le cose hanno iniziato a precipitare. E oggi si ritrova con qualche patrimonio immobilizzato, ma senza liquidità e con un mucchio di problemi. E’ ancora incredulo di come sia finito in questo guazzabuglio Romanelli. E inizia a raccontare la sua epopea dall’inizio. Tutto comincia con un lavoro che viene contestato economicamente e che gli produce una perdita di oltre 400mila euro. A questo si somma un contenzioso civile con la banca che gli produce anche il pagamento delle spese legali che l’imprenditore non paga e per le quali oggi gli viene anche confiscata la pensione. E’ il 2007 quando tutto inizia: l’imprenditore riceve la committenza per la realizzazione di un capannone industriale per una concessionaria d’auto (poi fallita) che però si rivolge ad un istituto bancario per realizzarla in leasing. A quel punto l’imprenditore si interfaccia con l’istituto di credito che è il committente e viene redatto un contratto, ma dopo aver pagato lo stralcio dei lavori la banca contesta la fattura finale. Da contratto la disputa viene risolta prima da una terna arbitrale costituita da tre legali che confermano l’istanza della banca. L’imprenditore decide quindi di contestare la decisione e chiede un pronunciamento civile. Romanelli si appella alla sentenza e ricorre, ma nel 2015 il giudice respinge l’impugnazione condannando Romanelli anche al pagamento delle spese legali per circa 17mila euro e a 75mila euro per la prestazione della terna arbitrale dei legali. Una mazzata per l’imprenditore che nel frattempo dal 2007 al 2015 si è anche ammalato, ha subìto un’operazione delicata e riportato un’invalidità parziale per la quale ora percepisce una pensione che rappresenta il suo unico reddito. Ma non avendo liquidità per pagare le spese legali oggi si vede confiscata la pensione. «Ho avuto problemi di salute e ho dovuto fermare l’attività che già aveva problemi, ho venduto tutto e chiuso e ora mi ritrovo così. Nel mese di novembre non mi hanno neanche accreditato la pensione. In più nel 2009 ho avuto un accertamento dell’Agenzia delle entrate che mi ha bloccato i conti correnti – racconta Romanelli – e le banche mi hanno chiuso i rubinetti. La causa contro l’Agenzia delle entrate l’ho vinta, ma per difendermi ho avuto altre spese e guai». Ma una nuova tegola era dietro l’angolo: «avevo comprato una vecchia casa a Montappone, mio paese di origine, e avevo preso un mutuo per ristrutturarla mettendo ipoteche anche sulla casa di Civitanova. Il 5 dicembre andrà all’asta e sicuramente verrà aggiudicata e dovremo andarcene visto che è seconda casa». Una vicenda kafkiana in cui mutui, banche, una certa inconsapevolezza e ingenuità hanno portato l’imprenditore a non vedere oggi una via d’uscita e a sentirsi una vittima del sistema bancario. «Io non so più come fare» dice.



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