«Una cucina ai dipendenti senza casa»:
il patron della Svila scommette sull’entroterra
SISMA- Inaugurato questa mattina il padiglione "Maestranze": 450 metri quadrati di nuovi spazi tutti a disposizione del personale. Il proprietario italo-americano Alex Palermo ha deciso di investire sulle aree ferite dal terremoto e realizzerà la prima nuova abitazione di Visso. I vertici dell'azienda lanciano un appello per far partire al più presto la ricostruzione

Il taglio del nastro del nuovo padiglione maestranze della Svila di Visso
Taglio del nastro alla Svila di Visso, l’azienda produttrice di pizza surgelata esportata in tutto il mondo, per il nuovo padiglione destinato ai dipendenti, chiamato “Maestranze”. A tagliare il nastro rosso il proprietario italo-americano Alex Palermo che ha deciso di scommettere sull’entroterra maceratese per un prodotto di qualità, l’amministratore delegato Maurizio Crea, il direttore di produzione Mauro Parretti.
«Ci siamo visti l’11 aprile 2017, per la posa della prima pietra di questo stabilimento – ha detto Crea – oggi è realtà, per noi rappresenta l’aver mantenuto gli impegni presi con i dipendenti, un piccolo momento di felicità, dove godervi anche una pausa in tutta tranquillità. Le ditte hanno fatto l’impossibile, considerato il tempo. Se mi guardo intorno, vedo che nemmeno si è riusciti a consegnare a tutti le soluzioni abitative di emergenza. Non dico questo per polemica nei confronti del pubblico, perchè so che si muove in modo diverso, ma è impensabile che ancora oggi non tutti abbiano un’abitazione». Ha proseguito Crea: «Quale accoglienza le Sae potranno dare alle famiglie e ai bambini? Tanti sono venuti qui a decantare che l’azienda parte per prima, ma questo è realtà grazie ad Alex Palermo, per noi Visso, Ussita e Castello sono il nostro territorio, la nostra casa, la ricostruzione deve partire immediatamente, noi intendiamo la casa in modo diverso».
Crea ha poi simbolicamente consegnato le chiavi del nuovo padiglione ai capi reparto, lasciando la parola ad Alex Palermo, proprietario della Divine Pasta e della Svila, che ha annunciato un bel regalo a tutti coloro che tra i dipendenti sono rimasti senza casa: «Sono una persona più abituata a fare che a parlare, sono venuto qui per la prima volta nel 2006 e mi sono innamorato di questo territorio, ora vedo che è distrutto, ma istituzioni, associazioni e noi tutti, dobbiamo fare ciascuno la nostra parte per farlo rinascere. Basta parlare di temporaneo, pensiamo al definitivo, è necessario intervenire fattivamente, per questo ho deciso di donare a ciascun dipendente che ha perso la casa, gli arredi della cucina, che rappresenta la continuità con il mondo alimentare e il cuore della vita familiare, con i momenti di incontro. Ho anche preso l’impegno personale di realizzare la prima casa nuova di Visso, sarà la nostra casa, quando verremo qui, sorgerà sulla nostra proprietà».
I nuovi locali per i dipendenti comprendono servizi e spogliatoi nuovi, una nuova mensa, l’infermeria, la sala relax e la sala convegni, tutto climatizzato, in una struttura di cemento armato realizzata secondo le più moderne norme antisismiche, per un investimento complessivo di circa 420mila euro, che si aggiungono ai 650 mila già investiti l’anno scorso per realizzare l’ampliamento dello stabilimento produttivo e la riparazione dei danni del terremoto. L’azienda dal 2013 al 2017, ha raddoppiato il proprio fatturato, passando da 11 milioni a quasi 22 milioni di euro, raggiunti alla fine dello scorso anno, in crescita di quasi quattro milioni di euro, dall’anno prima del sisma, con il prodotto esportato per metà in numerosi paesi del mondo. Sono intervenuti anche il vicesindaco di Visso Gian Luigi Spiganti Maurizi, il sindaco di Castelsantangelo Mauro Falcucci, il sindaco di Muccia Mario Baroni. «Ringrazio la Svila per quanto ha fatto, è l’esempio di come far ripartire un territorio – ha detto Spiganti – chi sta in alto ci ha trascurato, abbiamo ancora 95 Sae da consegnare, non sappiamo quando, per le B con il contributo di autonoma sistemazione si fa una doppia spesa, si sarebbero riparate definitivamente, permettendo alla gente di rientrare, le Sae andavano fatte su due piani, per consumare meno solo e concentrare le persone». Gli ha fatto eco Falcucci: «E’ grazie alle aziende che ci sono e a chi investe, che la montagna ha qualche speranza, altrimenti avremmo fatto una fine nefasta. Siamo preoccupati per questa strategia dell’attesa, l’impianto del terremoto non funziona, 138 Comuni non si possono trattare tutti allo stesso modo, la riparazione dei danni lievi B non parte perchè vi sono difformità edilizie, che se non viene modificata la legge, non saranno mai superate».


























