Scommette sui tartufi
per ripartire dopo il sisma

GAGLIOLE - Il giovane agricoltore Davide Martelli ha deciso di puntare su questa coltivazione, affittando terreni messi a disposizione dall'Unione montana di San Severino

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Davide Martelli

 

Dopo il terremoto ha scelto di ripartire con un progetto innovativo: realizzare una tartufaia sulle colline sotto Gagliole. Protagonista è Davide Martelli, giovane proprietario di un’azienda agricola. A mettere a disposizione i terreni è stata l’Unione montana di San Severino, che ha dato in affitto appezzamenti di sua proprietà, nella zona appena sopra la località Basciano di Gagliole, ritenuta idonea per impiantare la coltivazione dei tartufi. «Abbiamo dato in concessione i terreni per trent’anni per impiantare la tartufaia – spiega Matteo Cicconi presidente dell’Unione montana di San Severino – per noi è stata un’occasione per valorizzare il nostro territorio e le sue produzioni di eccellenza, a cui si aggiunge l’impegno di due giovani che scommettono su questa terra per il loro futuro». Da diversi anni Davide Martelli e la sua famiglia vivono a Gagliole ed hanno iniziato l’attività della ricerca e coltivazione dei tartufi, con dei cani appositamente addestrati, ma ora hanno deciso di ampliare l’attività, mettendosi in gioco proprio nel territorio dell’entroterra, in un momento difficile come quello del post terremoto, con un investimento di notevole entità. Ci vorranno da un minimo di 4 anni a circa otto anni, per vedere nascere i primi tartufi sulle colline di Gagliole, ma l’impianto ha una durata lunga diversi decenni, con il picco di produzione che tradizionalmente si raggiunge intorno al decimo anno di età. L’entroterra camerte e vissano ha come produzione di punta quella del tartufo nero estivo, che gira sul mercato negli anni migliori con cifre di vendita intorno ai 300 euro al chilogrammo. «Per me quella della tartuficoltura è insieme una passione ed un lavoro – racconta Davide Martelli – c’erano dei terreni non utilizzati da anni, abbiamo presentato un progetto all’Unione montana, volto alla valorizzazione di questo territorio, molto vocato per la tartuficoltura. Se pensiamo a zone come Norcia, sono molto più note per la produzione di tartufi, la nostra è una piccola nicchia dove la produzione naturale non è molto elevata, ma dove si trovano diverse tipologie di tartufo che poi sono vendute altrove. Si deve lavorare per valorizzare la produzione locale, se possibile anche attraverso la creazione di un marchio».


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