Ricostruire senza microzonazione
metterà a rischio anche il turismo
E Cantone bacchetta sui ritardi del sisma

L'ANALISI - Chi vorrà soggiornare in un agriturismo non antisismico? Norcia vuole essere “la città più sicura del mondo”. E perché non possono esserlo anche i comuni delle Marche? Lo spostamento nella costa di migliaia di terremotati ha provocato un impoverimento economico non solo nella vasta area dell’epicentro ma anche nei centri più a valle. Crollo del Pil e aumento della disoccupazione
- caricamento letture
Print Friendly, PDF & Email

bellesi

Ugo Bellesi

 

di Ugo Bellesi

Ormai il danno è stato fatto e non si torna indietro. Parliamo dei ritardi “spaventosi e inammissibili” riguardo l’emergenza dopo il sisma, come la rimozione delle macerie, la messa in sicurezza degli edifici, l’arrivo delle casette e via elencando. Ma finalmente qualcuno che rappresenta le istituzioni ha il coraggio di ammetterlo. Lo ha fatto molto esplicitamente il presidente dell’Anac Raffaele Cantone, alla presenza del presidente della Regione Luca Ceriscioli. Queste le sue parole: “Il codice sugli appalti ha procedure emergenziali e di somma urgenza che spesso non sono state utilizzate. L’Anac ha verificato che, nella fase dell’emergenza, nei primi interventi per esempio sulla rimozione delle macerie, c’era la possibilità di usare le procedure di urgenza. Molto spesso si è preferito non utilizzarle perché c’è la paura di essere coinvolti in fatti successivi. Bisogna trovare una soluzione!” E riferendosi alle amministrazioni pubbliche territoriali ha sottolineato che molte “sono in fuga sistematica dal potere di firma”. In altra circostanza ha ribadito il concetto dicendo: “La ricostruzione ha un impianto derogatorio fortissimo: dovremmo chiederci piuttosto come mai su 21 scuole che debbono essere ricostruite sono partiti solo due cantieri!”

raffaele-cantone-universitc3a0-parma

Raffaele Cantone

Più chiaro di così non si poteva essere: invece di procedere con la “somma urgenza” come richiedeva l’emergenza, si è scelto volutamente di adottare la procedura ordinaria. Sapete invece per cosa si è adottata la procedura di estrema urgenza? Per la “deportazione” dei terremotati il più lontano possibile dai loro paesi e la “requisizione” di tutte le opere d’arte che si potevano recuperare alla svelta. Questo avveniva nel mese di novembre 2016 promettendo agli sfollati che entro la primavera 2017 avrebbero trovato le casette già realizzate. E invece non sono arrivate neppure le capanne per riparare gli animali degli allevatori che hanno dovuto affrontare l’inverno sotto la neve. Per le opere d’arte si garantiva che sarebbero state messe al sicuro per essere subito restaurate. Invece quelle da restaurare risulta che siano ancora avvolte nella plastica mentre quelle rimaste intatte sono servite per allestire mostre a Firenze e in altre città ancora più lontane. E speriamo che non finiscano a Brera a far compagnia alle opere portate via da Napoleone. Le mostre non si potevano allestire nell’area terremotata, come ad esempio a San Severino?

protesta-terremotati-roma-21-ottobre-17-3-300x400Poi, a primavera e all’inizio della stagione estiva altra doccia fredda per i terremotati alloggiati negli alberghi della costa: nuovo trasferimento perchè arrivavano i turisti e nuova lacerazione tra le comunità dell’alto maceratese che si erano ritrovate in riva all’Adriatico con divisione dolorosissime anche per alcuni nuclei familiari. Attuando questa nuova dispersione le autorità assicurarono che le casette sarebbero arrivate a fine estate 2017 e invece niente. Ora siamo in autunno e in tanti cominciano a prepararsi ad un inverno ancora lontani dal proprio paese. E qualcuno si chiede: ma questo ritardo delle casette è stato solo un caso o è stato voluto? Voluto da chi non voleva prendersi la responsabilità di mettere una firma (come dice Cantone) o ritardo delle cooperative che dovevano fornire le casette in tempi determinati e invece non ci sono riuscite? O è stata una strategia per tenere la gente ancora per un anno lontana dalle proprie cittadine? E questo è molto grave non solo perché non si è rispettato un contratto (tra l’altro ben pagato) ma perché si è stati in malafede nei confronti di gente terremotata che merita tutto il nostro rispetto, che ha mantenuto una dignità esemplare di fronte ad un flagello così grave, che aveva bisogno di essere soccorsa e aiutata come è avvenuto da parte di tanti enti, associazioni e privati italiani ma anche di altri paesi. Ma questo rispetto e questo aiuto non l’hanno avuto proprio da chi era pagato per portare a termine un servizio importante e che invece ha ingannato tutti, i terremotati e le istituzioni.

roberto-di-girolamo

Roberto Di Girolamo

L’ing. Roberto Di Girolamo di Camerino ha fatto un po’ di conti sulle urbanizzazioni e ha visto che “Il costo medio di questi lavori è di 1.400 euro a metro quadrato, compresa Iva, spese tecniche, allacci e imprevisti. A ciò bisogna sommare 1.075 euro a metro quadrato della casetta vera e propria; con l’Iva si arriva a 1.180. Insomma siamo sui 2.600 euro” che aumentano ovviamente nelle aree in cui i lavori di urbanizzazione sono stati più costosi. Ma altri costi arrivano per l’occupazione temporanea e il ripristino delle aree. Tutto questo a fronte del costo di una casa popolare in muratore che nelle Marche si aggira sui 1.600 euro a metro quadrato. Il sindaco di Castelsantangelo sul Nera, Mauro Falcucci, così commenta la situazione: “Siamo applicando una normativa ordinaria ad una catastrofe naturale come un terremoto da 6,5. E ci impongono la scadenza del 31 dicembre per i progetti di ricostruzione leggera. Impossibile, prima si deve completare la microzonazione delle aree sismiche e attendere un’indagine sul rischio di dissesto idrogeologico. Ho chiesto di inviarci una task force”. E in questo modo Falcucci apre alla grande il problema della microzonazione. A parte la task force (sempre utilissima) va detto che se non ci sono i soldi per questi sondaggi lo Stato può sempre fare una sottoscrizione nazionale specifica per ottenere i 30/40 milioni necessari per le microzonazioni. Altrimenti come è possibile procedere alla ricostruzione se non siamo sicuri della stabilità del terreno sottostante le abitazioni? Se non c’è sicurezza non potrà tornare il turismo. Il sindaco di Norcia, Nicola Alemanno, infatti ha detto: “Dobbiamo lavorare per creare un abitato che ci consentirà di dire ai turisti di venirci a trovare perché qui arriveranno nella città più sicura del mondo!”. Potremo dirlo anche noi delle Marche se non ci sarà microzonazione?

nuova-sede-confartigianato-rosa-piermattei-san-severino-FDM-20-650x433

Il sindaco Rosa Piermattei

E il sindaco di San Severino, Rosa Piermattei, sottolinea: “Abbiamo fatto tutto quanto ci competeva (7.000 controlli, demolizione degli edifici pericolanti, portate via tutte le macerie) ma non è stato sufficiente per far partire i cantieri. Mi aspettavo che almeno la ricostruzione leggera potesse decollare, e invece nulla. E’ per questo che, un anno dopo, preferisco lasciare che sia il silenzio della ricostruzione ad urlare per scuotere almeno gli animi di tutti”. E da parte sua il sindaco di Visso, Giuliano Pazzaglini, ribadisce: “Quello che ancora oggi manca, e che mi auguro arrivi presto, è una legge speciale che semplifichi le procedure della ricostruzione perché finora, come se non fosse bastato il terremoto, tutti i danni che si potevano fare sono stati fatti…Quello che serve è accelerare la ricostruzione perché ricostruire Visso tra venti anni sarebbe inutile. Con una legge speciale, invece, entro cinque anni potremo arrivare a ricostruire anche il 70% del paese”. Il direttore dell’Ufficio speciale per la ricostruzione, Cesare Spuri, ha comunicato qualche giorno fa che i progetti di ricostruzione leggera (inagibilità B) presentati sono 970, e di questi circa 90 sono stati autorizzati, mentre sono sempre fermi a 15 i progetti presentati per la ricostruzione pesante (su 40.000 interventi previsti in totale).

“La ricostruzione pesante – hanno dichiarato alcuni terremotati – non è partita perché c’è incertezza nell’interpretazione delle norme e i progetti tardano ad essere presentati. Rispetto al sisma del ’97 c’è molta più confusione. Il Governo deve intervenire e non può cambiare in continuazione le norme di riferimento”. E dal momento che questi terremotati hanno fatto riferimento al terremoto del ’97, Giuseppe Moscardini, che allora coordinava il centro operativo di Nocera Umbra, ha ricordato, come esempio positivo, che nel sisma di Marche/Umbria “Ci furono due fasi. Prima i container, moduli abitativi da 36 metri, poi sono arrivate le casette di legno. Sono ancora lì, in certe zone le usano per i turisti… Noi non abbiamo speso soldi per gli alberghi; costi che gravano sulla ricostruzione… Mi chiedo: perché non si comprano case mobili su ruote, che si possono riutilizzare? Perché si preferisce spendere una barca di soldi, sottraendo aree verdi per case in legno che alla fine si dovranno demolire?”

nuova-sede-confartigianato-renzo-leonori-san-severino-FDM-5-325x217

Renzo Leonori

Ma oltre al risparmio, si sarebbero soprattutto mantenute unite le comunità delle varie aree dei Sibillini evitando la dispersione lungo la costa e il rischio che tantissime famiglie non ritornino in montagna. E’ quanto ribadisce anche il presidente della Confartigianato di Macerata, Renzo Leonori, che ha dichiarato: “Sono stato sempre contrario allo spostamento dei terremotati perché un’emergenza dovrebbe durare qualche mese, non un anno e più. Delocalizzare le persone ha causato un serio danno all’economia di questi paesi. E’ stata provocata una crisi”. E più oltre ha aggiunto: “Mi sono reso conto dell’abbandono totale da parte del Governo… Dopo otto anni di crisi nazionale ci è capitata questa sciagura e oggi c’è un blocco totale della nostra economia. Sono molto deluso”.  E ha perfettamente ragione! Dal momento che i 33mila marchigiani sfollati dai comuni dell’epicentro del sisma (e sono ancora da compiere circa altri 3.200 sopralluoghi per stabilire l’agibilità o meno delle abitazioni) non solo hanno impoverito il commercio e la produttività di una vasta area del cuore dei Sibillini, ma hanno messo in crisi anche il commercio e l’economia dei comuni al di fuori dell’epicentro, comprese città come San Severino e Tolentino. E tutto questo ha comportato – almeno in base alle analisi di alcuni economisti – non solo una flessione del Pil delle Marche ma anche un aumento della disoccupazione.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X