Sesso al night, doppia condanna

APPIGNANO - Tolleranza della prostituzione: questa la contestazione che ha portato il Tribunale a decidere una pena di 2 anni per Gina Patrascu, e 4 per Antonio Prenna. Assolti entrambi per i reati di sfruttamento e favoreggiamento. I fatti erano avvenuti al Sesto Senso. L'avvocato difensore, Paolo Giustozzi: "Prosciolti dalle accuse più gravi"

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Un night club

 

Prostituzione al night, due condanne per tolleranza. Sotto accusa ex gestore ed ex legale rappresentante del Sesto senso di Appignano. Assolti dalle contestazioni di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.

Si è chiuso oggi al tribunale di Macerata un processo che prendeva in esame presunti fatti di prostituzione che sarebbero avvenuti ad Appignano, al night club Sesto senso. Gli anni al vaglio del processo erano il 2005 e il 2006. A quell’epoca Antonio Prenna, 53 anni di Appignano, era il legale rappresentante del locale, che era gestito dalla 33enne Gina Patrascu, romena. Per l’accusa avrebbero sfruttato la prostituzione di otto ragazze procacciando clienti e individuando le donne in grado di soddisfare le esigenze di questi. Avrebbero inoltre fornito separé per le prestazioni sessuali. Accuse, queste, dalle quali entrambi sono stati assolti oggi «perché il fatto non sussiste».

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L’avvocato Paolo Giustozzi

Quattro su cinque i capi d’accusa da cui sono stati prosciolti. Sono invece stati condannati per tolleranza della prostituzione: avrebbero chiuso un occhio sul fatto che otto ragazze si prostituissero nel locale. Per Prenna il Tribunale ha deciso una condanna a 4 anni, per Patrascu a 2. Entrambi sono assistiti dagli avvocati Paolo Giustozzi e Donatello Prete. «Il proscioglimento dalle più gravi accuse di sfruttamento fa cadere l’impianto accusatorio che legava il successo del locale, con un maggior numero di clienti, a fatti di prostituzione. Ossia l’accusa connetteva lo sfruttamento della prostituzione al successo economico del locale. Ci aspettavamo una assoluzione su tutti i punti. Faremo appello», ha commentato il legale al termine dell’udienza.

(Gian. Gin.)


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