LO STRAPPO
Unimc rinuncia all’ex Upim:
«Ostilità politica, un cammino minato»

MACERATA - Il rettore Francesco Adornato ha annunciato la decisione presa in seguito alle eccezioni presentate dal Comune: «Teniamo molto alla connotazione di campus urbano, non chiediamo privilegi ma non possiamo essere trattati così». Sulla scarsa illuminazione delle aule seminterrate, interviene il responsabile dell'area tecnica d'ateneo Francesco Ascenzi: «Per altri edifici non abbiamo avuto problemi». Il direttore generale Giustozzi: «Speravamo in una collaborazione attiva che non c'è stata»
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di Alessandra Pierini
(Foto Fabio Falcioni)

Nel futuro di Unimc non c’è il polo didattico all’ex Upim. «Questo cammino minato di ostacoli ci costringe a rinunciare e a ritirare il progetto» ha detto questa mattina il rettore Francesco Adornato che piuttosto che rispondere polemicamente al sindaco Romano Carancini, ha preferito leggere un passo della “sua” Divina Commedia in versione tascabile, in particolare alle parole di Cacciaguida nel XVI canto del Paradiso dove parla di città come Luni e Orbisaglia che se ne sono “ite” (andate ndr).

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Il rettore Francesco Adronato

«Il modello che ha consentito lo sviluppo di questa città – ha detto Adornato – è saltato. E’ un momento di transizione forte di cui non abbiamo chiaro l’orizzonte. La città ha bisogno di essere rassicurata, non servono polemiche strillate, senza fondamento». Il rettore ha sottolineato l’impegno di Unimc nel curare la memoria, nel costruire il futuro e guardare in alto, ribadendo l’importanza dell’Ateneo per Macerata: «Al 23 giugno – ha detto – abbiamo 12.580 iscritti, conserveremo lo status di ateneo medio nonostante quello che è successo, con code di tensione ancora vive, basti vedere il Consiglio sull’immigrazione di ieri. Questo vuol dire che l’università assicura fiducia. Unimc tiene molto – e il “molto” lo ripete per ben tre volte – alla sua connotazione di campus urbano, senza di noi il centro sarebbe un non luogo. Chi ha a cuore la città non può che sostenere il nostro impegno».
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Carte alla mano, il rettore ripercorre i lunghi mesi di passaggi burocratici a partire dal 14 dicembre 2016 quando il Cda ha approvato l’acquisto dell’ex Upim, al 4 aprile 2017 quando fu presentato il progetto che già prevedeva aule nel piano seminterrato, quelle stesse che oggi vengono contestate dai tecnici comunali perchè poco illuminate, passando per la richiesta di un incontro con il sindaco Romano Carancini che inserì nell’ordine del giorno anche la discussione sulle piscine. Poi la richiesta di variante, come passaggio imprescindibile, da parte degli uffici comunali fino all’approvazione 7 mesi dopo, il 31 gennaio 2018. In questi giorni la comunicazione, «data all’ultimo dei due mesi necessari», sulla mancanza di illuminazione. «E’ un atteggiamento dilatorio – dichiara il rettore – Il sindaco rimanda ai tecnici con un rinvio subliminale che è minaccioso. A volte i contributi dei tecnici sono così raffinati da diventare contundenti. Dietro questa operazione c’è un dato di ostilità politica che io non colgo ma che crea danno alla città. L’ex Upim è uno spazio di degrado, se passeranno altri 15 anni così diventerà un monumento all’ignavia. La cecità politica dei nostri interlocutori non fa loro cogliere una serie di chiusure tra cui Banca Marche, Camera di Commercio, Bankitalia e così via, mentre spuntano altri insediamenti commerciali che prosciugherebbero la città».

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Da sinistra l’architetto Francesco Ascenzi, il rettore Francesco Adornato e il direttore generale Mauro Giustozzi

Nel futuro dell’Università di Macerata, da oggi, non c’è più l’ex Upim, ma ci saranno il nuovo polo sportivo ricreativo e residenziale in viale Indipendenza «sempre che troviamo la disponibilità» sottolinea Adornato, l’ampliamento e la dotazione di servizi al Polo Bertelli, la riapertura di Villa Lauri che diventerà il più grande polmone verde della città a uso pubblico, l’attivazione di una laurea a doppio titolo italiano cinese e l’avvio delle procedure per entrare nella classifica dei ranking mondiali. «Se un ateneo fa questo – conclude il rettore non puoi lastricargli il terreno di mine – Se dobbiamo fare la fine della Maceratese vedremo di opporci, se dobbiamo fare come la Lube, valuteremo. Non vogliamo privilegi ma neanche essere trattati così».

Sull’aspetto tecnico interviene l’architetto Francesco Ascenzi, responsabile dell’area tecnica di ateneo: «nel progetto non è stato sottovalutato nessun aspetto, abbiamo anche colto come stimolo delle indicazioni del Comune ad esempio laddove abbiamo previsto al piano terra uno spazio sociale, ma l’illuminazione non è mai stata posta come condizione, anche in passato, per altri stabili non ci è mai stato proposto un problema di questo tipo». Sottolinea la bontà del progetto e del lavoro fatto il direttore generale Mauro Giustozzi: «Se la violazione fosse stata grave, sarebbe emersa subito. A Urbino l’università ha 6 piani interrati. L’ex Upim è un edificio difficile e molto importante. Ci aspettavamo una comune consapevolezza e una collaborazione attiva, naturalmente nel rispetto della legge».

 

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