Immigrazione, l’appello di Carancini:
«Combattere contro il decreto Salvini»

MACERATA - L'intervento del sindaco all'Assemblea nazionale dell'Anci: «Smantellare gli Sprar vuol dire negare un principio costituzionale e accrescere l’irregolarità dei migranti che già oggi sono sul territorio»
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I sindaci all’assemblea dell’Anci a Rimini

 

«Bisogna battersi contro il decreto legge 113/2018 sull’immigrazione che di fatto smantella il sistema Sprar, unica esperienza in questi ultimi 20 anni di buona accoglienza ed integrazione. Smantellare gli Sprar vuol dire negare un principio costituzionale e accrescere l’irregolarità dei migranti che già oggi sono sul territorio». Sono le parole del sindaco Romano Carancini, che in questi giorni è impegnato a Rimini per la XXXV Assemblea nazionale dell’Anci dedicata al tema “Prima cittadini. Sindaci, fuori dal luogo comune”.

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L’intervento di Carancini

Il primo cittadino di Macerata, al termine del suo intervento di stamattina, ha lanciato un appello per difendere i progetti di accoglienza migranti in capo ai Comuni, su cui incombe la mannaia di Matteo Salvini. Nello specifico, Carancini ha partecipato alla tavola rotonda “Il lavoro è fondamenta delle comunità” e ha esordito affermando che «la linea di indirizzo del governo sul rapporto debito/Pil al 2,4 non sarebbe negativo se il debito fosse esclusivamente indirizzato verso gli investimenti sul territorio che produrrebbe effetti positivi e moltiplicatori sul fronte lavoro». Il sindaco nel suo intervento ha chiesto «che il governo produca risorse attraverso una seria spending review che è quella che il sistema dei Comuni, attraverso i tagli, ha saputo fare negli ultimi sette anni per un ammontare di circa 9 miliardi di euro». Sul tema lavoro, per quanto riguarda il nostro territorio Carancini ha affermato:  «Dentro al dramma del terremoto c’è una sfida possibile, concreta e rara per opportunità, che saprebbe produrre migliaia di posti di lavoro grazie a risorse per 1 miliardo e 700 milioni per 100 progetti, oggi la metà dei quali cantierabili. Le istituzioni del territorio hanno costruito con Istao una vera e propria visione che potrà realmente essere realizzata. A questo non si può restare estranei, anzi è necessario un progetto che coinvolga le aree interne con l’obiettivo di riportare le persone sui nostri monti e sulle colline altrimenti le Marche, ma anche il Paese, perderà la propria identità».

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