Con la lirica lo Sferisterio
è ormai preda di “eroina”
MACERATA - Le prestigiose “eroine” dal 1921 ad oggi: soprani, mezzosoprani, i loro personaggi, le loro celebri romanze. Ma quando è vera droga c'è da preoccuparsene sul serio
di Giancarlo Liuti
La popolarità dell’eroina in quanto droga proviene dal fatto che tale alcaloide oppiaceo è molto diffuso per varie ragioni: 1) La capacità di dare euforia, uno stato d’animo piuttosto raro coi tempi che corrono; 2) Il basso costo (con meno di trenta euro, quasi la metà della cocaina, si possono fare strabilianti sogni a occhi aperti); 3) Gli “effetti indesiderati” sono meno pesanti che in altre droghe. Però attenzione: anche con l’eroina si rischia di andare in “overdose”, ossia di lasciarci la pelle, il che è talvolta accaduto pure nel Maceratese, capoluogo compreso. Si tratta dunque di una questione da non sottovalutare per la salute fisica e mentale di giovani, adulti e perfino di anziani, visto che l’eroina non prevede limiti di età per chi se ne serve (un ultracentenario direbbe: “Con l’eroina ridivento ragazzo e le donne tornano a farmi impazzire”).
Di questa droga si occupa, da noi, anche il dottor Gianni Giuli, direttore del servizio tossicodipendenze (Sert) della Asur 9, attento ai dati sul consumo nel territorio (che è aumentato anche in città e allarma lungo la costa) e alle conseguenze sugli esseri umani. Ma c’è da augurarsi che per le tante inquietudini, le poche certezze e il gran bisogno di serenità del nostro vivere quotidiano il rifugiarsi nell’eroina non divenga uno “stile di vita” o una “moda” , la qual cosa, coi tempi che corrono, darebbe all’uso sfrenato dell’eroina come droga una “normalità” che purtroppo non è improbabile ma non è certo da auspicare.
Detto questo, m’incuriosisce il suo nome: “eroina”, che nella lingua italiana è il femminile di “eroe”, colui che compie imprese di straordinaria portata. C’è dunque qualcosa di eroico nell’eroina? Faccio fatica a immaginarlo, specie quando si tratta di droga. Ma di eroico ce n’è invece molto se la memoria passata e recente mi riporta alle tante “eroine” dell’opera lirica, soprani e mezzosoprani la cui voce ha lasciato un’ incancellabile impronta pure nel pubblico dello Sferisterio. Qualche nome? Monserrat Caballé (Bohème, 1982), Renata Scotto (Traviata, 1970), Birgitte Nillson (Turandot, 1970), Marilyn Horne (Carmen, 1982), Magda Olivero (Mefistofele, 1972), Antonietta Stella (Madama Butterfly, 1967), Fiorenza Cossotto (Norma, 1967). A proposito della Cossotto, lei fu fotografata mentre scherzando faceva le corna, in segno di scaramanzia, al sindaco Elio Ballesi e al ministro Corona prima di entrare in palcoscenico.
Molto singolare è infine la scena dell’”Elisir d’Amore” di Donizetti (un’opera in cartellone l’anno venturo allo Sferisterio) nella quale il venditore Dulcamara (lo spacciatore?) del suo elisir (la sua droga?), lo reclamizza in pubblico (spot televisivo?) e lo fa acquistare dall’ingenuo Nemorino che intendeva sedurre – o “impasticcare” – Adina, la fidanzata di turno. Quest’opera è del 1832, ma vedete quante paradossali affinità coi giorni di adesso? A questo punto non mi resta che ringraziare il professor Andrea Francalancia, un caro amico, che sull’argomento oggi trattato da me sa proprio tutto e forse qualcosa di più. Senza di lui – e non è la prima volta – non avrei saputo come cavarmela.

