
La protesta a Civitanova
di Virginia Orsili
(Foto di Federico De Marco)
Tra i tanti modi per dire no al gioco d’azzardo, Civitanova sceglie lo Slot mob: una maniera immediata e coinvolgente per combattere un problema tristemente attuale. Solamente nel Maceratese, nel 2016, sono stati giocati 107 milioni di euro: questa cifra pone la nostra provincia al 27esimo posto tra quelle italiane. L’iniziativa Slot mob nasce per riconoscere e supportare quei bar che hanno fatto la scelta attiva di non incrementare il loro guadagno ricorrendo all’utilizzo di slot machine, invitando ogni partecipante a dare il proprio contributo scegliendo questi luoghi per colazioni o aperitivi. E in tanti hanno voluto prendere parte alla terza edizione civitanovese dello Slot mob. Ad avere l’onore e l’onere di ospitare l’evento, dopo il bar Galleria e il bar Cinciallegra, è il Vintage Cafè di piazza Conchiglia. Si tratta di una mobilitazione che coinvolge gradi diversi della popolazione, partendo dalla cittadinanza fino ad arrivare alle istituzioni, passando attraverso la vera forza trainante che è quella delle associazioni. Lo Slot mob è nato a Roma, e in soli due anni ha visto nascere ben 233 iniziative a livello nazionale. «Le slot – dicono gli organizzatori -, ma anche altre forme di azzardo diffuse come scommesse, gratta e vinci e lotto istantaneo, possono provocare gravi danni al tessuto sociale, causando la famigerata dipendenza patologica al gioco d’azzardo. Questa iniziativa nasce per sostenere col portafoglio quei bar che hanno rinunciato ad un guadagno economico a favore di un guadagno umano e sociale».
Ospite speciale dell’incontro è Francesco Pecorari, laureato in Giurisprudenza con una tesi in Diritto amministrativo sul gioco d’azzardo e sulla disciplina pubblica di questo fenomeno, che spiega come il danno causato dal gioco d’azzardo è si sanitario e sociale, ma anche economico. «Il gioco d’azzardo è una componente umana – dice Pecorari – ma solo negli ultimi vent’anni abbiamo assistito ad una proliferazione selvaggia dell’offerta di questo gioco. Lo Stato ha deciso di introdurre al posto del monopolio un’indiretta liberalizzazione, decidendo che le slot machines potessero essere installate in qualsiasi esercizio pubblico con licenza, quindi bar, tabacchi e anche alberghi, senza stabilire un limite al numero di rivendite. Con il voler rendere legale una pratica già comune, hanno finito per far aumentare la domanda. Domanda che è sfociata anche nell’online, fenomeno più occulto e difficile da monitorare. La soluzione ideale sarebbe di ritornare al monopolio. La differenza può essere fatta da ordinanze comunali, che però possono essere impugnate di fronte ai Tribunali amministrativi regionali se non si dimostra una situazione particolarmente critica».
In questo contesto, l’informazione può essere però decisiva. È questa l’idea degli ideatori di “Hazzard – il gioco d’azzardo ha invaso la contea”, progetto interistituzionale per la prevenzione del gioco d’azzardo patologico lanciato nel corso della mattinata. L’idea è quella di far conoscere il problema del gioco d’azzardo attraverso banchetti informativi, eventi e lezioni nelle scuole del territorio.
Lo Slot mob si inserisce all’interno dell’iniziativa “Io sono il cambiamento” per la terza edizione di “Citanò alla droga”: un movimento che partendo dalla problematica delle sostanze stupefacenti si ripropone di informare e sensibilizzare l’opinione pubblica verso qualsiasi tipo di dipendenza, e quindi anche verso il gioco d’azzardo. La giornata di oggi è dedicata al tema “Ricchezze e povertà”: questo paradosso è simboleggiato proprio dalla slot machine, che crea l’illusione della ricchezza ma che in realtà produce povertà, non solo economica, ma anche umana e sociale. Prossimo appuntamento questa sera, con Laura Tarquini, che racconterà della sua esperienza missionaria in Africa, e con Luca Pagliari, che offrirà al pubblico alcuni frammenti del suo viaggio in Malawi, paese con il reddito pro-capite più basso al mondo.

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