Calunnia e ipocrisia
di scena al Lauro Rossi

MACERATA TEATRO - La Compagnia dell’Eclissi di Salerno ha presentato "La governante" di Vitaliano Brancati

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Jana e Caterina

di Walter Cortella

Per il suo penultimo appuntamento della fase competitiva, il Festival Macerata Teatro ha proposto al Lauro Rossi “La governante”, di Vitaliano Brancati, messa in scena dalla Compagnia dell’Eclissi di Salerno, una delle formazioni più accreditate nel panorama amatoriale italiano e assidua frequentatrice della kermesse maceratese. La regia è stata curata da Marcello D’Andria. L’opera fu scritta nel lontano 1952, ma dovette attendere qualche anno prima di poter essere rappresentata, per la cronaca nel 1965, poiché su di essa si era abbattuta l’inesorabile mannaia della censura per la scabrosità del tema trattato, l’omosessualità femminile. L’argomento costituisce ancora oggi un tabù, anche se in forma molto più attenuata che in passato. Non era così negli anni ’50. Ma non è da escludere che alla base del provvedimento ostativo ci fosse in realtà il violento attacco frontale e senza mezzi termini sferrato dall’autore alla censura imperante dell’epoca, espresso a chiare lettere da uno dei personaggi della pièce, lo scrittore Alessandro Bonivaglia (Leandro Cioffi): «La moralità degli italiani consiste tutta nell’istituire la censura …..Chiudere la bocca agli scrittori, ecco il sogno degli italiani».

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Enzo Tota e Marianna Esposito

Tuttavia, da allora la commedia del drammaturgo siciliano è stata poco rappresentata, per cui bene hanno fatto gli amici di Salerno a riproporla, sotto forma di atto unico. Con essa hanno ottenuto un lusinghiero successo di pubblico e di critica al Festival di Pesaro e ben sei premi al recentissimo «IX Folle d’Oro» di Fossano (Cuneo). La vicenda è ambientata a Roma ma, idealmente, ci riporta in Sicilia poiché siciliani sono i protagonisti, ad eccezione della governante Caterina Leher (Marianna Esposito) che è francese, e siciliana è la loro mentalità, in modo particolare quella del capo-famiglia, il benestante Leopoldo Platania (Enzo Tota), legato a coriacei archetipi della sua terra. La pièce comincia con i toni leggeri, ma graffianti della commedia di costume, di cui Brancati è stato un indiscusso maestro: lo possiamo cogliere in alcune battute dello stesso Leopoldo o della servetta, la selvaggia Jana (Annalaura Mauriello), una ragazza semplice e naturale. Ma, ben presto, la vicenda assume toni profondamente drammatici che porteranno alla tragedia finale. Lo scottante tema dell’omosessualità salta fuori quando Caterina, ben vista e stimata dall’intera famiglia, accusa la domestica di guardarla «in un certo modo». L’allusione è sottile, velata, ma inequivocabile e sufficiente a scatenare la veemente reazione del padrone di casa, in apparenza cattolico osservante, pieno di pregiudizi ma anche di solidi principi morali, quei principi che, una ventina di anni prima, in Sicilia, provocarono il suicidio della figlia, appena quindicenne, rea di ballare un po’ troppo stretta al suo partner.

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Jana (Annalaura Mauriello)

Questi due elementi, la calunnia e l’ipocrisia, punti focali della commedia, finiscono per diventare armi assai pericolose, capaci di provocare profonde ferite e morte in coloro che ne vengono colpiti. È il caso della povera Jana che, calunniata a torto dalla rigida Caterina, viene brutalmente licenziata e rispedita in Sicilia. In realtà, la vera omosessuale è proprio l’impeccabile governante francese. Malgrado una corrente di pensiero consideri l’omosessualità una malattia Caterina, salda nella sua fede calvinista, si ostina a ritenersi una peccatrice. Come fare per espiare questa insostenibile colpa? Ricorrere alla calunnia. Fustigata dalle sofferenze inferte alla sua vittima, la sua anima trova finalmente un senso di sollievo. Ma la tentazione è in agguato e si chiama Francesca (Giorgia Casciello), la nuova cameriera. Sorpresa in flagrante, la governante viene perdonata dallo stesso Platania, ancora addolorato per la sua antica disgrazia famigliare. «Quelli sono delitti, il mio……lei è una sventurata….». Ma la commedia evolve rapidamente in tragedia. Caterina, appresa la notizia della morte di Jana, viene colta da profondo rimorso. Il puritanesimo e l’eccessivo rigore morale le impediscono di continuare a vivere, di capire e quindi di accettare la sua diversità. Si sente colpevole per la sua particolare natura, fuori da certi schemi. E si uccide.

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Leopoldo Platania e Caterina Leher

L’epilogo dovrebbe stimolare in ognuno di noi qualche riflessione. La performance fornita dalla compagnia salernitana è stata senz’altro all’altezza della sua fama. Di alta qualità l’interpretazione dell’intero cast, ma indubbiamente meritano una citazione a parte Enzo Tota e Marianna Esposito, personaggi centrali della vicenda. Sanguigno e di temperamento forte Platania, fredda e compassata Caterina, entrambi sicuri sulla scena e convincenti nei rispettivi ruoli. La loro bravura è ben nota al pubblico maceratese. Accanto a loro, da segnalare l’esibizione di Felice Avella, altra «colonna» della compagine salernitana, nel ruolo secondario, ma intenso, del portiere del barone Denari e Annalaura Mauriello che ha dato vita ad personaggio tenero e in certi momenti anche commovente. Possiede grandi potenzialità ed ha già ottenuto due importantissimi riconoscimenti come «migliore attrice giovane non protagonista» a Fossano e a Pesaro. Sobria e funzionale la scenografia di Luca Capogrosso: una serie di pannelli, poche suppellettili e uno scorcio sul cupolone di San Pietro.

(Foto di Ettore Lambertucci)

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