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Maxi frode sull’Iva,
gli indagati: «Estranei ai fatti»

INDAGINE - Il legale di due degli arrestati, Giammario Moriconi e Francesco Curtosi: «Uno dei miei assistiti aveva anche presentato una denuncia 4 mesi fa dopo aver scoperto fatture non chiare. Mi meraviglio che non se ne sia tenuto conto». L'avvocato di Fabrizio Fava: «Devo leggere le contestazioni, resa massima collaborazione»
venerdì 5 ottobre 2018 - Ore 20:09 - caricamento letture
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Da sinistra: il colonnello Amedeo Gravina, il procuratore Giovanni Giorgio, il colonnello Andrea Magliozzi

«I miei assistiti sono estranei alle contestazioni. Lo dimostreremo all’interrogatorio di garanzia. Uno di loro aveva anche fatto una denuncia alla procura perché aveva scoperto fatture non chiare, mi meraviglio che di questo non si sia tenuto conto». Così l’avvocato Massimo Di Bonaventura che assiste due degli arrestati dalla Guardia di finanza ritenuti essere parte di un presunto sodalizio che avrebbe messo a segno una maxi frode fiscale. «Devo leggere le carte, mi pare che ci sia stata massima collaborazione da parte dell’indagato» commenta invece il legale Paolo Marchionni che insieme all’avvocato Giovanni Minestroni assiste Fabrizio Fava, l’avvocato e commercialista recanatese, pure lui arrestato ieri dalla Finanza. Undici in tutto le misure cautelari agli arresti domiciliari disposte dal Gip, nove quelle eseguite. Trenta gli indagati.

L’avvocato Massimo Di Bonaventura

Secondo gli inquirenti l’associazione avrebbe ottenuto profitti milionari grazie a crediti d’iva realizzati tramite operazioni fittizie, legate ad aziende in crisi che venivano acquistate per poi essere delocalizzate e messe in liquidazione, e poi rivenduti al 20-50% del loro valore a persone che volevano compensare debiti tributari grazie all’acquisto di quei crediti. La Finanza ha ricostruito un giro d’affari di 41 milioni di euro, a partire dal 2016, e disposto sequestri per raggiungere tale somma. Due degli arrestati, Giammario Moriconi, di Montelupone, e Francesco Curtosi, di Porto Sant’Elpidio, sono assistiti dall’avvocato Massimo Di Bonaventura: «Sono estranei ai fatti. Moriconi ha presentato una denuncia 4 mesi fa. Era liquidatore della società Sardone, una di quelle coinvolte nell’indagine, e ha dato le dimissioni quando ha visto che c’erano fatture non chiare e ha fatto denuncia alla procura. Ci meravigliamo che non sia stata data lettura della querela di Moriconi. Farò richiesta al tribunale della libertà per la revoca della misura» dice l’avvocato Di Bonaventura. Fulcro del sodalizio era Recanati, secondo le indagini, ed esattamente lo studio dell’avvocato Fabrizio Fava: «Devo leggere l’ordinanza, sono più di 400 pagine. Mi serve un minimo di tempo per conoscere bene la vicenda, capire gli elementi di prova – dice l’avvocato Paolo Marchionni che insieme al legale Giovanni Minestroni assiste Fava –. Mi pare che abbia offerto massima collaborazione agli inquirenti». Di Recanati anche un quarto arrestato, Giuliano Giorgetti, dipendente di un ufficio contabile. Gli altri arrestati sono Vincenzo Luigi Chirolli, avvocato, foggiano, Rocco Fabiano, pure lui di Foggia, Graziano Paolo Mongiello, avvocato di Foggia, Luca Chiti, avvocato di Montecatini, Vittorio Console, di Foggia.

***

L’ordine dei Dottori commercialisti e degli esperti contabili di Macerata e Camerino, presieduto da Rosaria Garbuglia, in merito all’articolo comparso ieri precisa che agli indagati Francesco Curtosi, Giammario Moriconi e Vittorio Console, la qualifica di “commercialista” (riportata nell’articolo secondo quanto indicato nel corso di una conferenza stampa, ndr) è stata impropriamente attribuita, in quanto gli stessi non risultano iscritti a nessun Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili del territorio nazionale. La presidente Rosaria Garbuglia, ribadisce che l’Ordine da lei presieduto, continuerà a contrastare ogni forma di illegalità di esercizio abusivo della professione a fianco e con l’ausilio delle autorità competenti al fine di tutelare l’immagine dell’Ordine, nonché la professionalità di centinaia di colleghi che fanno della correttezza e onestà i primi baluardi per svolgere la loro professione. Il Consiglio di disciplina, presieduto da Luciano Pingi, valuterà gli eventuali provvedimenti dettati dall’ordinamento professionale e dal codice deontologico da adottare nei confronti dell’iscritto Fabrizio Fava, altro indagato dell’operazione “Ghost tax”.

 

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