La congiura fallita del 1817

MACERATA - Nella notte di San Giovanni di 200 anni fa il primo moto insurrezionale italiano contro il potere pontificio. I particolari della vicenda spiegati dallo studioso Romano Ruffini nella conferenza organizzata dall’associazione culturale “Le Casette” nella sede della Filarmonica

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Romano Ruffini

 

 

Nelle ultime settimane a Macerata c’è stato un rifiorire dell’interesse della cittadinanza, intesa in senso lato, per le vicende legate al primo moto insurrezionale italiano contro il potere pontificio, che i carbonari maceratesi, in gran numero appartenenti alla massoneria, organizzarono nella notte di San Giovanni di 200 anni fa, e cioè tra il 24 e il 25 giugno del 1817. Particolarmente attesa era perciò la conferenza organizzata dall’Associazione culturale “Le Casette” nella sede della Filarmonica che aveva come relatore lo studioso Romano Ruffini, in quanto era trapelato che sarebbero stati rivelati alcuni retroscena inediti emersi con la scoperta di un documento conservato in un archivio privato. E l’attesa non è andata delusa perché il relatore, dopo aver descritto tutti i particolari della congiura, ha confermato che l’insurrezione era fallita in quanto tra i carbonari c’era stato un delatore che aveva fornito al Delegato Apostolico il piano rivoluzionario facendo anche i nomi degli autori. E questo aveva fatto sì che le autorità ecclesiastiche adottassero tutte le contromosse necessarie per stroncare l’insurrezione, tanto che la notte di San Giovanni la cavalleria pontificia lanciò una carica da Porta San Giorgio verso la chiesa di Santo Stefano ai Cappuccini vecchi dove era fissato un concentramento di rivoltosi. Questi comunque riuscirono a darsi alla fuga in tempo, come tutti gli altri che si dovevano radunare in altri luoghi dentro e fuori della città. Ebbene il delatore era stato l’ascolano Cesare Giacomini, in quel tempo residente a Macerata, “uno dei maggiori artefici dell’organizzazione del moto – ha sottolineato Romano Ruffini – e quindi a conoscenza di tutti i particolari del piano insurrezionale. Egli aveva la copia del piano stesso che poi consegnò al Delegato Apostolico”. Il relatore ha poi spiegato che qualche anno fa, in un archivio privato, “insieme a molto altro materiale relativo al Risorgimento maceratese”, aveva trovato una lettera del Giacomini nella quale, dopo aver sottolineato che lui stesso “con zelo favorì lo Stato in rilevare gli autori e le trame, che dovevano succedere fatalmente in Macerata nel mese di giugno 1817”, chiedeva un riconoscimento economico per avere “Egli solo” rivelato al Delegato Apostolico il piano rivoluzionario.

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Pierluigi Pianesi

Tale missiva rivela chiaramente che il traditore era stato proprio il Giacomini il quale, una volta fallita la congiura, chiedeva il meritato compenso. E’ evidente che la congiura fallì per il tradimento del Giacomini ma non va sottaciuto che purtroppo tra i congiurati si erano create delle fratture. Da un lato i carbonari maceratesi, guidati da Luigi Carletti, decisi anche a passare per le armi nobili e funzionari papalini mentre altri, come il conte Cesare Gallo, gran maestro della “Vendita carbonica” di Macerata, invitavano gli estremisti ad essere più moderati. Nonostante questo l’ala estremista, facendo affidamento sul sostegno di molti carabinieri e militari pontifici che avevano aderito al movimento rivoluzionario, la notte di San Giovanni volle egualmente dare il via alla insurrezione, anche se da Ancona e da Bologna erano giunti segnali in senso contrario.
Fallita l’insurrezione si diede il via alla repressione con l’individuazione dei capi della cospirazione, gli arresti, le perquisizioni, gli interrogatori, le confessioni e infine le condanne. Risultò che oltre 650 persone erano coinvolte nella insurrezione. L’interessantissima conferenza di Romano Ruffini era stata preceduta dal saluto del presidente della Filarmonica, Enrico Ruffini, e dalla presentazione del relatore da parte del presidente dell’associazione “Le Casette” organizzatrice dell’evento, Pierluigi Pianesi, mentre al termine dell’evento si è aperto un dibattito molto stimolante al quale hanno preso parte, tra gli altri, Simonetta Torresi, autrice del volume sulla Massoneria a Macerata, e Renato Pasqualetti che ha pubblicato il romanzo “Carbonari a Macerata”. In tutti la volontà di ricordare tutti gli anni il movimento insurrezionale del 1817 a Macerata perché rappresenta “La prima scintilla del Risorgimento italiano”.

L’insurrezione tentata a Macerata, “Risorgimento: massoneria protagonista” (Video)


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