Ordini professionali e sindaci,
lettera al governo
per salvare “Non solo Peppina”
SISMA - Assemblea di fuoco a Camporotondo, assenti gran parte dei politici invitati. Ricorso alla legge ordinaria. Intanto salta fuori una lettera della commissaria Paola De Micheli. E sulle Sae attacca duramente con un dossier il coordinamento dei Comitati

di Maurizio Verdenelli
(foto di Luciano Carletti)
Stavolta è stato facile prevedere l’epicentro delle ‘scosse’: a Camporotondo di Fiastrone, direttamente ‘in casa’ del sismologo che azzeccò tutto sul terremoto del Centritalia. Tanto facile che politicamente non si sono registrati né ‘vittime’ né danni alle ‘cose’: chi rischiava non si è fatto vedere dalle parti della Mediateca, in cima al colle sulla piazzetta che domina il paese che ha dato i natali a Cesare Bocci, geologo pure come il sindaco Emanuele Tondi. Che, dopo il j’accuse alla commissaria De Micheli, aveva convocato la riunione per fare il punto sul decreto ‘Salva Peppina’…che salva solo lei.
Foltissima l’assemblea, ma delle autorità invitate neppure l’ombra. Tondi ne ha fatto l’elenco. Morgoni? Assente. Manzi? Assente. Sciapichetti? Assente. Pasqui? Assente (aveva disdetto con un messaggino). Comi? «Si sta organizzando». In effetti, il segretario regionale del Pd, ‘sfollato’ dalla ‘sua’ Tolentino nella dirimpettaia Belforte, vicino di casa di Giampiero Feliciotti (assente anche il presidente dei “Monti Azzurri”) rientrando a casa da Ancona ha fatto una doverosa deviazione per Camporotondo, come ha tenuto a puntualizzare. Dei tanti sindaci, presenti Silvia Pinzi (Serrapetrona) ed ‘intruppato’ in fondo alla sala Mario Baroni (Muccia). In prima fila invece le associazioni: Flavia Giombetti (Comitato 30 ottobre) a nome pure del coordinatore generale Francesco Pastorella presentando il dossier sulle Sae (titolo: una grande schifezza), e con lei Diego Camillozzi (“La terra trema noi no” tra le cui fila non c’era stavolta ‘il sindaco del terremoto’ Venanzo Ronchetti ospite di Mantova a godersi una rinnovata popolarità). Assenti tutti i soliti noti, ma non dal presidente dell’Ordine provinciale degli architetti, Vittorio Lanciani. Proprio da lui, mentre il Parlamento aveva già tirato giù ieri sera la ‘saracinesca’ per ogni possibile modifica legislativa (l’on. Piergiorgio Carrescia al telefono poco prima era stato chiaro: è ormai legge ‘rien ne va plus’) è venuto lo spiraglio per ‘ovviare’ all’errore tecnico, così definito da Tondi, presente nel dl.

Il sindaco Emanuele Tondi
Disertato, il tavolo delle autorità è stato infatti occupato dal geometra Federico Zamponi, responsabile dell’ufficio tecnico di Camporotondo. E mai come stavolta l’assenza dei politici ha permesso un dialogo costruttivo tra veri addetti ai lavori: tra lo stesso Zamponi ed appunto Lanciani. E’ stata una serata, inoltre, con discreti colpi di scena. Perché ad un certo punto con le correzioni in rosso (che nessuno però correggerà) al decreto legge ‘sbagliato’, è apparso un documento esplosivo consegnato poco prima a Tondi dal dottor Gianluca Moscatelli, da Camerino. Una lettera firmata dall’on. Paola De Micheli il 20 ultimo scorso che risponde alle osservazioni dello stesso cittadino di Camerino in merito al dl. «Scusi, sindaco: ad un privato la commissaria risponde, e a lei no?!». «Con me l’on. De Micheli è arrabbiata» è stata la risposta di Tondi all’assembla. Sulla quale si è aggirato comunque uno ‘spettro’ ben più temibile della commissaria: quello della procura della Repubblica del tribunale di Macerata («se io firmo una perizia asseverata, tu mi denunci?», ha chiesto Lanciani a Zamponi). Il nome del dottor Giovanni Giorgio è risuonato molto di più di quello dell’on. Paola De Micheli e pure la data del big bang: quella del 31 gennaio, quando tutto dovrà essere regolarizzato, previa rinuncia ai contributi previsti dal Cas: «non si dica sanato» per carità e la voce di Zamponi è parsa attraversata da un brivido significativo. Tuttavia è stato lo stesso geometra comunale a ‘sedare’ gli animi e a tranquillizzare prime file ed astanti e pure chi riteneva di cogliere un qualche ‘accanimento terapeutico’ della procura (il riferimento è alla casetta sequestrata a Muccia): «Il dottor Giorgio non può bendarsi gli occhi, se c’è la denuncia non può non procedere in merito». E Tondi ha ricordato come ci si mosse dopo il clamore del caso Peppina (qualcuno ha ritenuto alla fine controproducente per la giusta causa di tutti) proprio perché la Forestale stava intensificando i controlli sulle ‘casette’. E Comi? Da avvocato ha fatto un esame del dl disponibile a veder chiariti alcuni aspetti, ma non su quello rinuncia del Cas, punto fermo della commissaria.
I paradossi, dopo l’atto di buona volontà della De Micheli (seppure ‘compensato‘ dalla richiesta di rinuncia del Cas, ha detto il sindaco di Camporotondo) non sono soltanto nella ‘svista’ da ‘Scherzi a parte!” come quello contenuto nella lettera: «per tutti coloro che dimorano in una casa inagibile», ma soprattutto in quello di avere maggiore comprensione, sulla scia del caso Peppina, verso chi ha realizzato un grande manufatto rispetto a chi possiede strutture mobili. «E’ incredibile che la legge ordinaria riconosca ciò che non viene riconosciuto in fase d’emergenza», ha segnalato Lanciani. Ed ecco l’intuizione, la decisione finale dell’assemblea che si era trovata con le spalle al muro a causa del tempo (parlamentare) scaduto. Una lettera, firmata da tutti gli Ordini e dai sindaci, in cui si ponga l’attenzione sull’errore tecnico e considerare, in base al Testo Unico 380 (art.3 comma e.5) il dettato che prevede l’esclusione sotto il profilo degli ‘interventi edilizi’ di quei manufatti leggeri (roulotte, camper, case mobili) ‘destinati a soddisfare esigenze meramente temporanee’. «Ecco la chiave –hanno dichiarato ad una voce Lanciani e Zamponi- per risolvere la questione: naturalmente il contesto è quello definito temporalmente in un anno dal 24 agosto 2016 all’altro. E si chiederà che queste case mobili possano restare, in terreni propri ed edificabili, fino alla conclusione della ricostruzione post sisma». Tempi che dati i ritmi attuali rischiano di diventare …ere geologiche. Già, il problema delle Sae? Tondi: «E’ chiaro che la gente è avvilita, ha aspettato un anno e mezzo quello che doveva essere loro dato in sei mesi. Le sae costano 150mila euro e spesso in altitudine i boiler scoppiano, ma sembra che si troverà la soluzione. Anche i tetti non sono molti inclinati ma possono reggere fino a 5 metri di neve anche sei comignoli in effetti appaiono troppo corti».
Molto più duro il documento di Pastorella e Francesca Mileto. Nelle Marche consegnato solo il 30% (in tutto il cratere la percentuale è del 46%)delle sae mentre era stato promesso l’85% per Natale. Dopo un esame delle tante criticità, i comitati nel documento richiedono due interventi di urgenza: 1) Task force per riparare i lavori mal eseguiti; 2) Intensificazione dei controlli, su contratti, società appaltanti, regolarità previdenziali e professionalità, applicazione delle penalità. Inoltre «Sapete che il dl Salva Peppina costringerà moltissimi terremotati a lasciare le casette mobili di legno?». Non è così per l’on. De Micheli che al dottor Moscatelli ha risposto tra l’altro: «Il termine del 31 gennaio non è affatto troppo breve, tenuto conto che entro tale data non dovranno essere presentati progetti di ricostruzione, ma unicamente chiesta la regolarizzazione ovvero la definitiva sanatoria (previa rinuncia al contributo) di interventi già eseguiti in numero peraltro ben definito essendo il meccanismo previsto solo per quanto realizzato all’indomani del sisma e non oltre il 24 agosto 2017». Ancora: «per tutti coloro che dimorano in una casa inagibile, rimangono le possibilità legate all’autonoma sistemazione e alle sae e tutto quanto previsto dalla normativa vigente che scongiura ogni rischio di rimanere in mezzo ad una strada, di più era veramente impossibile fare ritenendo una sanatoria, una scelta che avrebbe compromesso il territorio». Chiosa finale: «Non siamo un gruppo di amministratori scriteriati, il territorio è il nostro brand, la nostra ricchezza: siamo noi i primi tutori». Ed è l’ultima scossa del sindaco-sismologo sul ‘sentiero delle fate’. In sala il dottor Pietro Chiarolla, già segretario comunale a Recanati (assessore nella giunta Corvatta) aveva chiarito: «Se la gente se ne va, che fine farà la nostra montagna. L’on. Nicola Rinaldi diceva che c’è nell’Alto Maceratese la stessa densità abitativa delle foreste canadesi. La battaglia va continuata a livello governativo, se il Parlamento è chiuso». Verso la mezzanotte l’inquieta ed affollata assemblea dei ‘senzacasa’ sciama, l’aria di rivolta appare sopita, i tecnici hanno vinto: i terremotati in roulotte non brinderanno per Natale, ma almeno sperano.





