Da accampato in piazza della Libertà
a studente di Unimc:
“Ora sogno la laurea”

LA STORIA - Syed Sadaqat Hussein, 20enne pakistano, è arrivato a Macerata due anni fa come richiedente asilo. Ha passato la prima notte al freddo, in centro, dopo un viaggio estenuante. Poi dopo l'intervista di Cronache Maceratesi è stato ospitato da una famiglia e ora si è iscritto alla triennale di Economia: "Avevamo quattro euro a testa all'inizio e pensavo solo a sopravvivere. Non sapevo niente della città e dei documenti che avrei dovuto fare, ora faccio un sacco di cose insieme e mi piace studiare"

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Sadaqat nella redazione di Cronache Maceratesi

 

di Federica Nardi

“Due anni fa sono arrivato a Macerata con altri 17 pakistani da Abbottabad e pensavo solo a sopravvivere, oggi mi sono iscritto all’università”. Syed Sadaqat Hussein ha 20 anni, vive nel capoluogo ospite del Gus e dopo aver tribolato per arrivare, imparare l’italiano e ottenere i documenti ora finalmente può rincorrere i suoi sogni come i suoi coetanei. Dalla prima intervista a Cronache Maceratesi, in una gelida sera di dicembre in piazza della Libertà, la sua vita è radicalmente cambiata ma lui è rimasto quel bravo ragazzo che quella stessa notte era stato ospitato da una maceratese nella sua casa mentre vagava per le vie della città in cerca dell’ufficio immigrazione. “Voglio imparare cose nuove dell’università – dice Sadaqat, che in Pakistan studiava informatica e ora si è iscritto alla triennale di Economia -. A me piace studiare. Sto anche prendendo la patente. Faccio un sacco di cose insieme. Io però vorrei studiare bene, fare anche la magistrale”.

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Al centro Sadaqat al suo arrivo a Macerata, dicembre 2015

Com’è cambiata la sua vita?

“Due anni fa pensavo solo a sopravvivere. Quella sera di novembre era un giorno che non bevevo e non mangiavo. Io non sapevo niente del permesso di soggiorno, che dovevo aspettare due anni. E così gli altri. Nemmeno di Macerata sapevamo nulla, se era un città grande o meno. Siamo andati da Milano a Bologna, dove ci hanno detto: non abbiamo posto. Con gli ultimi soldi potevamo fare solo una scelta, non volevamo prendere un treno senza pagare. Una persona pakistana ci ha indicato Macerata. Siamo arrivati qui con 4 euro a testa. Dopodiché se ci dicevano no non potevamo andare da nessuna altra parte. In due anni ho fatto tantissimi lavori: magazziniere, pittura, muratore, calzature, ho pulito giardini privati, ho portato volantini fino a Porto Sant’Elpidio. Ho seguito anche corsi professionali e un corso di italiano. Ma ho imparato la lingua soprattutto grazie ai Macerata language exchange, dove vanno molti studenti Erasmus. Da aprile li organizzo io: mi piace conoscere gente e così conosco sempre di più la cultura italiana. Do una mano nelle traduzioni anche ai miei connazionali”.

sadaqatQuali sono stati i momenti più difficili?

“Sicuramente la prima volta che mi hanno negato i documenti per restare in Italia. Ho pensato: dove vado? Se non ti accolgono la richiesta d’asilo non puoi chiederla in un altro Paese. Poi ho fatto appello e ho ottenuto i documenti, è in arrivo anche il permesso di soggiorno. Altre difficoltà sono legate alla residenza. Prima stavo a San Severino, se passa l’ultimo pullman per andare o tornare sei isolato e hai meno opportunità. Ho perso tempo, soldi per i biglietti. Quando sono tornato a Macerata ho trovato tante opportunità invece. Anche di incontrare persone e parlare italiano. È importante perché gli stranieri non capiscono la mentalità europea, ci sono tante cose diverse. La cultura, la tecnologia. Per certi versi qui siete 100 anni avanti”.

Cosa ne pensa della diffidenza verso gli stranieri come lei?

“Anche gli stranieri pagano le tasse. Quando ho lavorato ho pagato un sacco di tasse. Nessuno mi dà niente gratis. Quando ho i soldi li metto sulle banche italiane. Non possiamo dire che gli stranieri non pagano. Anche se io mando i soldi in Pakistan, le tasse le pago comunque in Italia. E poi noi per prima cosa siamo umani. Non siamo bambini, abbiamo emozioni e sentimenti uguali ai vostri. Ma c’è il problema della lingua e delle leggi, che quando arriviamo non conosciamo. Sono leggi un po’ diverse dalle nostre. Quando parli in un’altra lingua che non conosci inoltre è difficile esprimere i sentimenti e le inflessioni. Puoi sembrare arrabbiato anche se non lo sei. Quando ho raccontato la mia storia, alcune persone non sono state così aperte. Ma dopo, piano piano, hanno capito. Ho imparato da loro. La nostra cultura è diversa, se prendi un caffè con qualcuno lo consideri già un amico. Invece qua ho imparato che non dici tutto subito di te stesso”.

E ora si è iscritto alla facoltà di Economia.

“Ho cominciato per studiare e imparare cose nuove. A me piace studiare. Sto anche studiando per prendere la patente. Faccio un sacco di cose insieme. Io però vorrei studiare bene. Se riesco prima la triennale e poi la magistrale. E poi vedremo, ogni anno cambia la situazione. Se posso rimanere resto, altrimenti tornerà in Pakistan a dare una mano. Se posso migliorare le cose, lo farò. Certo ora devo studiare, più degli altri. Ho perso più di due anni di studio per arrivare in Italia e poi per imparare la lingua. In questo periodo non ho studiato, ho lavorato e ho cercato di capire cosa fare in attesa dei documenti. Ora quando studio faccio due volte la traduzione, una volta in inglese e una in urdu. Ho qualche difficoltà con chi parla veloce, con i tecnicismi. Quindi devo studiare più degli altri”.

Due anni fa inoltre una famiglia l’ha ospitata per la notte, da allora siete rimasti sempre in contatto. È stato più fortunato di altri?

“Non posso parlare di fortuna, e sicuramente mi hanno aiutato. Ma dipende dal singolo individuo. Se vuoi fare qualcosa, trovi da fare. Io mi sono dato da fare, ho fatto corsi, ho cercato progetti, come Refugees welcome che mi ha dato una mano per fare il corso. Hanno visto che ero serio e che volevo migliorare. Mi hanno aiutato per iscrivermi all’università insieme al Gus. Di alcune pratiche mi sono occupato io, come equiparare i titoli di studio pakistani e italiani. Un po’ difficile, ho inviato 10 volte il certificato di reddito, non era chiaro a quale ufficio rivolgersi. Poi io sono arrivato illegalmente in Italia quindi è più difficile fare le domande. Sono anche idoneo al servizio civile ma non mi hanno selezionato perché il permesso di soggiorno ancora non è arrivato. Sto cercando di ottenere la borsa di studio. In ogni caso devo trovare un lavoro part time o nei weekend”.

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