«Grazie Peppe per quello che eri
e per avermi insegnato
che il vero perditempo sono io»

APPIGNANO - L'avvocato Paolo Tanoni ricorda Giuseppe Testa, suo caro amico e storico vasaio scomparso domenica all'età di 79 anni

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Peppe Testa nella sua bottega, in una foto di qualche anno fa

 

La sua bottega era un caleidoscopio, un luogo di ritrovo, un’agorà. E lui era uno degli ultimi vasai a portare avanti la tradizionale eccellenza di Appignano. Peppe Testa è morto domenica all’età di 79 anni. Ecco il ricordo di un suo caro amico, l’avvocato Paolo Tanoni.

«Dovrei dire che ero amico di Peppe Testa, venuto a mancare, ma preferisco dire che lo sono ancora perché la scarsa, sebbene intensa, frequentazione non era certo la misura del rapporto e dell’amicizia. Anzi della stima. Da un moto spontaneo che connota la prima, ero passato, dopo una meditata analisi, alla seconda, perché l’uomo e la sua bottega andavano capiti e, per tentare di farlo, non ci si poteva fermare a ciò che appariva, alla stranezza del contesto. Aveva un conflitto chiaro con la parte mercantile del suo lavoro, respingeva alcuni prodotti che non amava, anche se richiesti dal mercato, e questa era la parte verso la strada ed il pubblico, mentre era orgoglioso del suo retrobottega in cui ritrovava l’arte che prima sente la materia e poi ne trae quello che dentro vi è già. Quando tentò d’insegnarmi a modellare, noto essendo il fatto di una mia assoluta carenza verso qualsiasi forma di manualità, tanto da essere pericoloso quando mi accingo a mettere le mani su qualcosa, lo fece col sorriso e vedendomi imbrattato sino ai capelli, indirizzava le mie mani con le sue, per farmi percepire che la materia animata dal tornio respingeva il tentativo con veemenza, se effettuato da incompetente, mentre si plasmava con delicatezza quando avvertiva la sicurezza dell’arte o di essere stata compresa ed avviata a nuove forme. La prima volta che ci riuscii fu magica, la trasmissione della competenza e della passione fu un abbraccio con la realtà. Sul retrobottega si consumavano soprattutto gli incontri con gli amici “perditempo” che ivi insistevano ed erano consustanziali. Peppe avvertiva la critica di chi dissentiva da tale modalità, ma la superava con una visione della vita che, con poche parole ma coerente condotta, dimostrava il distacco rispetto a quello che agli altri appariva rilevante. Le ultime occasioni si sono risolte in sue telefonate con le quali invocava di rivedersi ed io sono stato tanto sciocco da continuare le mie inutili corse lontano da quel luogo. Scusami Peppe perché ero fuori anche il giorno delle tue esequie; ma le scuse le debbo chiedere a me stesso perché mi sono privato di momenti nei quali era molto più quello che ricevevo rispetto al nulla che davo. Grazie Peppe per quello che eri e per quello che rimani. Grazie anche per avermi insegnato che il vero perditempo sono io».


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