Macerie, nuovo capannone al Cosmari:
si passa a 1500 tonnellate al giorno (Foto)
TOLENTINO - Il taglio del nastro questa mattina in località Piane di Chienti. L'opera, realizzata in sei mesi, è stata finanziata dalla Regione con i fondi del sisma
di Federica Nardi
(foto di Fabio Falcioni)
Le macerie del sisma, al Cosmari, diventano altro. Gli oggetti e i ricordi tornano dai proprietari, le pietre storiche vengono catalogate e conservate e il resto andrà per strade e ricostruzione. A un ritmo che, con il nuovo capannone inaugurato oggi nella sede in località Piane di Chienti a Tolentino, potrà arrivare a 1500 tonnellate al giorno. Realizzato in 6 mesi per un costo di 3 milioni di euro e finanziato interamente dalla Regione con i fondi del sisma, il nuovo capannone misura 2.400 metri quadrati. Ha all’interno un meccanismo che garantisce un ricambio d’aria tre volte all’ora e nel giro di qualche settimana sarà dotato di un impianto trasportatore per evitare agli operai di chinarsi continuamente nel lavoro di cernita delle macerie. Un lavoro che ha visto il Cosmari in prima linea dall’inizio dello smaltimento. «Siamo partiti da 500 tonnellate al giorno – ricorda il presidente Graziano Ciurlanti -. Questo impianto ci permette di aumentare la quantità per sgomberare le macerie dal territorio». Macerie che, per la parte su strada pubblica, sono state «completamente rimosse – dice l’assessore regionale Angelo Sciapichetti -. Da mesi subiamo una critica continua ma serve un’operazione verità. Le macerie pubbliche rimosse in questi mesi sono 261mila tonnellate, molte di più rispetto ad altri terremoti come quello dell’Aquila. Ora c’è bisogno di collaborazione per la parte privata, i Comuni dovranno attivarsi con le ordinanze».
Le macerie ancora da rimuovere, secondo i dati regionali di giugno, erano circa mezzo milione di tonnellate solo nel Maceratese. Ribadito da Sciapichetti e anche dal sindaco di Tolentino Giuseppe Pezzanesi l’importanza di mantenere il Cosmari in mano pubblica, così come il ciclo di smaltimento delle macerie. «Ci deve rendere orgogliosi – ha detto l’assessore -. Ma questo non toglie che esistono altri problemi e bisogna accelerare». Giuseppe Giampaoli, direttore del Cosmari, ha poi spiegato come si procede. «Separiamo tutte le macerie il più possibile – ha detto Giampaoli – lavorando 24 ore al giorno. Abbiamo assunto 40 persone specializzate in questo tipo di lavoro. Ogni porta ha un impianto che getta acqua per non portare all’esterno le polveri e il personale viene decontaminato». A collaborare anche ditte private per il trasporto e l’esercito. Per quanto riguarda materiali pericolosi, come l’amianto, ne sono stati rimossi in totale 12mila e 662 chili. Per gli oggetti personali gli operai hanno recuperato un po’ di tutto. Dai peluches alle foto, fino ad armi e munizioni, vestiti, documenti, cellulari. Sono state riconsegnate ai proprietari anche due raccolte di francobolli, mazzi di chiavi e banconote. Le armi e gli oggetti di valore vengono per prima cosa consegnati ai carabinieri. Gli inerti, cioè i materiali da costruzione, vengono invece inviati a frantoi che poi li potranno vendere per la ricostruzione, strade e ai Comuni che ne faranno richiesta. Discorso diverso per i materiali da costruzione con valore storico e artistico che sono stati consegnati ai carabinieri del nucleo Tutela e patrimonio, mentre le pietre squadrate e altri materiali di interesse sono riposti in bancali dedicati, catalogati elettronicamente.































Ribadisco le mie perplessità da cittadino su questa procedura. Quale è l’utilità di tutto ciò? di caricare le macerie su dei camion (considerando le enormi quantità citate nell’articolo), trasportarle per 30-40 km, fino all’impianto del COSMARI e differenziarle li, per poi ricaricare tutto e portare le macerie a questo punto differenziate verso altra destinazione? Perché non differenziare tutto sul posto? Inoltre nell’articolo si dice chiaramente che “ogni porta ha un impianto che getta acqua per non portare all’esterno le polveri ed il personale viene decontaminato”, quindi è chiaro che anche con tutte le misure di sicurezza e tutti i procedimenti a norma, comunque meno le macerie si muovono, spostano, sollevano, trasportano ecc……. e meglio è. Quindi non capisco la procedura ne dal punto di vista economico (un carico su camion in più ed un viaggio in più rispetto a differenziarle sul posto), ne dal punto di vista igenico lavorativo-ambientale (anche qui sempre relativamente al fatto che la movimentazione è doppia, se quindi ci sono rischi legati alla movimentazione, raddoppiando la movimentazione raddoppiano i rischi). Poi è chiaro che è tutto a norma ma mi sembra che si sia scelto il modo più macchinoso di procedere sia in termini economici che ambientali e sanitari.
Condivido totalmente le osservazioni di Pierpaolo Iacopini, non sarebbe tutto più semplice, meno costoso fare la selezione delle macerie in ogni Comune anche per restituire gli oggetti identificati ai legittimi proprietari? Perché i responsabili non spiegano le ragioni di questa scelta operativa ?
Ai commenti dei Sig. Iacopini e Castellucci aggiungerei anche come mai è stato finanziato dalla regione un impianto di una ditta privata. Forse non faranno pagare il servizio di smaltimento? Ne dubito.
Pierpaolo,Piergiovanni, Lorenzo, forse non avete una base commerciale o forse si, comunque come non ricordare qui la più famosa frase sul commercio mondiale, quello vero, non quello che va di moda come il solidale o ecosostenibile: ” Il guadagno sta nello smercio “. Ossia, più le merci si muovono ( smerciano ), più si muovono i soldi che corrono dietro ai movimenti dello smercio. Spero di essere stato chiaro. Appena annunceranno la mia vittoria del Nobel dell’Economia, terrò la seconda lezione sulla globalizzazione dello smercio delle parole.
@ Sauro Micucci : avevo pensato la stessa cosa, mi hai anticipato, complimenti!!!